Quegli amanti migranti che fuggono in Europa

L’Unione Europea apre le porte, le mani ed il cuore a chi proviene dal continente africano con il bisogno di sentirsi accettato e tollerato. Spetta loro Il diritto d’asilo, la Corte di Giustizia ha decretato

di Martina Martelloni

downloadAmare in Africa. Doppia A che talvolta si frantuma come uno specchio che cade al suolo, che taglia e fa sanguinare la dignità di chi deve nascondersi per proteggere il suo essere da una incomprensione divenuta rabbia ed intolleranza. Quando amare diventa reato, come lo è in molti paesi dell’Africa sub sahariana nei quali omofobia significa crimine punibile con legge.

La persecuzione è ora davanti agli occhi di tutti, davanti alla coscienza di un Europa che ha accettato di prendersi cura di gay, omosessuali, lesbiche, transgender e intersessuali. La cura si chiama diritto d’asilo ed ora la Corte di Giustizia ha riconosciuto ed accolto l’istanza presentata dal governo dei Paesi Bassi riguardante il caso di tre omosessuali rifugiati provenienti da Uganda, Sierra Leone e Senegal.

La lista dei Paesi che incrimina coloro che amano persone del loro stesso sesso, e con la stessa voglia di amare, è un elenco lungo che conta 38 Stati dell’Africa sub sahariana –  tra i quali si annoverano anche Kenya, Sudafrica, Camerun e Nigeria. A questi si aggiungono la Liberia, il Burundi, Camerun dove qualsiasi atto omosessuale è punibile con pene severe, inaccettabili, inapropriabili.

La sentenza della Corte si rivolge a quegli ordinamenti contenenti anche solo una norma, una legge che prevede il carcere per gli omosessuali ma oltre questo ci deve essere dell’altro. Non solo nero su bianco, non solo scripta manent ma reale stato di persecuzione che si tramuta in arresto e stretta di manette. Questo limita la propria vita, il proprio essere e dignità di scelta e basta ed avanza per poter chiedere di essere rifugiato in Europa. “una caratteristica fondamentale della propria identità” questa è la pronuncia della Corte in merito a coloro che sono costretti alla corsa per deviare i persecutori.

La paura di esprimersi e di dichiararsi al mondo per ciò che si è, costituisce motivo basilare per poter chiedere di più, sollecitare un sostegno ed un riconoscimento per non dover più camminare nella trasparenza per non essere visti e giudicati.

Se poi oltre al carcere si sporca anche qualsiasi ultimo segno di persona umana, allora ci si trova di fronte a pene dettate dal non sapere, dal non conoscere e da una paura del diverso rispetto a ciò che si crede sia natura regolare e giusta. C’è chi minaccia e chi della violenza fa la sua arma di pulizia, c’è chi invoca la cella e chi addirittura la morte. In Sudafrica, ad esempio, Amnesty International ha denunciato più volte il verificarsi di quelli che vengono definiti “stupri correttivi” e omicidi contro persone dello stesso sesso, anche se oramai qui la costituzione è esente da una norma che vieta questo amore. Questo perché il Sudafrica è stato il prima paese ha scaraventare fuori dal testo l’etichetta discriminatoria su base sessuale. I numeri, le voci ed i volti parlano altra lingua ed i casi di vessazione sono cosa vera e costante.

La voce dell’organo di Lussemburgo valca i confini ed i mari con quel continente così vicino geograficamente e che non rappresenta solo terra di investimenti e ricerca di risorse energetiche. L’Africa cresce e chi vanta di essere già in fase di maturazione, come l’Europa, non può ignorare le esigenze e le richieste di chi fatica per poter vivere con tutte le prerogative che vivere comporta. Dal 7 novembre la Corte di Giustizia Europea ha decretato la sua sentenza: il diritto d’asilo a chi viene negato di amare l’altro uguale a sé – nonostante questa scelta e questa natura non leda a nessuno: non ai governi, né alle istituzioni, ne al popolo.

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