I diritti umani in Arabia Saudita, una questione globale

Secondo il team elettorale del presidente Biden, l’amministrazione Trump “ha firmato all’Arabia Saudita un assegno in bianco”. La nazione è accusata di aver chiuso un occhio davanti agli abusi dei diritti umani e di aver prolungato una guerra disastrosa in Yemen dove in migliaia sono morti in sei anni di conflitto

La nuova squadra della Casa Bianca ha promesso un reset completo nelle relazioni con l’Arabia Saudita: i diritti umani avranno un ruolo prominente. Il presidente Joe Biden ha fatto sapere che metterà fine al sostegno militare statunitense nella campagna a guida saudita in Yemen. Già una settimana dopo l’inizio del suo mandato, la nuova amministrazione ha sospeso le vendite di armi, dal valore di miliardi di dollari, sia all’Arabia Saudita che agli Emirati Arabi Uniti, in attesa di una nuova analisi della situazione.

Ma cambierà davvero qualcosa a lungo termine? Le tanto pubblicizzate intenzioni da Biden riusciranno ad avere un qualsivoglia effetto pratico sui numerosi abusi sui diritti umani nel regno o sulla guerra nel vicino Yemen?

Dopotutto, Riad è, in ambito sicurezza internazionale, il partner più vicino a Washington nel mondo arabo. È un alleato strategico e vitale per gestire l’espansione in tutto il Medio Oriente delle milizie supportate dall’Iran. Inoltre, l’Arabia Saudita è anche una dei principali clienti delle vendite di armi statunitensi.

L’immagine pubblica

Secondo il SIPRI, l’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma, durante il periodo 2015-2019 l’Arabia Saudita è stata la più grande importatrice di armi del mondo. Gli Stati Uniti ne erano i principali fornitori. Gli armamenti procurati dall’Occidente, inclusa la Gran Bretagna, vengono utilizzati per bombardare lo Yemen.

Come ha fatto notare Andrew Smith della CAAndrew Smith della Caat britannica contro il Commercio delle Armi, per perseguire un vero cambiamento “sarà necessario un atteggiamento molto più forte di quello che Biden aveva adottato durante la sua vicepresidenza durante l’amministrazione Obama. Moltissime vendite di armi sono cominciate durante quei mandati”.

Per quanto riguarda i diritti umani all’interno del regno, i funzionari sauditi sottolineano un marcato e recente calo nelle esecuzioni. Il team intorno al potente principe ereditario Mohammed Bin Salman (noto come MBS), è chiaramente consapevole dell’effetto negativo che le storie sui diritti umani stanno avendo sull’immagine globale del Paese.

Il parlamentare britannico Crispin Blunt ha spiegato: “MBS sta ricevendo consigli contraddittori da coloro che lo circondano. Ma questa enfasi sui diritti umani da parte di Joe Biden dà un’altra opportunità per aiutare i pragmatici che lo aiutano a fargli capire che l’immagine pubblica dell’Arabia Saudita conta”.

Sin dalla rapidissima salita al potere del principe ereditario, nel 2017, il Paese ha vissuto un paradosso curioso. MBS ha guidato niente meno che una rivoluzione sociale, permettendo alle donne di guidare, consentendo l’intrattenimento pubblico e la possibilità a uomini e donne di frequentare gli stessi luoghi. Il tutto respingendo il potere dei religiosi. Ad oggi, l’Arabia Saudita sembra molto più un Paese normale e piacevole rispetto a cinque anni fa.

Allo stesso tempo, il principe ereditario – che, a differenza di molti sauditi anziani, non ha vissuto in Occidente – ha ordinato un giro di vite draconiano sulla libertà di espressione. Prima, i cittadini potevano lamentarsi online, a patto di non manifestare per le strade. Adesso non possono fare nessuna delle due cose. Le autorità hanno arrestato e imprigionato migliaia di persone, con poche scuse da parte di MBS, che considera la critica pacifica e costruttiva come un semplice ostacolo ai suoi piani progressisti.

