Frida Kahlo a Milano. Per cercare di andare oltre mito

A Milano la più completa retrospettiva mai dedicata in Italia alla pittrice messicana Frida Kahlo. Tra dipinti, disegni e materiale d’archivio per scoprire l’artista al di là dell’icona

Si può scindere l’icona dalla persona? È partendo da questa domanda che si snoda la mostra – evento “Frida Kahlo. Oltre il mito”, in programma fino al 3 giugno 2018 al Mudec – Museo delle Culture di Milano.

Cinque anni di ricerche ad opera di Diego Sileo, curatore dell’esposizione, che con il suo staff porta per la prima volta in Italia in un’unica sede espositiva e dopo quindici anni dall’ultima volta tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, e con la partecipazione di autorevoli musei internazionali che hanno prestato alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese.

Tra questi, ad esempio, arriva direttamente dal museo di Buffalo il celebre “Autoritratto con scimmia”, il quadro-simbolo della mostra ‘Frida Kahlo – Oltre il mito’. L’opera, realizzata su commissione nel 1938 per l’allora direttore del MoMA, è esposta per la prima volta in Italia.

Le tele sono circa una cinquantina che, insieme a una vasta presenza di materiale d’archivio tra cui diverse fonti e documenti inediti svelati nel 2007 dall’archivio ritrovato di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico), cercano di ricalibrare i pesi sulla bilancia dell’immaginario di Frida Kahlo, per cercare di restituirci in modo diretto, naturale e immediato l’artista.

Diego Sileo sottolinea ed enfatizza la scelta voluta di non condurre il visitatore all’interno di un’esposizione cronologica, quanto la volontà di raccontare Frida Kahlo attraverso quattro macro temi. La “Donna”, intesa come la descrizione della figura della donna – artista Frida, la prima dopo Artemisia Gentileschi ad aver avuto un simile impatto dirompente sulla scena artistica della sua epoca, per altro post-rivoluzionaria. Ed è in questa sezione che si possono incontrare alcuni tra i suoi autoritratti più celebri, una narrazione continua del proprio corpo e della propria femminilità.

L’amoroso abbraccio dell’Universo, la Terra (Messico), Diego, io e il Signor Xòloti. (1949) © Alessia Carlozzo

Seguono la “Terra”, in cui si racconta il Messico di Frida Kahlo e il suo continuo ritorno alle origini, una necessità quasi viscerale di riappropriarsi continuamente delle proprie radici, che culmina con una cura della sua estetica (ormai ben nota al grande pubblico) capace di raccontare anche dietro le vesti delle donne di Tehuantepec, la storia e le tradizioni del suo Paese. 

Si prosegue nella sezione dedicata alla “Politica”, in cui viene sottolineata la capacità di Frida di raccontare attraverso il suo stesso corpo le battaglie politiche e sociali del tempo, senza però ridurre la sua arte rendendola mero strumento al servizio dell’ideologia del tempo.

Si conclude il viaggio nella sezione “Dolore” in cui l’artista è capace di raccontare senza scivolare nel facile pietismo da parte del visitatore, quanto di dimostrare agli altri, a noi e forse a se stessa, la sua resilienza.

Una caratteristica che più di tutte descrive la donna e l’artista Frida Kahlo, una panacea contro gli incidenti e i dolori (fisici e spirituali) della vita. È una Frida che vuole raccontarsi con onestà al suo pubblico, senza aver paura di oscillare tra bellezza e macabro, dimostrando una continua risolutezza nel cercare di risolvere le avversità della sua esistenza.

È un viaggio, quello all’interno di Frida Kahlo – Oltre il mito, che affascina per il suo lavoro di ricerca e di raccolta.  È innegabile il fatto di trovarci di fronte a una delle più complete, se non la più completa, esposizione dedicata all’artista messicana.

“La colonna spezzata” (1944) © Alessia Carlozzo

Eppure qualcosa sfugge. Nell’intento nobile di voler spogliare la donna e artista Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón di Frida Kahlo l’icona pop, ricostruendo la sua figura per temi, si è finito per non raccontarla in modo immediato al pubblico.

Manca la capacità, che una simile e opulente mostra come questa dovrebbe avere, di accompagnare il visitatore alla scoperta di un mondo, di un immaginario, di una vita come quella di Frida Kahlo. Non basta la biografia iniziale, seppur di grande impatto, per aiutare il pubblico a mettere veramente in prospettiva l’opera artistica di Frida. 

E non bastano le didascalie che accompagnano le opere principali, a mettere veramente in connessione il pubblico con la sua storia e comprendere fino in fondo le scelte curatoriali e il perché della presenza di certe opere all’interno delle diverse sale e la loro effettiva connessione.

Merita però una menzione speciale la raccolta di fotografie con cui si conclude la mostra. In pochi scatti viene raccontato ciò che si cela dietro uno dei bagni di Frida a Casa Azul, chiuso a chiave e interdetto a chiunque per anni, per volontà di Diego Rivera. Immagini scarne che raccontano con l’assenza di Frida dalle stesse, una degli aspetti forse più intimi dell’artista messicana.

Ritratto fotografico di Frida Kahlo. © Alessia Carlozzo

Ed è proprio con Diego Rivera che Frida si manifesta nell’intermezzo, presente all’interno della mostra, ad alto tasso social e pop. Una video installazione che vede i coniugi ripresi all’epoca in un momento sereno e felice della loro quotidianità.

Di sottofondo riecheggia “Diego e io”, canzone dedicata proprio alla loro storia d’amore, contenuta nell’ultimo e acclamato album di Brunori Sas. Forse la melodia più bella tra quelle contenute nel disco “A casa tutto bene”.  È un momento intimo, avvolgente ma che allo stesso tempo ci allontana, seppur brevemente, dalla Frida artista per riconsegnarci il mito. Mito che passa inevitabilmente anche da quella storia d’amore, così legata a doppio filo alla sua vita e alla sua produzione artistica.

Sarebbe stato interessante inoltre che la mostra, data la sua precisa volontà di scardinare la percezione che oggi abbiamo di Frida Kahlo, vista più come icona social che come pittrice, rielaborasse il concetto di bookshop presente al termine della visita.

Perché se è vero che Frida Kahlo – Oltre il mito ci riconsegna in modo completo da tante sfumature la figura indimenticabile della pittrice, le buone intenzioni di un simile esperimento vengono quasi vanificate di fronte l’assembramento di borse, maglie, oggetti vari che ritornano puntualmente a riappropriarsi dell’icona Frida con quei fiori colorati sui capelli corvino.

Forse la vera rottura sarebbe stata anche questa. Dimenticarsi per un momento di ciò che Frida è oggi per tantissimi, un’immagine da esibire o un aforisma da postare, e ricordarci ciò che Frida era ed è stata. E simili intenti passano, forse, provocatoriamente, anche da questi piccoli gesti.

Frida Kahlo – Oltre il mito è comunque una mostra affascinante e ben riuscita dal punto di vista della varietà e ricchezza delle opere esposte, con una menzione speciale per i materiali d’archivio e le fotografie vero valore aggiunto dell’esposizione. Ed è a modo suo un bel “gesto d’amore” del curatore, Diego Sileo, nei confronti della pittrice messicana, ridando così nuovo smalto e lustro alla sua indimenticabile opera pittorica.

Frida Kahlo – Oltre il mito
Mudec Museo delle Culture Milano
fino al 3 giugno 2018
Info & biglietti: mudec.it

Alessia Carlozzo

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