Cobalto dal Congo: la Germania contro la manodopera infantile nelle miniere

Più della metà del cobalto del mondo proviene dal Congo. Questo metallo è impiegato in numerosi prodotti, come ad esempio in batterie ricaricabili e automobili elettriche. Ma per l’attività estrattiva viene ancora utilizzata la manodopera infantile

La transizione verso l’utilizzo dei veicoli elettrici si sta velocizzando sia in Europa che nel mondo. Di conseguenza, la domanda per il cobalto è aumentata e aumenterà significativamente in futuro. Questo trend dovrebbe colpire principalmente il panorama dell’attività estrattiva nella Repubblica Democratica del Congo, in quanto il Paese fornisce circa i due terzi della produzione globale di cobalto. La crescente domanda del materiale ha fatto concentrare l’attenzione sulle condizioni di estrazioni di questa risorsa. Ciò ha dato nuovo impulso e nuove opportunità a governi, aziende e organizzazioni della società civile per assicurare condizioni di lavoro sostenibili nelle miniere congolesi.

Il complesso paesaggio dell’attività mineraria del Paese pone una serie di rischi per le popolazioni locali e per l’ambiente. Quelli principali riguardano i diritti umani, le condizioni di lavoro, l’impatto ambientale e socioeconomico e gli affari ingiusti.

La situazione in Congo

A livello locale, Willy Kitobo, ministro delle Miniere del Congo, ha proposto un progetto per prevenire che l’attività estrattiva distrugga l’ambiente e la società dello Stato centrafricano. “Abbiamo visto come gli stranieri sfruttino i minerali congolesi distruggendo, allo stesso tempo, l’ambiente” ha spiegato Kitobo. “Vogliamo solamente certificare e vendere all’estero i minerali che sono stati estratti in condizioni appropriate decise dal Congo”. Le miniere del Paese adesso verranno incluse in un sistema certificativo che tenta di modificare le condizioni di tali attività.

L’attività estrattiva in Congo è spesso portata avanti in condizioni di lavoro precarie, impiegando manodopera infantile, causando rischi significativi all’ambiente e favorendo il finanziamento del conflitto militare. Anche la Germania sta tentando di intervenire con una nuova legge che regoli le catene di produzione cercando di aumentare le pressioni sulle aziende internazionali, così da assicurarsi che i beni siano prodotti in maniera sostenibile. Tra i vari obiettivi c’è anche quello di eliminare l’utilizzo di lavoro minorile.

Nel 2016, Amnesty International aveva già pubblicato un resoconto internazionale che denunciava gli abusi nella catena di produzione del cobalto. Il documento si concentrava specialmente la manodopera infantile e condizioni di lavoro pericolose. In Congo, circa 35.000 bambini lavorano come minatori. Nel 2017, il governo del Paese aveva riformato il regolamento delle miniere per introdurre esplicitamente delle pene per coloro che utilizzano manodopera infantile o vendono minerali estratti da minori.

Tuttavia, le aziende che sfruttano la manodopera infantile non si fanno notare. Ciò è stato chiaro durante una visita in India da parte del ministro dello Sviluppo tedesco, Gerd Müller. Poco prima dell’inizio della pandemia del coronavirus, l’uomo aveva visitato un mulino e una piantagione di tè, nel tentativo di comprendere meglio i problemi delle catene di produzione. Non c’era nessun minore a lavoro.

Nonostante la manodopera infantile sia ufficialmente vietata, resta comunque una realtà.

Lo può confermare Kailash Satyarthi, attivista indiano vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2014 grazie al suo impegno per combattere questa problematica. La sua organizzazione recupera giovani che hanno lavorate in cave, fabbriche di tappeti e piantagioni, e si assicura che vadano a scuola e sfuggano alla povertà.

Satyarthi ha dichiarato che la legge sulla catena di produzione di Müller è un buon modo per gestire la problematica della manodopera infantile. Quando le aziende europee spostano la produzione in Paesi poveri, i subappaltatori spesso impiegano bambini, pagandoli meno.

La legge tedesca renderebbe le aziende direttamente responsabili per questo crimine. Ma ci sono dei critici, incluso Stefan Liebing, presidente di una associazione tedesca che promuove lo scambio economico tra Germania e Africa. “Coloro che criticano le aziende tedesche facendo di tutta l’erba un fascio si intromettono nella protezione ambientale e nel processo di creazione di lavori in Africa” ha spiegato.

Liebing ha sottolineato che ci saranno meno posti di lavoro se le aziende della Germania si ritireranno e saranno sostituite da rivali senza scrupoli. Al posto di una legge tedesca, l’uomo favorirebbe una serie di misure che includerebbero anche il sistema di certificazione che Kitobo ha attuato per il Congo.

 

Traduzione di Chiara Romano via transportenvironment.org, thestar.com

Immagine di copertina via https://twitter.com/SmiileyF

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