“Imagina na copa”. Brasile 2014 come Sudafrica 2010?

Intervista al giornalista sudafricano Yazeed Kamaldien, che in un documentario ha raccontato le proteste contro lo sperpero di denaro pubblico per i mondiali di calcio

di Elisa Di Benedetto
su Twitter @Elisadb

"Noi siamo la rivoluzione", Manifestanti a San Paolo (foto di Yazeed Kamaldien)

“Noi siamo la rivoluzione”, Manifestanti a San Paolo (foto di Yazeed Kamaldien)

Brasile 2014: sale la febbre per i mondiali di calcio. Nel Paese sudamericano continuano le manifestazioni contro l’enorme aumento dei prezzi e della spesa pubblica e cresce la preoccupazione per la militarizzazione del Paese. E il dibattito si riaccende anche in Sudafrica, Paese organizzatore dei mondiali del 2010. Lo sperpero di denaro pubblico viene raccontato nel documentario “Imagina na Copa”realizzato da Yazeed Kamaldien, giovane giornalista e fotografo freelance di Cape Town (guarda il trailer).

Nell’autunno scorso, Kamaldien ha trascorso due mesi in Brasile per raccontare le proteste e lo stato d’animo della popolazione – intervistando giovani attivisti, uomini, donne, gli abitanti delle favelas, che rischiano lo sfratto in vista dei mondiali e delle Olimpiadi del 2016, ma anche i rappresentanti del governo e del comitato organizzatore.

Cosa ti ha spinto ad andare in Brasile e raccogliere le testimonianze della popolazione?
Nel 2010 il Sudafrica ha ospitato i mondiali di calcio e pensavamo tutti che un evento di tali dimensioni avrebbe portato molte opportunità, migliorando le condizioni di vita e creando lavoro. E’ quello che la Fifa e il Governo avevano promesso. Oggi, stiamo ancora pagando i debiti legati alla costruzione di stadi, edifici e strutture realizzati con il denaro pubblico. Per mantenere gli stadi vengono spesi 100mila dollari alla settimana.

Conoscendo le aspettative della popolazione sudafricana e le conseguenze dei mondiali nel mio Paese, ho voluto dare voce ai brasiliani, raccontare la loro rabbia per lo sperpero di denaro pubblico utilizzato per i mondiali, anziché per costruire case, ospedali e scuole adeguati.

Hai incontrato differenze nel modo in cui la popolazione ha accolto i mondiali nei due Paesi?
Sia il Brasile che il Sudafrica sono Paesi in via di sviluppo, ma il modo in cui la gente ha accolto i mondiali è molto diverso. In Sudafrica non ci sono state le proteste che stiamo vedendo in Brasile. Nonostante le difficoltà, la corruzione e il divario tra ricchi e poveri, c’era molta fiducia nella Coppa del mondo, la gente ci credeva. In Brasile c’è maggiore consapevolezza, probabilmente anche perché, a differenza del Sudafrica, vi è stato un grosso aumento nei prezzi e nei servizi, primo fra tutti il trasporto pubblico. I Brasiliani vogliono che si sappia che i mondiali non sono solo calcio, samba e modelle, ma rappresentano una realtà estremamente complessa, che presenta molte sfide.

In entrambi i Paesi, assistiamo a una sorta di neocolonialismo, che porta ricchezza a pochi, a spese di tutti. Ho potuto capire le somiglianze tra i Paesi di quello che viene definito “global South”, il “Sud globale”, e comprende i Paesi in via di sviluppo. Sono convinto che possiamo imparare l’uno dall’altro e trovare insieme la soluzione alle stesse sfide.

Il giornalista sudafricano Yazeed Kamaldien su una moto-taxi, nelle favelas di Rio

Il giornalista sudafricano Yazeed Kamaldien su una moto-taxi, nelle favelas di Rio

In Sudafrica documentario è stato proiettato in questi giorni e molte proiezioni sono in programma. Come reagisce il pubblico?
La prima reazione è di grande sorpresa, perché tutti sanno quanto il calcio sia amato in Brasile. Poi, cominciano a fare domande sui mondiali in Sudafrica. Da un lato, pensano che sia stata un’esperienza positiva, dal momento che hanno mostrato al mondo che il Sudafrica può essere considerato un attore internazionale e può fare grandi cose. Dall’altro, sono consapevoli che i mondiali hanno portato benefici sono a pochi e la maggior parte della popolazione sta ancora pagando.
Ci si chiede come sia stato possibile permettere che ciò succedesse e che solo le élite e le imprese di costruzioni potessero arricchirsi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Vorrei tornare in Brasile durante la Coppa del mondo, nonostante non sia stato sempre facile: sono stato sottoposto a continui controlli da parte delle forze dell’ordine e mi sono trovato in proteste molto violente, ma credo sia nostro dovere testimoniare la rabbia della popolazione, stanca di questa situazione.
Il titolo del documentario “Imagina na copa” è l’espressione usata di fronte a corruzione e disservizi. Significa “immagina come sarà durante i mondiali” e lascia pensare che la situazione potrebbe peggiorare durante la Coppa del mondo.

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