Nuoto: Mondiali di Barcellona al via, Noemi Batki insegue il sogno nei tuffi d’élite

  • noemi batki

Intervista esclusiva alla nostra portacolori dalla piattaforma, che sogna la definitiva consacrazione dopo il buon ottavo posto alle Olimpiadi di Londra 2012, sulla scia dei successi dal trampolino di Cagnotto e Dallapè

di Paolo Pappagallo
@paul_parrot

noemi batkiDa lassù, sulla rupe quasi inaccessibile sospesa tra cielo e acqua che domina la collina di Montjuic, la vista della metropoli catalana è magnifica. Peccato che la piattaforma del Palau Sant Jordi, cuore nevralgico dei Mondiali di nuoto e sport acquatici al via quest’oggi a Barcellona, non sia esattamente un tranquillo luogo di villeggiatura dal quale catturare istantanee mozzafiato del panorama circostante. Quella nicchia a 10 metri d’altezza, apparentemente irraggiungibile per i comuni mortali, è odore di casa per l’élite dei più coraggiosi e funambolici protagonisti di una delle gare più spettacolari del programma mondiale dei tuffi.

Una gara nella quale l’Italia, al femminile, è da anni ottimamente rappresentata dalla 25enne Caporal Maggiore dell’Esercito Noemi Batki, ungherese d’origine ma italianissima d’adozione tra Belluno e Trieste, 3 medaglie europee negli ultimi anni (oro a Torino nel 2011, argento a Budapest nel 2010 e a Eindhoven 2012), ottava alle Olimpiadi di Londra dello scorso anno e seconda alle World Series 2013, pronta nella kermesse catalana a tentare l’assalto alla definitiva consacrazione mondiale, sulla prestigiosa scia della collezione di medaglie nei trampolini “più in basso” delle compagne di squadra, Tania Cagnotto e Francesca Dallapè.

Alla vigilia della partenza per la Spagna, dove scenderà in acqua a partire dal 24 luglio, abbiamo incontrato Noemi con la collaborazione del Gruppo Sportivo Esercito, che ringraziamo per l’autorizzazione.

Noemi, 21 anni fa, proprio al Palau Sant Jordi di Barcellona, tua mamma (Ibolya Nagy, rappresentante della nazionale ungherese di tuffi, ndr) raggiunse il punto più alto della sua carriera sportiva con la partecipazione alla gara dalla piattaforma alle Olimpiadi del 1992. Un ulteriore stimolo in più per far bene in una gara così importante e in una  location già di per sé così suggestiva ed affascinante?
Senza dubbio tornare nel posto, nell’impianto che in termini di risultati ha dato così tanto a mia mamma, mi riempie di curiosità e aggiunge ulteriori motivazioni e stimoli extra nell’affrontare una competizione già di suo così sentita e fondamentale. Ottenere un grande risultato qui sarebbe un vero sogno; per lei l’esperienza a Barcellona ha rappresentato il  momento di massimo splendore atletico, la ricompensa per l’impegno, i sacrifici e le fatiche di un’intera e intensissima carriera sportiva. Ma se nel suo caso l’Olimpiade spagnola ha poi segnato la chiusura in bellezza dell’ottima parabola a livello tuffistico, chissà che invece per me proprio da qui non si spalanchino le porte verso nuovi traguardi e soddisfazioni tutte da vivere, nel lungo cammino verso i prossimi Giochi Olimpici di Rio 2016. 

Dopo l’ottima prestazione alle Olimpiadi di Londra dello scorso anno, il 2013 è stato sicuramente l’anno più intenso della tua carriera: l’introduzione del nuovo, complesso tuffo del tuo programma (il doppio salto mortale e mezzo avanti carpiato dalla verticale con un avvitamento, ndr) le tappe delle World Series, riservate alle top 8 della specialità, gli Europei e ora i Mondiali. In quale condizione psicofisica ti presenti a Barcellona dopo una stagione così faticosa?
È  vero, questa annata si è rivelata davvero molto impegnativa e, nonostante mi abbia fornito dati particolarmente importanti sul piano dell’esperienza, ne ho indubbiamente risentito sul lungo termine dal punto di vista della brillantezza fisica. Per questo ho dovuto operare scelte anche sofferte, come la rinuncia alle Universiadi di Kazan, al fine di recuperare le energie e preparare al meglio gli imminenti campionati mondiali. Da questo punto di vista fondamentale è stato l’apporto del mio preparatore atletico Fabrizio Mezzetti, che mi ha seguito in tutto questo periodo ottimizzando il recupero fisico e rimanendomi accanto anche nell’ultimo periodo di collegiale, presso il centro sportivo dell’Acqua Acetosa di Roma, proprio questa settimana.

