L’era dei partiti falliti

Nel post-elezioni tutte le forze politiche hanno perso, mentre l’extra-parlamentarietà torna come soluzione ai mali del Paese. È la fine del sistema?

di Adalgisa Marrocco

bersanitristeBersani ci ha provato, ma ha fallito. In un Paese in cui l’inverosimile è realtà incontrovertibile, per il leader della coalizione che ha perso le elezioni era imperativo categorico provare a formare un governo.

Insomma, un game-over annunciato che però non colpisce solo il centro-sinistra, eroe dimezzato di questo videogioco elettorale dal cattivo finale. A perdere sono anche gli antagonisti ed i finti aiutanti: da una parte il M5S che cala nei consensi per l’inerzia dimostrata, dall’altra il Pdl sempre più sfacciatamente ad berlusconem.

Bersani ha sbattuto la fronte contro i ‘no’ dei grillini e contro l’inganno gattovolpesco che il Cavaliere aveva (e, diciamoci la veritá, ha ancora) intenzione di trarre, offrendo un interessatissimo aiuto.

In sostanza, c’è un PD privo di sensi, un Pdl con la faccia di non camuffare nemmeno più il conflitto d’interessi nel proprio programma pseudo-politico e, infine, un M5S che bella figura con i propri sostenitori non ha fatto, ma che potrebbe sempre trarre vantaggio dallo stallo creatosi.

L’invocazione dei dieci saggi da parte di Napolitano lascia mummificati democratici e pidiellini ma, in una certa prospettiva, svincola i grillini. Durante le consultazioni degli scorsi giorni, i 5stelle hanno peccato d’ignavia (se i loro veti possono considerarsi non-decisioni) però, al contempo, sono quelli ad essersi sporcati meno le mani.

Il succo del messaggio del MoVimento (se messaggio è considerabile) è stato: noi con i partiti non c’entriamo nulla e continuiamo a non volerci avere a che fare, anche se di noi hanno disperato bisogno. Coraggio o vacuità politica? Questo ce lo dirà il tempo.

Cosa lampante è invece che le due anime del defunto bipolarismo, sono morte anche loro. Centro-destra e centro-sinistra sopraffatte dall’incapacità di auto-revisionarsi, di non saper guardare oltre il proprio naso. Una colpa che, come già affermato, potrebbe essere imputabile anche al M5S, ma solo dopo aver valutato col senno di poi i suoi ‘no’.

È una politica che si contraddice da sola, questa. Politica che svecchia anagraficamente il Parlamento, ma rimane ancorata agli imperativi della sua gerontocrazia. Un ad personam e ad partitum che si declina attraverso paradigmi di diverso colore politico. Un fallimento generalizzato che ha costretto il presidente della Repubblica, garanzia istituzionale di un Paese allo sbando, a cercare soluzione in una realtà extra-parlamentare.

Un’extra-parlamentarietà applicata al potere esecutivo che torna sulla scena per la seconda volta in un anno e mezzo: prima col governo tecnico Monti, ora con la discesa dei dieci Dei dall’italico Olimpo degli esperti.

Segni evidentissimi che questo sistema è definitivamente al tracollo ma che, finché partiti e politici non ne prenderanno coscienza, saremo costretti ad una prolungata passeggiata al tramonto. In attesa di un giorno nuovo. Un giorno che qualcuno chiamerà Terza Repubblica.

(fonte immagine: tmnews.it)

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