Pensieri verticali

Al MAXXI Arte  la mostra Vertical Thinking, lo sguardo sul tempo dell’artista sudafricano William Kentridge

di Alessia Signorelli

Il tempo ci fagocita, ci ridimensiona, ci disperde e ci unisce. C’è chi va alla ricerca di quello perduto, come Marcel Proust, mentre, per il critico e teorico Northrop Frye, il tempo “opprime” e “redime”.

(fonte immagine: fondazionemaxxi.it)

Per l’artista sudafricano William Kentridge il tempo è malleabile tanto quanto la creta migliore. Artista poliedrico, visionario, che ama la contaminazione fra generi diversi tra loro e, a volte, anche distanti, Kentridge presenta, ospitata al MAXXI Arte di Roma  e in prima nazionale“Vertical Thinking una mostra che ruota attorno all’installazione “The Refusal of Time” creata per Documenta 13 di Kassel.

Frutto di una riflessione pluriennale sul tempo e sui concetti ad esso legati e che esso ispira, sviluppata a quattro mani con il fisico e storico della scienza Peter L. Gallison, Vertical Thinking si misura con l’idea che, in realtà, la lotta dell’umanità contro il tempo non è altro che una lotta impari contro una specie di fantasma legalizzato da convenzioni millenarie, che lo hanno di volta in volta, a seconda del progredire della civiltà e dei cambiamenti ad essa conseguenti, modificato ed adattato alle proprie necessità.

Ci si sincronizza, spesso inconsapevolmente, con milioni di persone e in certe occasioni si possono attraversare diversi fusi orari, rendendosi vagamente conto della non-realtà del tempo come “noi” lo conosciamo.

Proprio da questo pensiero, cioè dall’assoluta volatilità e impalpabilità del tempo, si sviluppa (ripensata per gli spazi della Galleria 5 del museo) “The Refusal of time” una magnum opus di dimensioni ragguardevoli, dove danza, teatro, cinema, musica, disegni si mescolano in un’alchimia esplosiva che si irradia in più dimensioni, spaziali e concettuali, creando sensazioni stranianti, quasi di favola che penetrano nello spettatore, trasportandolo al di là delle sue stesse convinzioni.

William Kentridge non è nuovo a questo tipo di “mescolanze”, anzi, si può dire che il crossing-over dei generi e media artistici più disparati sia il suo segno di riconoscimento. Un marchio di fabbrica che racconta non solo l’eclettismo e la versatilità dell’artista, ma che mostra anche la ricchezza e multi direzionalità del pensiero creativo, capace di abbracciare la vastità dell’umano ed analizzarne le sfumature.

Fortemente influenzato dal proprio ambiente e contesto sociale, William Kentridge ce lo presenta, facendolo passare attraverso parallelismi simbolici, con quattordici serigrafie in mostra, sei delle quali appartenenti alla collezione permanente del MAXXI Arte. Tra queste “Flagellant (1996-97) una libera rilettura dell’opera teatrale Ubu Roi di Alfred Jarry, che si presenta come una riflessione sull’apartheid e Cemetery with Cypresses (1998) che si ispira all’opera Il Ritorno di Ulisse di Claudio Monteverdi, nella quale l’eroe eponimo ritorna sì, ma in un ospedale di Johannesburg.

A “completare” questo viaggio nel tempo ed attorno ad esso, dal 15 al 18 novembre, presso il Teatro Argentina e nell’ambito del Romaeuropa Festival 2012, verrà messo in scena lo spettacolo Refuse the Hour, che debutta in prima italiana.

Tempo cannibale, tempo che ci spaventa, tempo che sembra non essercene mai abbastanza, ma anche tempo – giocattolo, tempo – spettro, tempo – idea. L’importante è osservarlo tra ironia ed autoironia, per liberarci dalla sua dittatura e prenderlo per ciò che è: una favola alla quale tutti, oramai, crediamo.

William Kentridge – Vertical Thinking

Roma, MAXXI

17 novembre 2012 – 3 marzo 2013

Orario: dal martedì alla domenica 11.00-19.00 | sabato 11.00-22.00

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