Daily Fringe #oltreilteatro – XVI puntata

Il Roma Fringe Festival seguito dagli inviati di Ghigliottina.it, media partner della manifestazione romana

Amunì
(di Ludovica Angelini)

amuniQuesta favola tenera ci presenta due protagonisti che sembrano rinchiusi in questa stanza/prigione, senza tempo né luogo. C’è un Peter Pan che ignora la parola crescere, preferisce solo giocare ed eviterebbe volentieri di lavarsi e mangiare. Accanto ha la sua fatina, ormai cresciuta e si è fatta donna che lo incita a comportarsi da persona “normale”. Si chiedono in base a quali canoni possono gli altri definirsi persone normali.

Il testo del regista Vincenzo Picone si muove dalle suggestioni dell’argentino Julio Cortàzar espresse in “Storie di Cronopos e di Famas”, dall’inevitabile certezza che per vivere all’interno di una realtà sociale sono necessarie delle regole, delle “istruzioni”. Ma cosa accade a chi non può o non vuole seguirle?

I due protagonisti ci mostrano i crucci che hanno le persone che non vogliono seguire queste regole, forse perché non le conoscono, o forse perché ne hanno paura e preferiscono nascondersi per sempre nella memoria. Lui non vuole uscire da quella stanza, sta bene lì, tra quelle quattro mura intrise di ricordi e incitato da lei ritornano continuamente ai ricordi dei loro sette anni, come se davvero non ne fossero mai usciti.

I rituali si replicano, le scarpe sono proprio lì, pronte sulla porta come cani che attendono con ansia i padroni affinché li portino fuori a fare un giro al parco. I due si ripetono “Amunì”, dal siciliano Andiamo, come una parola magica. Sono proprio queste sporcature siciliane che suonano poetiche dalla bocca dell’attore, e subito ti riportano ai ricordi della dolcezza dell’essere bambini, dell’acqua del mare e il giocare che da piccoli era l’unica cosa davvero importante.

Amunì
Gruppo ‘80
Regia di Vincenzo Picone
Con Alessandro Aiello, Giuliana Di Stefano

_________________________________________________________________________

Donne senza censura
(di Chiara Girardi)

donne senza censuraCome ci si sente nei panni della celebre Letizia Schiavo? È la domanda che l’intervistatrice misteriosa continua a porgere alla famosissima attrice e scrittrice che ha fatto della vanità e volgarità la sua fonte di ricchezza. Tutto sembra così superficiale, frivolo, i suoi personaggi nascono dalla quotidianità e li costruisce mettendogli in bocca luoghi comuni che, come dimostra interpellando il pubblico presente, tutti sarebbero capaci di creare.

Letizia Schiavo ormai non si preoccupa più di veicolare con l’arte della scrittura e del teatro un messaggio, è l’icona contemporanea di come sia facile fare successo con la mediocrità, aberra il valore della cultura per riportare tutto su un piano più popolare ed attraente. Ed è così che i personaggi dei suoi libri diventano reali, donne vere con le proprie forme e i propri bisogni, non temono più di dire la verità risultando provocatorie, esplicite ma per contrasto anche un po’ imbarazzanti e malinconiche. Un’idea interessante ed ironica che sebbene avallata da un’ottima performance recitativa risulta didascalica e poco centrata, non suscitando fino in fondo lo sdegno per un mondo che sta culturalmente degenerando.

Donne senza censura
scritto e interpretato da Patrizia Schiavo
con Silvia Grassi e Flavia Pinti
assistente Teresa Luchena
suono Marco Franceschelli
30 giugno, ore 23.30 – 1° luglio, ore 22 – 2 luglio, ore 20.30 | Palco C

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: