La Spagna dice addio al primo presidente della democrazia

E’ morto Adolfo Suárez, primo capo del governo spagnolo che dopo 40 anni di dittatura franchista portó il Paese alla democrazia attuale

di Maria Bonillo Vidal

adolfo-suarez“La concordia fu possibile”. Questo l’epitaffio scritto sulla tomba di Adolfo Suárez, l’ex presidente del governo spagnolo morto lo scorso 23 marzo dopo una lunga malattia neurologica. Una frase che definisce il periodo storico nel quale visse il primo capo di governo dopo 40 anni di dittatura franchista. Suárez fu uno dei protagonisti della cosiddetta “transición”, il cambio dal regime autoritario alla democrazia non violenta.

Precisamente, questa è una delle affermazioni che accompagnano la sua figura. “Padre” della democrazia, uomo di consenso, grande statista – sono solo alcuni degli attributi utilizzati in questi giorni per ricordarlo. Tra le altre cose, ci si ricorda di lui per aver legalizzato il Partito Comunista (PCE) e aver condotto il Paese verso un futuro al di fuori della dittatura – e da ogni guerra.

Ciononostante, in questi giorni di lodi ed elogi, c’è chi ricorda pure la sua provenienza politica. Quando Suárez è arrivato al potere era praticamente uno sconosciuto, benché fosse in politica da anni – nella politica legale, che in quell’epoca era solo la politica franchista.

Quando il dittatore Francisco Franco morì, il Re di Spagna, colui che oggi ha un genero imputato per frode fiscale, fu incaricato di formare un governo. Juan Carlos I scelse Suárez come presidente del governo di transizione nel 1976. Nel 1977, infine, venne eletto in quelle che furono le prime elezioni democratiche dopo quattro decenni.

Suárez proveniva dall’ala falangista (fascista) della dittatura, e la sua crescita dentro il movimento fu molto legata all’Opus Dei. Considerato il suo profilo, le forze d’opposizione erano scettiche riguardo alle reali prospettive di democratizzazione del Paese. Nonostante tutto, e grazie anche alla legalizzazione del PCE, Suárez guadagnó quella reputazione di “uomo di accordi e consenso” rimasta intatta fino al giorno dei suoi funerali: tutti i presidenti che la Spagna ha avuto finora, insieme a tutti gli esponenti della scena politica attuale, si sono uniti nel suo “Addio di Stato”.

Suárez si dimise nel 1981: benché il suo governo ottenne la fiducia, rimase da solo davanti al potere. Lasciò il suo UCD per fondare il CDS, si presentó di nuovo alle elezioni ma fu l’unico deputato eletto nella sua nuova fuormazione politica. Il Re, grande amico suo e uno dei primi a parlare pubblicamente dopo la sua morte, lo nominò Duca per il suo imprescindibile ruolo durante la transizione. Suárez si ritiró dalla politica nel 1991 e, pochi anni dopo, fu colpito da quel morbo di Alzheimer che infine spense la sua vita.

Un pregio che tutti gli riconoscono: impedire che il Paese si bagnasse di sangue 40 anni dopo quella Guerra Civile che lo divise in due. Unica nota dolente: non aver mai provveduto alla “riconciliazione” dopo la dittatura franchista. Ossia: non aver mai fatto giustizia, processando e arrestando quei membri della dittatura che per lunghi anni si resero autori di diversi crimini – così come fu fatto in altri Paesi del mondo, quale ad esempio l’Argentina.

 

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