Accuse e abusi

I casi più evidenti di abuso dei diritti umani hanno reso il principe ereditario un reietto in Occidente. Tra questi, c’è l’uccisione e lo smembramento del giornalista saudita Jamal Khashoggi, avvenuto all’interno del consolato di Istanbul nel 2018. A breve, la CIA potrebbe declassificare alcuni dettagli a riguardo. Altri casi sono stati l’arresto e la presunta tortura dell’attivista per i diritti delle donne Loujain al-Hathloul e la continua natura arbitraria e opaca del sistema giudiziario del Paese. I processi avvengono in segreto di frequente, agli imputati viene negato l’accesso agli avvocati e i tribunali anti-terrorismo vengono utilizzati per processare i dissenzienti pacifici.

Da quando MBS è al potere, si è verificata un’ondata di sparizioni, anche ai piani alti della famiglia reale. Basti penare al principe Ahmed bin Abdulaziz, il docile figlio 79enne del fondatore del regno, arrestato l’anno scorso e accusato di tradimento. È irraggiungibile anche l’ex principe ereditario e ministro degli Interni, Mohammed bin Nayef. Gli era stato dato il merito di aver sconfitto l’insorgenza di Al-Qaeda negli anni 2000.

Il suo capo dell’intelligence ed ex partner principale della CIA, Saad al-Jabri, era fuggito in Canada nel 2017 e ha intentato una causa contro il principe ereditario, affermando che l’uomo avrebbe mandato dei sicari ad ucciderlo nelle settimane successive all’omicidio Khashoggi. I figli di al-Jabri sono stati sequestrati nella loro casa in Arabia Saudita e accusati di beneficiare di fondi sottratti allo Stato.

Voci caute

L’ex inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, aveva dato pochissima attenzione a questi casi. Scelse Riad per la sua prima visita presidenziale all’estero nel 2017. Inoltre, si sempre impegnato più a stringere patti con la leadership che a fare pressioni per migliorare i diritti umani. “Qualsiasi presidente statunitense può essere molto influente” ha sottolineato Andrew Smith della CAAT. “Possono aiutare la democrazia così. Trump non l’ha fatto”.

Dennis Ross, veterano diplomatico statunitense che è stato per anni il Coordinatore del Dipartimento di Stato per le politiche del Medio Oriente, ha dichiarato alla BBC: “L’amministrazione Trump ha fatto un grosso errore a non imporre un prezzo sulla sua stretta relazione coi sauditi. Ma come si adatta ciò al nostro interesse strategico?”.

Nonostante le intenzioni dichiarate dall’amministrazione Biden, si faranno sentire delle voci all’interno del Dipartimento di Stato, della CIA, del Pentagono e delle potenti lobby delle armi statunitensi che spingeranno per un approccio cauto con i sauditi. Se, per qualsiasi ragione, la famiglia Al-Saud, largamente pro-Occidente, dovesse perdere il potere, c’è la grande possibilità che venga sostituita da un regime islamista dalla linea dura, indifferente al mondo occidentale. I diplomatici come Dennis Ross ne sono consapevoli. “Non saremo in grado di dire ai sauditi cosa fare. Non si colpisce qualcuno in testa in pubblico o lo si costringe a scavare più a fondo. È necessaria una conversazione ad alto livello in privato”.

In conclusione?

E quindi si ritorna alla domanda in generale: l’amministrazione Biden riuscirà a migliorare i diritti umani dei sauditi? La risposta è sì. La misura in cui riuscirà a farlo dipenderà dal modo in cui la Casa Bianca farà avanzare questa agenda e quello che entrambi i Paesi considereranno, alla fine, nel loro interesse.

Nel frattempo, alla Russia e alla Cina piacerebbe moltissimo aumentare gli affari con Riad, pertanto non fanno domande “imbarazzanti” sui diritti umani.

Ma per adesso, gli Stati Uniti rimangono il primo partner strategico dell’Arabia Saudita. Secondo un addetto ai lavori, “l’amministrazione Biden darà ai diritti umani una importanza diversa rispetto a prima. Adesso sono sull’agenda e ciò richiederà azioni, non parole”.

 

Traduzione di Chiara Romano da bbc.com

Immagine di copertina via lahora.com.ec

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: