Zoomafie: quando la mafia sfrutta gli animali

Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro di Nadia Terranova: storia di amore e zoomafia

di Francesca Britti

fonte immagine: annaritaverzola.wordpress.com

fonte immagine: annaritaverzola.wordpress.com

Ogni anno il Rapporto Zoomafia riporta dati allarmanti sullo sfruttamento degli animali, come ad esempio le corse clandestine dei cavalli. Anche quest’anno la criminalità ippica presenta dei dati inquietanti. “Sono 18 gli interventi delle forze dell’ordine, 7 corse clandestine bloccate, 179 persone denunciate di cui 57 arrestate per reati connessi, 94 i cavalli sequestrati, un maneggio e 9 stalle abusive sequestrati” si legge nel rapporto.

Sono proprio i cavalli, i protagonisti, insieme ad Agata, del libro della scrittrice messinese Nadia Terranova dal titolo “Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro” (casa editrice Sonda), presentato a Più Libri più Liberi lo scorso 6 dicembre, alla presenza di Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV.

Ghigliottina ha raggiunto Nadia per parlare del suo libro e di zoomafia.

Sul suo blog scrive, fra il serio e l’ironico, quali sono le spinte motivazionali dello scrivere. Qual è stata la spinta motivazionale che l’ha portata a scrivere il libro Storia d’agosto, di Agata e d’inchiostro?

–         Avevo in testa la voce di una ragazzina che parlava, parlava, parlava, e sembrava un libro stampato: diceva solo cose giuste e sembrava sapere tutto; però sembrava anche non aver vissuto affatto e quindi, in fondo, non sapeva niente. Bisognava che inciampasse in un po’ di vita. Sono partita da questo piccolo personaggio e da un ricordo legato a un suono: gli zoccoli dei cavalli che venivano usati per le corse clandestine nella mia città di origine, Messina. Da piccola, la notte, sentivo questo scalpitio di carrozze e mi concedevo di fantasticare su qualcosa di fatato: quando scoprii che non si trattava di una carrozza a forma di zucca ma di tristissima mafia fu un bel bagno di mediocrità.

La storia ruota attorno alla figura di Agata, una bambina di 12 anni che, “abbandonata” momentaneamente dai genitori e dalla sorella maggiore, si ritrova coinvolta con Gabo, il ragazzo delle pizze a domicilio, in un piano per boicottare una corsa clandestina di cavalli. L’amicizia, l’amore, la scoperta di sè stessi in un’età difficile, la difesa degli animali. Tanta carne al fuoco. Com’è riuscita ad intrecciare questi temi senza far prevalere l’uno sull’altro?

–         Mi interessavano tante cose e sono andata a esplorare ogni singolo tema nel momento in cui si presentava l’occasione narrativa. Il rapporto di Agata con sua sorella e con tutta la famiglia era il motore della storia, quindi doveva essere presentato subito; la “amoramicizia” con Gabo ne era il cuore, quindi è al centro del libro; la corsa dei cavalli è l’inghippo in cui entrambi inciampano e, in qualche modo, cadono, quindi non poteva che occupare la parte finale della storia.

Come si sensibilizza un target così giovane su un argomento tanto delicato e poco trattato come la zoomafia? Cosa può essere vincente, lo stile linguistico?

–         Credo che la cosa migliore sia sempre tenersi lontani, prudentemente, dal voler portare un messaggio. Pochi scrittori riescono a essere morali e non moralisti (Kurt Vonnegut è un maestro di questo tipo di racconti, ma non è propriamente uno scrittore per ragazzi), io utilizzo un diverso tipo di ironia. Ho parlato dei cavalli perché era un argomento che mi aveva toccato e colpito, credo che l’unico modo per sensibilizzare qualcuno sia raccontare un problema a cui sei sensibile tu per primo: se ci si mette in testa di denunciare in toto i mali del mondo si rischia di appesantire tutto con conseguente comprensibile allontanamento di tutti i tipi di lettori.

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