Il “Roma Fringe Festival”: intervista a Davide Ambrogi

Si è conclusa domenica 14 luglio l’edizione 2013 del Roma Fringe Festival. Ghigliottina intervista Davide Ambrogi, ideatore e direttore artistico dell’evento

di Isadora Casadonte

fonte immagine: bibliotu.it

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Era il 1947 quando otto compagnie teatrali scartate dal FEI, il Festival Internazionale di Edimburgo, decisero di andare comunque in scena e di dar vita ad un festival di spettacoli autoprodotti e autofinanziati senza rendere conto a istituzioni, sovvenzioni, influenze di vario genere e divieti artistici di stili, forme, culture e religioni. L’unica dipendenza delle compagnie doveva essere quella verso il loro pubblico. Nacque così il Fringe (letteralmente “frangia”, concettualmente “periferia”): il primo festival teatrale “indipendente”. Questa la presentazione del Fringe Festival e dell’idea, presto resa concreta, alla base del progetto.

Sul modello del capostipite di Edimburgo, dagli anni settanta in poi, sono presto nati in tutto il mondo altri Fringe Festival. Immancabile allora nello scenario del teatro indipendente, la Città Eterna ha ospitato a sua volta il Roma Fringe Festival nello storico quartiere di San Lorenzo. Un evento che dal 15 giugno al 14 luglio si è svolto con successo di pubblico nell’ampio spazio verde di Villa Mercede con 72 compagnie tra nazionali ed internazionali per 230 spettacoli, nove per sera.

Per scoprire di più sul festival, rivolgiamo allora alcune domande a Davide Ambrogi, ideatore e direttore artistico del Roma Fringe Festival:

Come si inserisce il Roma Fringe Festival nel panorama del teatro indipendente romano? 

Il Roma Fringe è nato per essere un festival di scala nazionale e internazionale e i numeri stanno a dimostrarlo.  All’interno dell’ambiente teatrale cittadino, naturalmente, diventa un dispositivo artistico per comparare il teatro romano con quello esterno.

Festival di questo tipo a Roma sono sempre mancati. Le rassegne presenti fino a oggi sono troppo esigue o elitarie per poter veramente fotografare e documentare il teatro su e giù per la penisola. Al contrario il Roma Fringe, forte dei suoi 72 spettacoli provenienti da tutta la penisola e oltre (uno dall’Inghilterra e uno dalla Svizzera oltre a quelli ospiti provenienti da New York, da Stoccolma e da Londra), riesce a dare un’impressione più completa di quello che è il panorama del teatro off in questi anni in Italia.

Quali le caratteristiche che vi hanno permesso di riconoscere e selezionare le compagnie “Fringe”?

Le compagnie partecipanti hanno risposto a un bando, al quale poi è seguita una selezione. La selezione si è basata sugli spettacoli proposti, cercando di raccogliere il maggior numero di tipologie di teatro possibile, sempre con un occhio alla qualità. Si spazia quindi dai classici al teatro di ricerca, dalla performance all’improvvisazione, dal teatro sociale fino alla stand-up comedy.

Il pubblico ricopre un ruolo centrale all’interno del festival: il suo giudizio viene richiesto alla fine di ogni rappresentazione. Quale la funzione e l’importanza della votazione? 

Il pubblico partecipa come parte della giuria, dividendosi il verdetto con quella “di qualità” composta da addetti ai lavori che quotidianamente bazzicano le platee del Fringe. I voti vanno da 1 a 4, e naturalmente vale la regola della media aritmetica e in questo modo l’avere un pubblico numeroso e pieno di amici non porta a nessun risultato. Bensì, uno spettacolo deve guadagnarsi un giudizio positivo da entrambi i fronti per sperare di poter accedere alla fase successiva del sabato.

fonte immagine: periodicoitalianomagazine.it

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Dopo la seconda edizione del Roma Fringe Festival, possiamo aspettarcene un’altra? Quali le eventuali affinità e le future novità?

Sicuramente ci sarà una terza edizione e sicuramente sarà migliore della precedente. O almeno questo sarà il nostro primario obiettivo, ovviamente.

Domenica 14 luglio si è concluso il festival. A trionfare è stata la compagnia teatrale catanese Vuccirìa Teatro con “Io, mai niente con nessuno avevo fatto”, scritto e diretto da Joele Anastasi, alla sua opera prima. Un parere sul vincitore del festival e sul messaggio di questa rappresentazione.

La compagnia Vucciria Teatro ha letteralmente sbancato il festival. Anche noi siamo stati piacevolmente sorpresi di come lo spettacolo abbia particolarmente convinto la giuria, vincendo ben tre premi: miglior spettacolo, miglior drammaturgia e miglior attore. Mi ricordo che il primo giorno si erano presentati con i dubbi di qualsiasi compagnia da fuori Roma, chiedendoci e cercando rassicurazioni sulla possibile presenza di pubblico durante le serate. Ribattemmo che il nostro pubblico ripaga sempre chi se lo merita. I “sold out” delle ultime due repliche hanno risposto benissimo ai loro interrogativi e all’arte che stavano offrendo.

Un gruppo di ragazzi giovanissimi, talentuosi e volenterosi, che hanno avuto il coraggio di presentare in prima persona un problema sociale ancora molto forte in Italia: l’omofobia. Sono riusciti a riempire la scena solo con una cassapanca, il forte testo di Anastasi e la loro convincente recitazione. Tutti gli ingredienti necessari per una pura tradizione “fringe”.

In gamba quanto umili, è evidente che siano spinti soprattutto da una forte passione che, come in questo caso, se accompagnata da talento, potrebbe portarli dove più desiderino.

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