La Dragunera, l’esordio intenso di Linda Barbarino

In una Sicilia di terra, lavoro e fatica una storia intensa per un esordio che ci fa attendere con ansia la produzione successiva

Quando ho iniziato a leggere La Dragunera, romanzo d’esordio di Linda Barbarino, non avevo particolari aspettative. Avevo letto qualche riga di presentazione e più di tutto ero stata attirata, lo confesso, dall’immagine di copertina: una donna voltata verso l’osservatore ma ancora di spalle, tutta nera. Un riverbero di brace sulla pelle e negli occhi. Occhi che arrivano dritti, sfrontati, decisi. Forse cattivi. Ma aprendo le pagine non è lei che ho trovato.

Aprendo il libro mi sono trovata invece tra le pagine Rosa Sciandra, una ragazza che priva di mezzi vende il suo corpo. Lavora a casa sua, una casa ordinata e pulita. 

L’effetto iniziale è stato quasi straniante. È stato chiaro sin da subito che Rosa Sciandra non fosse La Dragunera, salvo un’eventuale e abbastanza improbabile evoluzione del romanzo e del personaggio in quella direzione. Ho invece pensato, per il tempo di alcune pagine, che fosse un’apertura di romanzo fatta apposta per introdurre gradualmente la figura dell’altra, quella della copertina, quella che dà il titolo al romanzo.

In parte è così e in parte non lo è. 

Perché nella vita di Rosa il lettore si addentra. Gradualmente. La sua infanzia in una casetta piccola e povera, bimbetta che non ama troppo mischiarsi con gli altri bambini perché, più timida, finirebbe per esserne bullizzata. Ha una sorella un po’ più grande e molto più determinata di lei che dagli altri bambini non si fa mettere i piedi in testa. Dopo la morte della mamma finisce a vivere con una donna anziana che la prende con sé  solo per avere un aiuto in casa e non le saprà dare affetto. Il lettore arriverà a conoscere di Rosa le pieghe dell’anima, le sue sofferenze, le speranze e le paure.

Rosa ama Paolo, uno dei suoi clienti: è poco più che un ragazzino inesperto delle cose del mondo e del corpo delle donne quanto arriva a casa di Rosa. Tra loro si crea un legame affettuoso. Rosa allontana tutti gli altri quando lo aspetta e non lo fa andare subito via dopo l’amore. Paolo è geloso. Mangiano spesso insieme in casa, le piace cucinare per lui. E parlano. Parlano del lavoro di Paolo perché Paolo solo al lavoro e alla famiglia pensa.

Paolo, altra anima forgiata dalla vita. Biagio, il fratello più grande che avrebbe dovuto prendersi cura della famiglia e della terra aiutando il padre, preferisce allontanarsi da quella famiglia. E tutto il peso del lavoro duro della terra ricade su Paolo, allora solo un bambinetto costretto a lasciare la scuola per aiutare il padre alzandosi presto la mattina quando il corpo chiede ancora riposo dopo le fatiche del giorno prima.

Terra. Lavoro. Fatica.

E Paolo non riuscirà a perdonare Biagio né ad aprirgli la porta quando tornerà in paese e deciderà poi, da un giorno all’altro, di sposare proprio la Dragunera. Allevata dalla Dragunera. “Sua mamma e sua nonna erano le Dragunere che facevano i cosi tinti.” È una di loro ad essere ritratta nell’immagine di copertina e la Dragunera che Biagio sposa ne è degna erede.

Tutto ruota intorno a Rosa, a Paolo e alla sua famiglia. Le vicende della vita dell’uno si alternano con quelle della vita dell’altro. E i fili lentamente e impercettibilmente di intrecciano. I ricordi di Rosa. L’infanzia di Paolo. L’onore e la saggezza del padre e la debolezza e ingenuità della madre. La figura sbiadita di Biagio e l’ombra della Dragunera. 

Terra. Lavoro. Fatica.

Linda Barbarino, autrice de “La Dragunera”. Fonte immagine: lucialibri.it

La Dragunera si rivelerà nel corso del romanzo, sarà un personaggio in qualche modo secondario ma non per questo meno dirimente. Quando si parla di Dragunera la gente si riferisce a una donna che, dicono, ha fatto un patto con il demonio, “una strega, coi capelli rizzi e niuri come scursuna nturciuniati”. Una donna forte che sa cosa vuole e non si spaventa di fronte a niente. Che tiene testa anche agli uomini. E che fa pagare gli affronti. Una donna che sa essere cattiva.

Linda Barbarino ci riporta in una Sicilia di terra, lavoro e fatica. Dove si avverte la consistenza arida o friabile della terra, dove si intravede il sudore sulle braccia abbronzate dal sole. Dove le mani sono fatte per ospitare calli e non per le carezze. Dove prima di tutto viene l’onore e la famiglia e la robba. Dove non c’è posto per l’amore.  

Lo fa con una lingua fortemente intrisa di dialetto siciliano: il risultato è una totale immersione nella storia. La lingua usata ha valorizzato enormemente il romanzo che in un’altra lingua non poteva essere raccontato, non con la stessa intensità. Paolo quella lingua lì parla. E così Rosa. La terra quella lingua lì parla. (Sarà interessante in proposito, capire se e come verrà tradotto questo romanzo in un’altra lingua e quali espedienti utilizzerà il traduttore designato per non far perdere al romanzo un elemento che è parte del suo essere).

Nel corso delle pagine le fila delle vicende dei singoli personaggi si intrecciano fino ad annodarsi inesorabilmente e dolorosamente in un finale amaro.

@vivileggiama

La Dragunera
Linda Barbarino
pp. 168, € 17

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