Guerra in Ucraina: intervista a Eleonora Mongelli, vicepresidente Federazione Italiana Diritti Umani (FIDU)

Abbiamo contattato Eleonora Mongelli, vicepresidente e segretario generale della Federazione Italiana Diritti Umani, per parlare dell’attuale situazione in Ucraina e delle inchieste per crimini contro l’umanità della Russia.

A oltre due mesi e mezzo dall’inizio del conflitto tra Ucraina e Russia qual è la situazione relativa alle città ucraine più colpite, come ad esempio Mariupol?

Nelle aree sotto assedio russo e in quelle che sono state temporaneamente occupate dalle forze russe sono state raccolte evidenze di attacchi rivolti ai civili, torture, sparizioni forzate, esecuzioni sommarie, saccheggi, violenza sessuale usata come arma di guerra (verso donne, uomini, bambini e anziani), utilizzo di armi vietate e rapimenti. Ad esempio, solo qualche giorno fa gli occupanti russi hanno rapito il direttore di una scuola secondaria nella regione di Kherson perché, secondo i testimoni del posto, si è rifiutato di collaborare con gli occupanti russi. Anche nel distretto occupato di Melitopol, sono emerse testimonianze di rapimenti di massa, mentre gli agricoltori riferiscono che gli occupanti hanno cominciato a rubare il grano ucraino.

A Mariupol l’assedio ha procurato una catastrofe umanitaria senza precedenti. Decine di migliaia di civili sono intrappolati, mentre la città è stata distrutta completamente a causa dei continui bombardamenti. Le forze russe hanno lasciato le persone senza cibo, acqua, medicine, mezzi di comunicazione e senza nessuna via di fuga sicura. All’interno dell’acciaieria di Azovstal, dove si è rifugiata la resistenza e che tuttora è sotto costante bombardamento della Federazione Russa, restano centinaia di civili, e altre centina sono i soldati gravemente feriti che non possono curarsi per mancanza di farmaci o dispositivi medici adeguati. Le evacuazioni rese possibili con grande fatica in seguito all’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa e delle Nazioni Unite hanno portato in salvo solo circa 200 civili. Inoltre, molte delle persone rifugiate dentro l’acciaieria hanno paura a uscire perché temono di essere portate in Russia o nelle zone sotto controllo Russo, come già accaduto.


La FIDU porta avanti azioni affinché questi crimini non restino impuniti. Quanto è funzionale il lavoro che state facendo voi e altre associazioni in Europa?

Come anche ricordato da Karim Khan, procuratore generale della Corte Penale Internazionale, che ha iniziato le indagini per accertare crimini di competenza della Corte su territorio ucraino, questa è una fase in cui è essenziale far convergere gli sforzi. Nessuno può essere solo spettatore. Sia la società civile sia i governi devono collaborare e dare il proprio contributo per far sì che questi crimini non restino impuniti, che i responsabili siano assicurati alla giustizia e che le vittime siano tutelate.

Per esempio, Francia, Germania, Lituania e Svezia hanno già aperto le loro indagini sui crimini in Ucraina in base al principio della giurisdizione universale, secondo il quale chi ha commesso crimini contro l’umanità, crimini di guerra, genocidio e aggressione, può essere processato in un Paese estraneo sia al responsabile sia alle vittime coinvolte. Questo, purtroppo, in Italia non è ancora possibile, perché nonostante la ratifica nel 1999 dello Statuto di Roma, non sono ancora state recepite le norme relative a tali crimini. Proprio per questo, come FIDU, oltre a monitorare e a denunciare quello che sta accadendo in Ucraina, grazie anche alla collaborazione con partner locali come ad esempio il Center for Civil Liberties di Kyiv, facciamo pressioni ai governi e all’Unione europea affinché adottino tutte le misure possibili per sostenere il popolo ucraino.

Nella puntata di lunedì 2 maggio di Report su RaiTre è andato in onda un servizio nel quale molti cittadini di Mariupol e del Donbas hanno dichiarato che l’Ucraina, anche attraverso il battaglione Azov, ha colpito i propri connazionali. Qual è la posizione FIDU a riguardo? Ricordiamo che in quelle aree un conflitto non va avanti solo dallo scorso 24 febbraio ma dal 2014 e che le attività di propaganda sono all’ordine del giorno.

Rispetto alla disinformazione diffusa dal Cremlino, quello che vediamo oggi per noi non è cosa nuova. Infatti, già dal 2014 la Federazione Russa ha provato a giustificare ai russi e agli Stati democratici quella che rappresentava già una grave violazione del diritto internazionale, ovvero l’annessione illegale della Crimea e l’occupazione di fatto del Donbas usando le stesse argomentazioni di oggi: il genocidio nel Donbas e la guerra civile, la discriminazione linguistica da parte delle autorità ucraine nei confronti dei russofoni, la presenza di un regime nazista a Kyiv e di un battaglione nazista nella Guardia Nazionale ucraina. Queste sono tutte falsità in contrasto con l’evidenza dei fatti. Purtroppo però molte di queste tesi hanno trovato spazio nei media italiani, nel 2014 e ancora di più oggi.

Il servizio di Report, conteneva interviste fatte su un’area sotto totale controllo delle forze russe. I giornalisti che erano lì sono stati affiancati tutto il tempo da militari russi. Quindi, non mi sorprende affatto il risultato delle testimonianze raccolte a favore dell’invasione russa. Mi sorprende piuttosto che i nostri media non siano in grado di contestualizzare le informazioni che arrivano da quelle zone e questa è una cosa molto grave.

Intervista a cura di Graziano Rossi

Immagine di copertina via twitter.com/OCHA_Ukraine

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