Diritti in Internet: cosa serve per regolare la realtà 2.0?

Lo scorso ottobre è stata redatta la bozza della Dichiarazione dei Diritti in Internet. I recenti interventi del Garante della Privacy e del Presidente dell’Antitrust mostrano la rilevanza dei principi comunitari, ma l’Europa è l’arrivo o la partenza?

di Martina Zaralli

world-internetCosa è Internet?

Provare a delineare una risposta non è facile. L’evoluzione della Rete, da mezzo di comunicazione a universo parallelo, spinge verso l’opportunità di una profilazione di rapporti “diritti-doveri” idonei a descrivere, giuridicamente parlando, prerogative e comportamenti nella visione cibernetica della quotidianità.

L’esigenza fisiologica per gli Stati, quindi, di tracciare linee guida dell’attività virtuale è ben sentita da moltissimi Paesi; per quanto riguarda l’Italia, quattordici sono gli articoli con i quali si compone la Dichiarazione dei Diritti in Internet, documento fortemente voluto dalla Presidente della Camera Laura Boldrini e realizzato con l’istituzione della Commissione per i Diritti e Doveri in Internet costituita presso la Camera dei Deputati,  presieduta da Stefano Rodotà.  

Diritto all’accesso, net-neutrality, autodeterminazione informatica, anonimato, nonché il discusso Diritto all’Oblio (di cui vi abbiamo già parlato in passato), sono solo alcuni dei temi, che su scala europea, si mostrano salienti in un mondo, quello digitale, sempre più presente e rilevante anche nell’attività regolamentare.

L’evidenza di ciò, emerge leggendo l’audizione, presso la Camera dei Deputati, del Garante della Privacy Antonello Soro circa la Dichiarazione dei Diritti in Internet.

Il rispetto e la tutela della riservatezza, il richiamo alla nota sentenza Google Spain è un chiaro esempio di come i diritti fondamentali, ed il loro conseguente rispetto, costituiscano la base irrinunciabili per ogni regolamentazione.

La pronuncia citata si inserisce nell’acceso dibattito del trattamento dei dati personali, in particolar modo, all’interno del Diritto all’Oblio, riconoscendo la responsabilità di un motore di ricerca circa l’utilizzo dei dati suddetti, in pagine web pubblicate da terzi. Questa, però, non è l’unica pronuncia richiamata.

legge-italianaNelle proposte del Garante, l’attenzione si focalizza anche sui metadati, ossia tutte quelle “tracce esterne alla navigazione, che proprio in quanto prive di contenuto, sono meno garantiti dei dati identificativi”. Ricordando, infatti la sentenza sui Digital Rights, suggerisce la trasposizione dei principi comunitari della proporzionalità nella tracciabilità dell’utente.

Dunque, un tempo, il nostro, scandito dal progresso tecnologico, il quale deve necessariamente sincronizzarsi con la multiforme Europa che, arbitro e censore, orienta tenacemente l’attività normativa nella governance di un questo delicato settore.

La trasversalità della Rete alle dinamiche sociali odierne si coglie appieno quando, sempre una settimana fa, e sempre in relazione alla Dichiarazione,  il Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella proponeva, nell’ambito del commercio elettronico, l’inserimento di una norma a tutela del consumatore: contratti trasparenti, procedure che non inficino il libero orientamento nelle scelte dell’utente, il rispetto dei principi della correttezza e buona fede nella conclusione degli accordi, per citare gli aspetti più rilevanti, affinché il libero mercato possa effettivamente definirsi tale.

È innegabile che la sensibilità verso la realtà digitale trasposta in un insieme di diritti e doveri sia sinonimo di necessaria disciplina di un mondo solo apparentemente di nessuno, ma è opportuno chiedersi se la  matrice europeista sia, allora, sufficiente.

In linea con l’essere “mondo” della  Rete, è auspicabile, infatti, pensare ad una Costituzione globale della realtà virtuale; il diritto è lo specchio della società, la collettività senza barriere è natura e prodotto del divenire dell’uomo, ma ciò deve attuarsi pesando ai principi, siano essi europei o meno, non come il punto di arrivo, come equilibrio da raggiungere,  ma come partenza della formazione di una coscienza del cittadino 2.0.

Cosa è,  allora, Internet?

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