La grande festa di Marina Rei per i 25 anni di carriera

La sera del 7 settembre nella suggestiva cornice dell’Auditorium Parco della Musica di Roma abbiamo partecipato alla festa/concerto di Marina Rei per i suoi 25 anni di carriera. Tanti ospiti e ancora più musica

Marina Rei ©Marta Bandino | Ghigliottina

Più che un concerto è stata una vera e propria festa come lei stessa l’ha definita, una festa ricca di ospiti per festeggiare il suo quarto di secolo dedicato alla musica. Non sono mancati momenti emozionanti, colpi di scena e sorprese.

Ma andiamo con ordine.

Il suo ultimo lavoro di inediti Per essere felici, uscito di recente a distanza di sei anni da Pareidolia, è un disco molto intimo ed essenziale, dove la scrittura e le parole sono messe in primo piano rispetto alla musica. Da qui parte la serata, un inizio molto delicato con Marina Rei al pianoforte. Nonostante la band al suo fianco arricchisca le canzoni con arrangiamenti più immediati e corposi, le prime due canzoni di fatto lasciano nell’aria la leggerezza dell’essenziale con il violino di Andrea Ruggiero che tesse la tela dell’anima delle canzoni di Marina Rei.

Gli ultimi ritardatari si sono appena accomodati in Cavea ed ecco che sale sul palco il primo ospite della serata. Paolo Benvegnù canta e fa cantare la sua chitarra con Marina che in un secondo (neanche me ne sono accorto) passa a suonare la batteria e fa i cori.

Piccolo inciso: a fine serata ripenserò spesso ai vari cambi di strumenti di Marina Rei, pianoforte, chitarra acustica, batteria e non posso che affermare che si vede lontano un miglio che è più a suo agio a cantare e suonare dietro una batteria.

Quando ancora risuonano nell’aria le corde della chitarra di Benvegnù sale sul palco Roberto Angelini che accompagna Francesco Di Bella. La presenza del cantante partenopeo, ex voce dei 24 Grana, mi ricorda Ghostwriters ovvero il sesto album in studio della band del 2008, un disco breve ma molto intenso che vide la partecipazione di Marina Rei, Filippo Gatti e venne prodotto da Riccardo Sinigallia.

Marina Rei ©Marta Bandino | Ghigliottina

Marina lascia la batteria e duetta in napoletano, forse il momento migliore della serata fino a questo punto.

Poi Lascia il palco a Pierpaolo Capovilla che con il suo monologo, accompagnato dalle sonorità delicate della band, ci trascina in un angolo buio e riflessivo.

Spetta a Cristiano Godano invece firmare il momento più catartico della serata: i due amici di vecchia data si lanciano in una splendida cover di Annarella dei CCCP per poi chiudere la breve apparizione con Lieve, uno dei pezzi storici dei Marlene Kuntz.

Il già citato Riccardo Sinigallia si materializza sul palco per interpretare una canzone che non mi sarei mai aspettato. Subito dopo  “fammi entrare” canzone scritta da Sinigallia per l’album di Marina Rei del 2005 “colpisci”. Ma la canzone che mi ha piacevolmente sorpreso è stata Che male c’è, la canzone scritta da Valerio Mastandrea per ricordare Federico Aldrovandi, poi arrangiata e cantata da Riccardo Sinigallia.

L’ennesimo ospite d’eccezione è Filippo Gatti che sale sul palco per imbracciare il basso e cantare (con la Rei passata alla chitarra acustica) T’innamorerai e L’allucinazione.

Fino a questo momento tutti gli ospiti erano stati già stati annunciati. Inaspettata invece l’attrice romana Margherita Buy che sale sul palco per cantare forse il pezzo più conosciuto di Marina Rei (Primavera) tanto da lasciare tutti a bocca aperta… Nonostante la partenza un po’ incerta e la voce della Buy messa alla prova dall’emozione del palco, questo pezzo acustico a 2 voci si chiude con un grande applauso del pubblico.

Poi tocca a Max Gazzè: al basso canta la Favola di Adamo ed Eva con Marina alla batteria e alla seconda voce. La canzone più famosa di Gazze è anche la più rumorosa ma Marina esegue le parti di batteria in modo eccellente e canta diverse strofe oltre ad a fare i cori.

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Carmen Consoli sale sul palco per cantare insieme Confusa e Felice. Sicuramente non il migliore arrangiamento dal vivo da quando è stata scritta, ma potente e di un certo effetto.

Ci avviamo verso la fine, giusto il tempo per un altro paio di pezzi, ma già con la toccante esecuzione de I miei complimenti possiamo dire che la festa è finita e come tutte feste che riescono bene sono sempre troppo brevi.

Questo concerto ha confermato che Marina Rei dal vivo è una  batterista esperta e una grande interprete oltre che una brava cantante ed autrice. Sebbene possa sembrare scontato è stata la migliore sul palco passando senza sforzo dalle sue canzoni alle canzoni indie, pop e autoriali degli anni 90 e primi 2000 fino alle sonorità più recenti. Canzoni romantiche, intime e impegnate.

Era il 1995 quando uscì il suo album d’esordio che porta il suo nome. Poi una carriera fatta di hit, canzoni memorabili e numerose collaborazioni. Marina Rei è cresciuta artisticamente e in tutti questi anni il mondo della musica italiana è cambiato radicalmente, ma la forza e l’entusiasmo che ho visto in questa serata è lo stesso che metteva in quei fortunati anni Novanta, anni in cui milioni di adolescenti sono cresciuti respirando l’aria e vivendo aspettando primavera.

Testo di Damiano Sabuzi Giuliani

Foto di Marta Bandino

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