Le malattie del “secolo scorso” che minacciano il Brasile

Il Brasile è testimone della ricomparsa di malattie infettive che sembravano debellate da anni. Indubbie le responsabilità del movimento “no vax”
malattie brasile

Arquivo Prefeitura de Itapevi/Flickr

Dopo l’epidemia di febbre gialla che ha preoccupato il Brasile nel 2017, il paese affronta adesso una nuova sfida nel settore della sanità pubblica: la ricomparsa di malattie infettive considerate debellate da decenni. I motivi, secondo gli esperti, potrebbero essere vari: la crescita del movimento “no vax“, l’aumento di arrivi da paesi in cui i programmi di vaccinazione potrebbero non essere altrettanto efficace i cambiamenti delle politiche pubbliche nel settore sanitario.

Uno dei principali indicatori di questa crisi è stata la crescita dei casi di morbillo, che dal 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considerava eradicato. Dati recenti dell’agenzia, tuttavia, rilevano una diffusione altamente contagiosa della malattia, che può causare serie conseguenze nell’infanzia. Tra il 1° gennaio e il 23 maggio di quest’anno ci sono stati 995 casi di morbillo nel paese, alcuni dei quali mortali.

Poiché il morbillo è altamente contagioso, per fare in modo che la malattia non si diffonda, è necessario che almeno il 95% delle persone sia stato vaccinato. Dall’aprile 2018 l’OMS ha emesso un allarme sul ritorno del morbillo in dieci paesi delle Americhe: Brasile, Argentina, Ecuador, Canada, Stati Uniti, Guatemala, Messico, Perù, Antigua e Barbuda, Colombia e Venezuela. Una tendenza registrata anche in Europa, che nel 2017 ha individuato oltre 21 mila casi di malattia – con un incremento di quasi il 400% rispetto all’anno precedente.

Pochi senza il vaccino, tutti a rischio

A causa dell’esplosione della malattia nei paesi limitrofi, nel 2017 il Ministero della Sanità brasiliano ha messo in guardia la popolazione sull’importanza del vaccino anti morbillo, parotite e rosolia, che si somministra in due dosi: la prima a 12 mesi e la seconda a 15 mesi di vita. Secondo i dati del Sistema Sanitario Nazionale, dal 2012 la percentuale di popolazione non sottoposta alla seconda dose del vaccino è sempre rimasta inferiore al 95%. Nel 2016, solo il 77% dei bambini di età pari a 15 mesi è stato immunizzato.

Un’altra minaccia è rappresentata dalla poliomielite, debellata in tutto il continente dal 1994, dopo migliaia di casi di paralisi infantile. A giugno, il Ministero della Sanità ha segnalato un alto rischio di ricomparsa della malattia in almeno 312 città brasiliane – a causa del registro dei casi nel vicino Venezuela e della circolazione del virus in 23 paesi negli ultimi tre anni.

Secondo il Datasus (organo ufficiale di diffusione dei dati sanitari), infatti, i target di somministrazione per l’antipolio non sono stati più raggiunti dal 2011 e nel panorama dei vaccini da somministrarsi tra i due e i quattro mesi di età quello contro la poliomielite è stato l’unico che non ha superato l’85% di copertura.

Infine, la difterite, che causa difficoltà respiratorie, ha fatto registrare epidemie in Venezuela e Haiti. In Brasile, ci sono dei casi sospetti in attesa di conferma.

Piani di “contrattacco”

Secondo gli epidemiologi, paradossalmente, una delle ragioni di questa crisi sanitaria sarebbe proprio il successo dei programmi di vaccinazione degli ultimi decenni: molti genitori, non avendo mai avuto contatto con determinate malattie, ritengono che la protezione contro di esse non sia essenziale.

Organizzazioni impegnate sulla salute dell’infanzia indicano ancora un altro problema: la diminuzione delle risorse del sistema di salute pubblica avrebbe ridotto l’accesso ai vaccini e la copertura sanitaria in alcune regioni. A questo va aggiunto che la crisi economica ha fatto sì che molte famiglie a basso reddito non riuscissero ad accedere a un’adeguata assistenza, anche a causa della difficoltà di raggiungere i consultori.

L‘aumento della mortalità infantile nel 2016 per la prima volta dal 1990, completa la sfida. Ora tocca al governo identificare la corretta origine di questa epidemia.

Juliana Santos

Fonte immagine in evidenza: Arquivo Prefeitura de Itapevi/Flickr

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