La cultura nelle start up e nel crowdfunding

Dal Partito Democratico arriva una proposta di legge per start up culturali e crowdfunding. Agevolazioni fiscali per gli under 35, il ruolo della cultura nella nuova economia

di Martina Zaralli

La deputata PD Anna Ascani

La deputata PD Anna Ascani

Largo ai giovani, largo alla cultura. Largo alla cultura dei giovani.

La deputata del PD Anna Ascani è la prima firmataria di una proposta di legge che punta a valorizzare, e allo stesso introdurre, la figura della start up culturale.  Non solo una nuova forma, ma anche un nuovo concetto rispetto all’inflazionato e generica nozione dell’impresa moderna; quattro articoli, in tutto, che guardano fiduciosi alla nuova forma di imprenditoria e che strizzano l’occhio anche al crowdfunding per la cultura.

Il provvedimento, sostenuto altresì da Flavia Nardelli, Presidente della Commissione Cultura, è la conclusione di un percorso che ha coinvolto ragazzi e università per mesi nell’ambito di un workshop di innovazione legislativa promosso dal think tank Cultura Democratica.

Viviamo nel digitale. Viviamo con il digitale. E allora, perché non farne un punto di forza?

Tecnologia, giovani e creatività sembrano, a questo punto, le linee direttrice per rilanciare il nostro paese, un gigante, culturalmente parlando, cullato dalle braccia di Morfeo da troppo tempo. Tempo di svegliarsi? Speriamo.

Nello specifico, quanto proposto dalla Ascani, si articola in due sezioni.

La prima parte è una dichiarazione d’intenti a favore degli under 35: agevolazioni fiscali per tutte quelle società che, costituite all’80% da giovanissimi e, in particolare, dotate di strumenti digitali d’avanguardia, centrino la loro ragione sociale sulle opere creative e il patrimonio culturale italiano.

Niente di più bello e stimolante, dunque, per una nazione conosciuta in tutto il mondo per le ricchezze artistiche, che potrebbe, in questo modo, rilanciare un’intera economia.

cervelli azionePassiamo adesso al crowdfunding. Il finanziamento della folla, come suggerisce il nome stesso, è una pratica di microfinanziamento dal basso; semplificando al massimo, è una partecipazione economica collettiva ad un medesimo progetto che, in questo modo, può essere sviluppato.

Nato nel web, luogo di facile condivisione e comunicazione delle idee, è nella stragrande maggioranza dei casi legato all’innovazione e al cambiamento sociale; una soluzione concreta alle difficoltà di reperimento di investimenti finanziari che, ad oggi, riscuote sempre più consensi.

L’idea della proposta, in questa direzione, è quella di normare il crowdfunding via smartphone, prevedendo la possibilità di contribuire alla tutela di musei o di singole opere. Come funzionerebbe: per fare ciò, il Mibact, le Regioni e gli altri Enti territoriali dovrebbero aderire ad una piattaforma online sulla quale arriverebbero i contributi di turisti, visitatori, amanti dell’arte che intenderebbero effettuare delle donazioni, anche di modico valore, per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale.

Con la nuova forma di industria culturale, insomma, arriva l’occasione giusta per risvegliare il magnate che è in noi, sperando, però, che l’articolo non si trasformi nel suo plurale femminile e diventi triste strumento per uno squallido business. Ma, al di là, delle questioni di grammatica, la proposta pare senza dubbio nobile.

Lungi dal voler pretendere troppo, sarebbe ancora tutto più bello se, un giorno, potessimo parlare non solo di digitale nella cultura, ma anche di vera e propria cultura del digitale; formazione necessaria per una società che su questo fronte è ancora in affanno.

Non rimane che attendere e seguire gli sviluppi della vicenda, con l’augurio che non sia l’ennesimo tasto snooze della sveglia del nostro Paese.

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