Teatro Eliseo: più di cent’anni di storia a rischio

Un altro dei luoghi storici della cultura romana in pericolo ma sembra salva almeno la destinazione d’uso. Il ministro dei Beni Culturali Franceschini rassicura: “Rimarrà un teatro”

di Angela Telesca

teatro eliseo sfrattoRoma, primavera 1900. Nasce come Arena Nazionale e in principio era un teatro all’aperto, estivo, protetto solo da una tettoia. Nel corso degli anni l’Eliseo di via Nazionale è diventato il più grande teatro romano privato, uno dei più prestigiosi luoghi culturali della Capitale.

Per più di 100 anni fa la storia del teatro e della cultura. È varietà, cafè chantant, casa di artisti, fabbrica di sogni e di esperienze culturali internazionali. Scene di prosa classica convivono con le sperimentazioni innovative e dissacranti del Living Theatre, la drammaturgia contemporanea internazionale si alterna alle esperienze nazionali di Luchino Visconti, di Giuseppe Patroni Griffi, di Romolo Valli e della compagnia dei giovani e le regie di Eduardo De Filippo si avvicendano alle performances dei più grandi attori italiani: da Stoppa a Gassman, da Albertazzi a Lavia, dalla Falk alla Guerritore, fino alle sperimentazioni del Roma Europa Festival.

Roma, estate 2014: 8.000 abbonati e 200.000 spettatori ad ogni stagione teatrale, finanziamenti pubblici, debiti per 1 milione di euro, rischio di sfratto esecutivo, lavoratori in assemblea permanente da lunedì 7 luglio, lavori di messa in sicurezza da iniziare già qualche anno fa.

Ci si chiede come possa accadere ad una così gloriosa tradizione questo scempio? Se FUS (Fondo unico per lo spettacolo), sebbene sempre più ridotto, e spettatori non bastano a garantire la vita di un teatro, cosa altro serve? Le spese che un teatro è costretto a sostenere sono davvero troppe, ma non può essere tutto.

Cosa ne sarà allora del Teatro Eliseo? Subirà la stessa sorte di molti teatri italiani? Porte chiuse? Occupazione senza soluzione? Diventerà un supermercato o ristorante “made in Italy”? Un parcheggio o una sala bingo? Ennesimo scacco matto alla cultura romana?

Da giorni ormai le preoccupazioni dei “drogati” di teatro, degli abbonati, dei lavoratori e degli artisti in cartellone sulla sorte dello storico teatro della Capitale hanno avuto una sola rassicurazione: quella del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che ha incontrato i lavoratori proprio nel giorno del presunto sfratto, nel pomeriggio del 10 luglio, e che ha garantito almeno il vincolo sulla destinazione d’uso presente e futura.

Dichiara il ministro: “Abbiamo avviato questa mattina al ministero le procedure per mettere un vincolo alla destinazione d’uso sia sul grande che sul piccolo Eliseo. I tempi tecnici saranno veloci e così verrà garantito che chiunque sia il proprietario o il gestore dovrà mantenerlo teatro. È un primo passo, il secondo dovrà essere quello di affrontare il nodo del sostegno al teatro. Speriamo che ci sia un coinvolgimento da parte del Comune e della Regione”.

Una buona notizia, ma non basta. Lo sfratto esecutivo è stato solo rinviato al 29 luglio. Cosa ne sarà quindi della prossima stagione? Cosa ne sarà dei lavoratori? Tra preoccupazione e lacrime nostalgiche, per molti di loro quel teatro non è solo lavoro, è affetti, è famiglia, è casa, è legame generazionale, testimone passato di padre in figlio.

Diverse cordate per salvare la gestione, troppi interessi privati in ballo e l’appello alle Istituzioni a intervenire per salvare non un semplice posto di lavoro, ma un luogo che da secoli fa cultura.

Dal comunicato stampa congiunto di SLC-CGIL e UILCOM-UIL dello scorso 7 luglio si evince la non facile soluzione per le sorti dell’Eliseo, in particolare per le resistenze interne del sig. Carlo Eleuteri al tavolo delle trattative “avvenuto venerdì 4 luglio tra l’Eliseo Teatro S.r.l. e i rappresentanti della proprietà delle mura ing. Vincenzo Monaci e Stefana Marchini Corsi, quando non è stato possibile il raggiungimento di alcun accordo a causa dell’assenza del sig. Carlo Eleuteri, uno dei tre soci della Eliseo Immobiliare srl”, circa le “due differenti proposte economiche: la prima, capeggiata dal produttore teatrale Francesco Bellomo, vedrebbe la formalizzazione di un’offerta comprendente l’affitto dello stabile e l’ingresso nella società di gestione Eliseo Teatro S.r.l., la seconda, capeggiata dall’imprenditore Cavicchi, vede formalizzata la sola proposta d’affitto per lo stabile, dipingendo per quest’ultima uno scenario incomprensibile sul futuro dei lavoratori e del teatro stesso”.

La lettera aperta del sig, Eleuteri del 12 luglio pubblicata su La Repubblica spiega la volontà e la necessità, al fine di garantire la continuità della tradizione teatrale, di maggiori garanzie con fidejussioni e vincoli contrattuali, per le future gestioni, almeno rispetto al pagamento del mutuo relativo all’ acquisto delle mura.

In attesa di soluzioni dignitose per la salvaguardia di una delle più prestigiose “fabbriche” di interesse culturale e artistico in Italia e per il futuro dei lavoratori, l’assemblea permanente continua.

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