Congo e Guatemala: i progetti di solidarietà di AMKA

Intervista a Fabrizio Frinolli, presidente di AMKA, onlus che da più di 10 anni si occupa di promuovere e sviluppare progetti nella Repubblica Democratica del Congo e in Guatemala, dall’educazione alla sanità di base, dalla lotta all’HIV al sostegno delle attività produttive

di Graziano Rossi
su Twitter @grazianorossi

logoamkaQuella di quest’anno ci sarà l’ottava edizione dell’evento di solidarietà per i progetti che AMKA segue in due tra i paesi più poveri del mondo come la Repubblica Democratica del Congo e il Guatemala. Con quali aspettative vi state avvicinando a questo importante appuntamento?
La festa sulla spiaggia “Che botta a Capocotta” è un appuntamento che amiamo moltissimo. Ogni anno ci permette di celebrare la sempre più grande famiglia di volontari e sostenitori che insieme a noi si impegnano costantemente per le popolazioni del Congo e del Guatemala. Quest’anno abbiamo deciso di dedicare proprio a queste persone la mostra fotografica che tutti gli anni proponiamo per raccontare di noi. Apriremo cosi la campagna di raccolta fondi estiva che accompagna le missione in loco di moltissimi volontari. Ci aspettiamo grande partecipazione e l’impegno di sempre e ovviamente ci auguriamo ottimi risultati. I nostri progetti ne hanno bisogno!

Dal 2001, anno di fondazione della vostra onlus, a oggi, in che modo siete riusciti ad aiutare le persone che coinvolgete nel vostro lavoro? E cosa cercate di fare quando invece non riuscite ad essere di supporto per chi soffre?
AMKA si è sempre posta come strumento di promozione dello sviluppo locale. Con tutte le difficoltà che questo comporta, abbiamo scelto di collaborare con le popolazioni locali, disegnando insieme I nostri interventi e cercando di mantenere sempre vivo lo scambio di prospettive e di saperi. Purtroppo non sempre è possibile trovare delle soluzioni o le risorse necessarie per fare fronte alle necessità della popolazione. Mettere dei limiti ai propri interventi, per quanto possa sembrare paradossale diventa una questione di serietà  e una garanzia di efficacia. Ad ogni modo Il nostro impegno laddove non possiamo arrivare con le nostre forze è quello di creare sinergie con altri partner e cercare nella rete di altre organizzazioni chi possa intervenire.

Si parla spesso di quanto associazioni e onlus effettivamente aiutino popolazioni in estrema difficoltà in molte parti del mondo. Eppure in molti casi si celano truffe: è possibile secondo lei un lavoro di networking tra le varie organizzazioni non profit per essere ancora di più d’aiuto ed evitare che ci si possa approfittare della povertà altrui?
La cooperazione allo sviluppo deve necessariamente vivere di networking. La collaborazione, il dialogo e la rete sono caratteristiche imprescindibili del nostro lavoro e laddove si realizzano pienamente producono risultati esemplari. Questo purtroppo non basta a sconfiggere la disonestà e lo “sciacallaggio” di alcune realtà. Tuttavia questi risultati spesso si realizzano in silenzio e a “luci spente”.   Dare più voce e spazio alla buona cooperazione potrebbe essere un modo per alimentare la fiducia dei donatori e renderli più informati e consapevoli. Contribuirebbe a portare linfa ai progetti davvero efficaci fino a ridurre la povertà a tal punto che non sia più possibile approfittarsene.

Per maggiori informazioni: www.amka.org
Info “Che botta a Capocotta

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