Daily Fringe #oltreilteatro – XVII puntata

Il Roma Fringe Festival seguito dagli inviati di Ghigliottina.it, media partner della manifestazione romana

army in me fringeArmy in me: quando la leggerezza racconta la rivendicazione sociale di un folle gesto
(di Angela Telesca)

La trovi già sul palco a spazzare via forse le ultime briciole di fuliggine, poi scende tra il pubblico, mandando il frantumi la “quarta parete” e inizia a domandare a ciascuno: “Senti puzza di bruciato? Di carne bruciata?”: è lei la protagonista dello spettacolo, un’adolescente su di giri in t-shirt e salopette di jeans con lo zainetto rosso in spalla che si presenta e comincia il suo racconto prima del canonico ingresso in scena. È simpatica, ironica, disinvolta, irriverente eppure timida dietro i suoi occhiali. Quasi matta. Folle come necessita di essere chi deve compiere un gesto totale.

La leggerezza, ironica e quasi schizofrenica, è giocata sul filo sottilissimo della finzione che si confonde con la realtà, fagocitandola. Il pubblico è chiamato ad ascoltare un racconto in prima persona , una confessione, una confidenza a tu per tu, estremamente colloquiale. Tante domande su cui riflettere lo investono. Racconta di se stessa, della sua famiglia di operai stakanovisti, della rivolta contro i capitalisti, del lavoro in fabbrica e del suo amore per Carlo, il giovane operaio forte e vigoroso.

Il testo meta-teatrale, estraniante, che vuole il personaggio ora dentro il racconto ora fuori, quasi a commentare, a suggerire tracce musicali, apportando tanti interventi della realtà, forse troppi,  nel luogo della finzione è una trovata drammaturgica interessante e vicina al teatro epico politico. Fa riflettere sorridendo ma l’eccesso è la perdita del vero senso di essere lì.

In scena c’è un dramma, sempre più spesso quotidiano: la chiusura delle fabbriche, la perdita del posto di lavoro, il tema politico della denuncia sociale alle nuove leggi dell’esternalizzazione, volte al solo profitto capitalistico, che esigono la dislocazione delle industrie italiane dove il costo del lavoro è più vantaggioso.

È il dramma di chi si ritrova defraudato della propria esistenza, delle certezze lavorative dopo anni di devozione alla fabbrica, vissuta come una casa, come una famiglia. Così i genitori della protagonista, così lei stessa e il suo Carlo. Ed è disperazione. Quella che porta ad un atto di rivolta estremo, incendiarsi, come un kamikaze, per vendicare il rispetto del diritto al lavoro. Un atto teatrale davvero politico se non fosse stato così eccessivamente leggero.

Army in me
Bailamme Teatro
Regia di Simone Ranucci
Con Virginia Vassura

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