Brasile. Il coltello nella carne di un conflitto senza fine

Al PAC di Milano si indaga sui conflitti passati e in essere di un Paese lacerato da faide interne e dittatura militare, tra violenza fisica e psicologica. Un percorso di espiazione tra teatro, letteratura e arte performativa

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Immagine via facebook.com/pacmilano

Il PAC di Milano nella sua programmazione estiva ci conduce in Brasile per aprire a una riflessione su dinamiche sociali, politiche e antropologiche.

Brasile. Il coltello nella carne (Navalha na Carne), non è soltanto il titolo di una mostra (aperta fino al prossimo 9 settembre) ma anche il titolo di un’opera teatrale dello scrittore brasiliano Plínio Marcos, particolarmente attivo durante gli anni della dittatura militare.

L’esposizione prende anima dalla commistione inscindibile tra teatro, politica, letteratura, militanza e arte. Chiamati a raccolta una selezione di 30 artisti brasiliani di diverse generazioni attivi dagli anni Settanta in poi.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC e da Silvana Editoriale, con il patrocinio del Consolato Generale del Brasile a Milano, la mostra è curata da Jacopo Crivelli Visconti e Diego Sileo.

La commistione alla quale si faceva prima riferimento è subito evidente allo spettatore che si trova davanti oltre 50 opere tra installazioni, fotografie, video e performance; il progetto riunisce una serie di lavori realizzati in Brasile negli ultimi quarant’anni, senza la pretesa di restituire un autentico e puntuale ritratto del Paese sudamericano ma con la volontà di lasciare il segno con qualche violenta pennellata, probabilmente le più significative di un quadro davvero complesso.

Nello specifico, un esempio di disfacimento e continuo mutamento è l’opera di André Komatsu, che presenta un’installazione site specific realizzata in cemento e destinata a sgretolarsi nel corso della mostra come si è sgretolata l’utopia brasiliana in questi ultimi anni, mentre Runo Lagomar rievoca con le sue opere il trauma della colonizzazione, della fusione tra tradizione moderna europea e cultura popolare latinoamericana. Così come Celso Renato (1919-1992), che attraverso la sua poetica minimal e astratta incarna alla perfezione questa rilevante interazione tra due anime di un paese troppo spesso lacerato da contraddizioni interne.

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Ivan Grilo, L’arte dei poveri fa paura ai generali

La militanza e la complessità del panorama politico è imprescindibile per la storia del Brasile e tra le stanze del Padiglione di Milano campeggia una targa in metallo sulla quale è incisa L’arte dei poveri fa paura ai generali dell’artista Ivan Grilo, effige quantomai attuale che tocca le corde di un conflitto senza tempo tra classi sociali.

Il PAC conferma poi il suo impegno nella ricerca di nuove espressioni performative di cui il calendario di performance che hanno animato il mese di luglio a partire dall’inaugurazione martedì 3 di Ana Mazzei e Regina Parra, che hanno riletto il personaggio di Ofelia trasformando i passaggi del dramma Shakespeariano che rivelano la dipendenza della giovane donna dalla figura maschile in messaggi, che evocano al contempo resistenza e protesta, alienazione e sottomissione.

Dal 5 al 19 luglio Maurício Ianês ha cercato si sopravvivere al PAC, letteralmente. Untitled (Dispossession), il titolo della performance realizzata per la prima volta alla Biennale di San Paolo nel 2008, questa volta appropriandosi del facendo esclusivo affidamento sull’aiuto dei visitatori.

Brasile. Il coltello nella carne
fino al 9 settembre 2018

mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30- 19.30
martedì e giovedì 9.30 – 22.30
chiuso lunedì, ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
pacmilano.it

Greta Bisello

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