Il campione e l’artista

La “leggenda nera” del tennis, Ivan Lendl, espone a Praga la sua collezione personale di manifesti del grande artista ceco dell’Art Nouveau  Alphonse Mucha

di Alessia Signorelli (@signorellialexa)

fonte immagine: bleacherreport.net

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Chi ha qualche anno in più, ed è stato (o e tutt’ora), un appassionato di tennis, se lo ricorda bene, molto bene, Ivan Lendl, nato nel 1960 in Cecoslovacchia, ora Repubblica Ceca, la bestia nera del tennis, l’uomo che “tutti amavano odiare”. Ombroso, aggressivo e determinato in campo, a metà anni ’80 era *il* campione, con un carnet di tutto rispetto: vincitore di 8 titoli del Grande Slam, 4 volte Campione del Mondo ITF (International Tennis Federation), per 5 anni alla prima posizione del ranking e, dal 2001 inserito nell’International Tennis Hall of Fame. Ma non ha mai vinto Wimbledon. Ha “combattuto” in campo contro grandi del tennis quali Borg, Connors e “l’iraconda primadonna” del tennis John McEnroe (indimenticabili, leggendarie le sue sfuriate in campo, la più famosa quella contro l’arbitro Ted James, nel 1981, a Wimbledon, che rischiò di costargli la squalifica dopo aver vinto al primo turno contro Tom Gullikson).

Tanto quest’ultimo era polvere da sparo, quanto Ivan Lendl era noto per non sorridere mai, o quasi, andando a creare, insieme al suo stile di gioco “spietato”, la figura del “cattivo” del tennis, come in una Commedia dell’Arte sportiva, dove ad ogni giocatore di quegli anni, veniva cucito addosso uno stereotipo umano, spesso portato all’eccesso.

Ivan Lendl è l’ennesima dimostrazione che gli esseri umani possono essere veramente pieni di inaspettate sorprese, soprattutto per quanto concerne il mondo dello sport – non nascondiamoci dietro un dito, c’è un’ampia percentuale di noi che non riesce a vedere gli sportivi come persone capaci di altri interessi, tra cui, ad esempio, l’arte. Perché gli stereotipi sono duri a morire, e, a volte, per smontarli,ci vuole un qualcosa di veramente forte, come, ad esempio, il fatto che proprio Lendl ha deciso di mostrare, per la prima volta, la sua collezione di manifesti pubblicitari del grande artista ceco Alfons (francesizzato in Alphonse) Maria Mucha, (1860 – 1939) attraverso una mostra, inaugurata il 10 aprile scorso e che proseguirà fino al 31 luglio, alla Casa Municipale di Praga.

fonte immagine:wikipedia.org

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E’ proprio il contrasto tra la figura del tennista e le opere di questo signore dell’Art Nouveau, il cui accesso all’Olimpo degli artisti gli fu consentito nel 1895, dopo aver realizzato il manifesto Gismonda (1894) per la gloriosa attrice Sarah Bernhardt, diva incontrastata di quegli anni, di quel periodo a cavallo tra due secoli, dove tutto era rivoluzione, dopo tutto era cambiamento, a suscitare la “sorpresa”, l’esclamazione di “non avrei mai creduto!”

Le figure di Mucha, le sue donne la cui seduzione viaggiava sui binari della carne che si fa spirito aereo e viceversa, sono come linee curve imbevute di elegante sensualità, ammiccanti con grazia, erotiche prive di richiami mondani o volgari. Donne –leggende, donne – dee e ninfe, simboli e richiami, inserite nel contesto di un’arte nuova, appunto, che rompeva con la tradizione pittorica, concentrandosi sulla nozione di bellezza applicata anche alle arti “minori”, quali quelle grafiche, ad esempio, delle quali Mucha è stato, ed è tutt’ora, una delle punte di diamante – per l’uso del colore, per la visionarietà degli sfondi nelle quali queste creature di sesso femminile, sospese tra la terra e i cieli,  sono inserite, antesignane “pin up” pubblicitarie, ma con quel tocco di mistero in più che non guasta mai e che ora manca decisamente tanto.

Sorprende questa passione di Lendl.

Esposti sono 116 dei 119 poster pubblicitari di Mucha (uno è stato dichiarato perduto, mentre gli altri due sono esposti rispettivamente ad Amsterdam e New York), quasi l’intera produzione, che Ivan Lendl ha iniziato a collezionare da metà anni ’80, all’apice della sua carriera, dopo un incontro con Jiri, il figlio di Mucha, scrittore e giornalista, che gli fu presentato da Jan Kural, all’epoca allenatore della squadra di Coppa Davis e lui stesso grande appassionato dell’artista ceco.

fonte immagine:lookayou.wordpress.com

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Curata dallo storico dell’arte Karel Srp, la mostra è considerata quella di maggior pregio nella stagione culturale 2013 della splendida città di Praga. I poster, prodotti tra il 1895 e il 1935, sono presentati con una suddivisione “periodica”: il periodo parigino (1887 – 1905), quello americano (1906 – 1910) e quello ceco (1911 – 1939). Il valore di queste opere è immenso; si tratta di valutazioni che vanno dai 10mila ai 50mila euro l’uno.

All’inaugurazione, Lendl, ha mandato sua figlia Marika, dicendo che proverà ad essere alla mostra il 29 aprile, sempre che gli impegni come allenatore di Andy Murray glielo permettano.

Un binomio, un incontro inaspettato, sicuramente un gesto molto bello, da parte di Lendl, verso la comunità degli amanti dell’arte, questo di permettere al pubblico di poter godere della sua collezione personale.

E non preoccupatevi. Se non riuscirete ad andare a Praga, è previsto, dopo la fine della mostra, un tour mondiale.

 Ivan Lendl; Alfons Mucha

10 aprile – 31 luglio 2013

Casa Municipale di Praga, Piazza della Repubblica 5 – Praga 1 (náměstí Republiky 5 – Praha 1)

Per info:   http://www.lendl-mucha.com/

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