Il Mondiale catalano può rappresentare anche l’occasione per sfatare il tabù delle manifestazioni FINA, dopo i risultati non felici delle edizioni di Roma 2009 e Shanghai 2011. Da questo punto di vista, come ti senti nei confronti della concorrenza, ancora più agguerrita al di fuori della cornice continentale? L’esperienza olimpica ti ha aiutato a migliorare ulteriormente nella gestione delle pressioni esterne?
Grazie alla preziosa esperienza alle World Series di quest’anno ho imparato definitivamente a confrontarmi con le atlete più forti del mondo e, soprattutto, a gareggiare in modo da gestire lo stato psicofisico sempre in base alle necessità. La difficoltà in questo caso non credo stia primariamente nel confronto con la concorrenza, quanto piuttosto nella gestione delle energie e della concentrazione in un evento molto lungo, che ci vedrà affrontare eliminatoria e semifinali a distanza di pochissime ore l’una dall’altra. Con un clima afoso e caldo che sicuramente non aiuterà, sarà importante non cedere nelle prestazioni tra le 10 del mattino e le 3 del pomeriggio del 24 luglio, per poi affrontare al massimo delle possibilità e senza esclusione di colpi la finale per le medaglie nel tardo pomeriggio del giorno seguente.

Tornando al tuo programma di gara, il tuffo dalla verticale, la vera novità di quest’anno anche in termini di coefficiente di difficoltà, si è dimostrato particolarmente ostico da gestire, con conseguenze nei risultati agli ultimi Campionati Italiani e agli Europei del mese scorso a Rostock: come prosegue  l’ambientamento con questo nuovo tuffo e quanto credi possa incidere sul risultato finale nella gara del Mondiale?
Non ho alcun rimpianto, la verticale è stata la mia personale scommessa per alzare l’asticella dopo le soddisfazioni nell’anno olimpico. Il proposito era proprio quello di incrementare il mio coefficiente di difficoltà per rendermi più competitiva sul piano internazionale e, oltretutto, ho colto la palla al balzo per eliminare dal mio programma di gara il doppio salto mortale e mezzo indietro, tuffo che mi creava non poche insicurezze nonostante la buona esecuzione negli ultimi anni. Questo tipo di verticale è un esercizio estremamente complesso e le donne che la eseguono si contano sulle dita di una mano, perchè è necessaria molta forza per eseguirla correttamente; in compenso è estremamente facile da comprendere e da tradurre nei successivi movimenti in aria. Ovviamente quindi la maggior parte del lavoro ha riguardato il perfezionamento del meccanismo di spinta, sul quale tuttora si concentrano i miei sforzi per rendere il tuffo di alto livello. Ma nonostante le difficoltà del caso non mi sono mai pentita della mia scelta, anzi, credo che quando sarà il momento giusto questo tuffo contribuirà non poco a darmi grandi soddisfazioni.

La pattuglia azzurra dei tuffi si presenta ai nastri di partenza del Mondiale con ottime speranze di confermare i risultati prestigiosi internazionali ottenuti negli ultimi anni: in prima linea, immancabilmente, c’è Tania Cagnotto, in singolo e nel sincro con Francesca Dallapè; poi gli occhi puntati in particolare, oltre che su di te, su Maria Marconi dal trampolino e sul giovanissimo Andrea Chiarabini dalla piattaforma. In generale, quale ti sembra la condizione e l’umore della squadra a poche ore dalle inizio delle gare?
La squadra si è preparata bene, siamo tutti carichi e concentrati, soprattutto dopo questa ultima settimana di collegiale che abbiamo trascorso insieme e nella quale abbiamo perfezionato ulteriormente i nostri tuffi e, nel complesso la nostra preparazione. Non è facile fare previsioni, a livello mondiale credo che ben poche nazioni possano affermare a priori di avere ottime possibilità di podio, ci sono tanti atleti ad altissimo livello che potenzialmente possono puntare in alto. Ragionevolmente, la lotta si concentrerà come al solito alle spalle dei cinesi, ma nella vita e nei tuffi non si sa mai…

Con l’edizione di Barcellona 2013, sono entrati nel programma Mondiale anche i tuffi dalle grandi altezze: abituata come sei a cimentarti con la notevole altezza e le molteplici difficoltà della piattaforma, ti cimenteresti mai a saltare da altezze ancora maggiori, quali i 20 o 27 metri?
Nonostante molte volte lo spazio sembri non bastare, credo che i 10 metri siano un altezza più che sufficiente per le mie attitudini spericolate e non intendo assolutamente, né ora né mai, dedicarmi a ulteriori pazzie… Ma sicuramente sarà un grande spettacolo per il pubblico e speriamo che anche questo tipo di gare possano aiutare il nostro piccolo mondo dei tuffi a brillare più intensamente sotto il profilo della considerazione generale. Non solo in occasione delle principali manifestazioni, come Mondiali o Olimpiadi.

Dopo la kermesse catalana, il calendario di gare riprenderà anche nel nostro paese con i Campionati Italiani Estivi di Categoria, in programma al Foro Italico di Roma dal 1° al 4 agosto. Ti vedremo quindi in gara anche nell’ultimo appuntamento stagionale?
Certamente, sarò presente nella tre giorni di gare al Foro Italico e, oltre che nella piattaforma, quasi sicuramente parteciperò anche alla competizione dal trampolino di 1 metro. Saluto quindi i lettori di Roma a cui auguro buona visione dei Mondiali, sperando di vederli poi numerosi sugli spalti in occasione dell’imminente appuntamento tuffistico nella Capitale.

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