Marrakech, sapori e colori del Marocco

Alla scoperta della suggestiva Marrakech, circondata dai Monti Atlas, dal deserto e con l’oceano a meno di 200 km

Piazza Jamaa el Fna a Marrakech (immagine via blog.africavera.it)

Per chi non ha avuto ancora il piacere di scoprire Marrakech, queste sono alcune delle caratteristiche che rappresentano la quarta città del Marocco. Circondata dai Monti Atlas, dal deserto e dal mare (distante meno di 200 km), la posizione geografica di Marrakech, che conta più di un milione di abitanti, la spinge ad essere molto turistica e suggestiva.

Ciò che ha suscitato la mia curiosità e che rappresentava un must see, perché lontano dall’immaginario comune e vissuto, erano i suk, che si possono definire, in modo riduttivo, bancarelle. Ma di certo molto diversi e più particolari di quelli a cui siamo abituati in Europa. La prima doverosa tappa è dirigersi per l’appunto ai suk, nel cuore della piazza principale della città, Jemaa el-Fna. Qui spettacoli di strada, teatrali e musicali hanno luogo ogni giorno dalla mattina fino a tarda serata e intrattengono, con ingegno e furbizia, i tanti turisti che attraversano la piazza.

Divertenti soprattutto le scimmie, di cui una con un rosso vestitino natalizio (tanto da renderla indimenticabile), che si aggrappano, spinte (o meglio lanciate) dai loro padroni, sulle spalle del turista di turno, a cui vengono, poi, chiesti profumatamente dei soldi per la foto. Foto che, spesso, il turista non richiede, ma, anzi, rifiuta. Ma la città è piena (o sarebbe meglio dire infestata?) di persone alla ricerca del guadagno facile.

Soprattutto nei suk l’atmosfera, per quanto non pericolosa, può diventare motivo di stress se non si sa sin dal primo momento che chiunque si avvicini con l’apparente candido e gentile invito ad aiutarti, parlandoti, inoltre, nella tua lingua (che comprendono dal solo guardarti in faccia), lo fa per ottenere qualcosa in cambio. Quel qualcosa si chiama denaro. Il prezzo lo decidono loro e se non assecondi la richiesta l’ “accompagnatore” non ti molla più. Se volete evitare le sanguisughe non mostrate mappe della città con nonchalance e non date troppa confidenza a coloro che vogliono elargire indicazioni stradali. La curiosità che tanto mi aveva animata nel gironzolare nei suk è svanita ben presto. Ma restano assolutamente la parte più “rustica” della città. Da non perdere.

Nella piazza Jemaa el-Fna la sera si può addentare qualcosa di tipico presso i chioschi allestiti l’uno accanto all’altro ed anche in questo caso la concorrenza è spietata ma, forte dell’esperienza nei suk, si sceglie il chiosco che meno sbraita per farti accomodare per mangiare.

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Jardins La Menara, Marrakech (immagine via marrakechsensations.com)

Dalla piazza è chiaramente visibile la moschea Koutoubia da cui parte ogni giorno per cinque volte l’adhan (appello alla preghiera). I marocchini mostrano profondo rispetto per questo momento della giornata tanto da, come da pratica, interrompere l’attività che si sta svolgendo soprattutto spegnendo la musica o evitando forti frastuoni. Purtroppo l’accesso ai non musulmani, così come per le altre moschee della città,  è vietato. Marrakech è, inoltre, costituita anche da un ghetto ebraico, la cui sinagoga è, invece, visitabile.

La città vecchia è la parte più ricca di monumenti, tra cui la Medersa Ali ben Youssef, scuola coranica fondata nel XIV secolo. Considerata la più grande dell’Africa del Nord, è una delle più belle grazie alle decorazioni di zelliges, mattonelle di ceramica di cinque colori, che richiamano lo stile ispanico-maresco che si ritrova spesso nei musei marocchini. Galleria d’arte contemporanea nonchè residenza del pacha di Marrakech il Museo di Marrakech espone, invece, oggetti d’arte ed artigianato, in particolare i ricami di Rabat, pugnali intarsiati di gioielli e ceramica.

Marrakech presenta anche molti palazzi antichi tra cui Palais de la Bahia e Palais de Badi. Il primo rappresenta l’harem del vizir Bou Ahmed, che ospitava in queste sale le sue 4 spose e 24 concubine. Gli appartamenti della sua preferita, Lalla Zineb, sono decorati di vetri, intarsi e soffitti pitturati con bouquet di rose. Il secondo, che accoglie d’estate il Festival delle arti popolari, resiste dal XVI secolo quando fu costruito dal sultano Ahmed el-Mansour.

A dare calore e colore a Marrakech ci pensano anche i giardini di cui i due più rappresentativi sono il Jardin Majorelle e il Jardin de la Menara, collocati in quella che viene denominata la “città nuova“, che ben si differenzia da quella caotica “vecchia”. Qui si respira un senso di maggiore libertà e “occidentalizzazione” che non troviamo nei suk e dintorni. Il Jardin Majorelle fu costruito nel 1920 e riacquistato dallo stilista Yves Saint Laurent e dal suo compagno Pierre Bergé nel 1980. Grazie all’aiuto dell’etnobotanico Abderrazak Benchaâbane il giardino raccoglie 300 specie di piante provenienti dai cinque continenti. In onore dello stilista, scomparso nel 2008, il compagno ha dato, poi, vita alla Fondazione che prende il loro nome.

Jardin de la Menara, costruito nel XII secolo, ha avuto un ruolo importante per l’irrigazione della città grazie al suo lago artificiale che irrigava i giardini e i frutteti circostanti attraverso un ingegnoso sistema di canali sottoterra chiamato qanat. Il lago artificiale è rifornito con l’acqua grazie ad un vecchio sistema idraulico che trasporta l’acqua dalle montagne distanti circa 30 km da Marrakech.

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Il porto di Essaouira

Da non dimenticare una visita anche al Museo della Fotografia, dove oltre ad una splendida collezione di fotografie dell’epoca 1850-1950 si può contemplare una panoramica della città sulla terrazza (numerose sono le terrazze in cui è possibile sorseggiare il tipico thè alla menta e apprezzare il panorama) e le tombe saadiane dove si possono ammirare i marmi di Carrara di cui le tombe sono ricoperte grazie alla volontà del sultano Ahmed el-Mansour el-Dahbi.

Se soggiornate a Marrakech più di tre giorni è imperdibile un giro nei dintorni. Tra le varie possibilità Essaouira è una di queste. Il paese dai colori bianco e blu si affaccia sulla costa atlantica e durante l’inverno è meraviglioso guardare le onde del mare che sbattono sugli scogli che si innalzano al suo centro. L’odore del mare e il volo sincronizzato dei gabbiani la rende speciale e romantica. È in un attimo che ci si innamora di lei.

Questa terra dalle molte sfaccettature è assolutamente da vedere per la sua originalità, per il pesce fresco che si può gustare nei ristoranti ad un prezzo molto onesto e per l’umiltà con cui vive la gente che ti fa ricordare di essere pur sempre una fortunata.

Francesca Britti

*articolo aggiornato al 21 luglio 2018

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