Brasile, San Paolo brucia


Nel centro storico della città brasiliana ha preso fuoco un edificio occupato da 150 famiglie sfollate. Una “tragedia annunciata” che ha messo in luce, ancora una volta, i gravi problemi dell’edilizia del Paese sudamericano
San Paolo

Fonte immagine: UOL Notícias

Nel centro della città di San Paolo, cuore finanziario del Brasile, l’arrivo del mese di maggio ha portato paura e perplessità. Nella notte tra il 30 aprile e l’1 maggio, infatti, uno degli edifici simbolo del quartiere (in quanto sede storica di molti uffici pubblici) ha preso fuoco ed è crollato nel giro di due ore. Di proprietà del Governo Federale e in attesa di una nuova destinazione d’uso, dal 2012 era occupato da 150 famiglie dei movimenti senza tetto. Secondo gli abitanti della zona, erano frequenti le richieste di controlli di sicurezza da parte dei vicini, dei residenti stessi e anche dei Vigili del Fuoco. Alla fine, un corto circuito è stato sufficiente perché la costruzione venisse avvolta dalle fiamme – piena com’era di cavi elettrici esposti e cumuli di spazzatura. Finora il disastro ha causato 7 vittime e 72 dispersi. Le famiglie senza fissa dimora, continuano ad accamparsi nelle vicinanze, dove ricevono donazioni di vestiti e articoli di prima necessità dal Comune e dai residenti della città.

L’incendio nell’edificio Wilton Paes de Almeida è solo uno dei tanti episodi drammmatici che ha messo in luce la grave questione abitativa che la città affronta assieme alle altre metropoli del paese. Negli ultimi decenni, con lo spostamento di uffici e aziende nei distretti più moderni, i centri storici (cosiddetti “centri vecchi”) hanno sofferto una consistente diminuzione del sostegno finanziario per restauro, manutenzione, servizi di pulizia, sicurezza e altro. Col risultato che il fenomeno dell’abitazione precaria è cresciuto considerevolmente di pari passo con la disegualianza sociale.

Gli incendi negli edifici occupati non sono una novi a San Paolo. I vigili del fuoco della città hanno registrato più di 200 incendi in edifici irregolari (come le favelas) lo scorso anno – un numero che segue la tendenza degli anni precedenti. La causa, al di là dei semplici incidenti, sembrerebbe essere la speculazione edilizia. Secondo un’indagine condotta lo scorso anno dal Guardian Cities, le favelas colpite dal fuoco si trovano in aree che hanno un valore venale superiore di circa il 75% rispetto alle altre regioni. L’analisi ha anche rilevato che gli incendi sono più frequenti nelle aree più ricche, prese di mira dalle grandi imprese edili. Il quotidiano britannico ha anche osservato la lentezza negli interventi di contenimento degli incendi e di assistenza alle vittime, elementi che destano qualche perplessità.

San Paolo

Annuncio pubblicitario che “cancella” l’edificio che avrebbe preso fuoco settimane dopo

Un vecchio problema

Il sospetto che gli incendi possano essere intenzionali, in realtà, è ben precedente al rapporto del Guardian. Nel 2012 è stata istituita una commissione d’inchiesta parlamentare per esaminare queste accuse. Il rapporto finale, però, è stato ambiguo: in conclusione, gli incendi sarebbero scoppiati a causa di “una somma di fattori” tra cui clima, umidità, mancanza di pioggia, materiali da costruzione infiammabili e strutture elettriche inadeguate – successivamente, è stato appurato che tutti i membri della commissione avevano ricevuto donazioni da società immobiliari.

L‘incendio nell’edificio Wilton Paes de Almeida potrebbe non essere stato intenzionale e, in ogni caso, non v’è dubbio che liberare un’area così grande nel prezioso centro di San Paolo potrebbe avere i suoi vantaggi. Deve aver pensato la stessa cosa un’azienda edilizia che, settimane prima dell’incendio, nelle immagini di un suo annuncio pubblicitario ha “eliminato” virtualmente l’edificio occupato, descrivendo la zona come “il metro quadrato più vantaggioso al centro”.

Le vittime dell’incendio, intanto, continuano a fare affidamento sulle donazioni, in attesa di notizie sul proprio futuro.  Per alcune di loro questa esperienza non è la prima, e probabilmente non sarà l’ultima.

Juliana Santos

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