La teoria dei sinonimi

Inciucio e Bicamerale sostituiti da alleanza e Convenzione: il progetto di Bersani e i fantasmi del passato

di Samuele Sassu

bersanicolleUn incarico precario, ma pur sempre ufficiale. Pier Luigi Bersani ottiene il via libera da Giorgio Napolitano per tentare di mettere in piedi una maggioranza che metta finalmente in moto questa XVII Legislatura. Cominciano le consultazioni, con la delegazione dell’Anci e con quella del Terzo settore, che saranno poi seguite da quelle con i singoli partiti entrati in Parlamento. Bersani, etichettato dai più come cupo e sfiduciato, smentisce e annuncia: “Non c’è niente di impossibile. Non sono pessimista”. Il segretario, forse, ci crede davvero.

Risponde a Silvio Berlusconi che, da una Piazza del Popolo drammaticamente gremita, utilizza frasi di scherno e arringa i suoi. Bersani non si scompone e spinge per un governo del cambiamento quanto mai necessario. Si rivolge anche ai grillini, il cui capo è ostile a ogni ipotesi di alleanza con qualsiasi altra forza politica, facendo notare come abbia ben funzionato il metodo Grasso. Questo per riaffermare ancora una volta che il Partito democratico è “in testa al cambiamento, non in coda”. Sta a loro, pertanto, una decisa assunzione di responsabilità per il bene dell’Italia, con buona pace di Beppe Grillo.

Il segretario promette l’attuazione di una serie di norme stringenti sul conflitto di interessi, criteri per determinare chi è candidabile e chi no, ineleggibilità. Il nodo più difficile da sciogliere, ovviamente, resta quello delle alleanze. Il vero problema, in questo momento, è rappresentato da un indice di sinonimia molto elevato con il disprezzato sistema dell’inciucio. A Bersani servono tanti voti per ottenere la maggioranza anche al Senato. Voti che potrebbero arrivare dal Pdl o dal Movimento 5 Stelle. Tuttavia, per accaparrarseli, serviranno promesse concrete non semplici da determinare, in entrambi i casi.

Bersani, per niente sicuro dell’eventuale compartecipazione dei grillini, non chiude la porta in faccia a Berlusconi: “Potrebbe esserci uno spazio di discussione sui grandi temi istituzionali”, afferma, e sembra auspicare la corresponsabilità annunciata da Napolitano. Il segretario intende seguire un doppio binario: il governo del Paese, da un lato; le regole e le riforme delle istituzioni a cui dovranno interessarsi tutti i partiti, dall’altro.

Il candidato numero uno alla guida dell’Italia insiste nel proporre una legislatura costituente che dia vita in Parlamento a una Convenzione con scopi molto precisi: la riforma della legge elettorale, la riduzione del numero  dei parlamentari e la trasformazione del Senato in una Camera delle autonomie. Uno strano termine, “Convenzione”. Ricorda tanto quella che, alla fine del diciottesimo secolo, diede alla luce la nuova Repubblica francese. Oppure è solo un modo per non utilizzare un altro termine che evoca soltanto clamorosi fallimenti: la Bicamerale.

La più recente, quella istituita nel 1997 con legge costituzionale dei 70 presieduta da Massimo D’Alema e voluta da Silvio Berlusconi, è ancora considerata l’applicazione meglio riuscita dell’inciucio tra poli. Nonostante i sedici anni trascorsi, è facile notare che gli autori sono ancora in gioco nello scenario politico. Che coppia, questi due! Autori di una commissione simbolo di scambi sottobanco e accordi di potere. E Bersani, infatti, quando parla del suo progetto, utilizza termini differenti, più nobili. Da verificare in un secondo momento ciò che nascerà dalla sua eventuale messa in opera.

Di inciuci non vogliono certo sentir parlare dalle parti di Sel. Il principale alleato del Pd, Nichi Vendola, esclude il “piano B”, ossia ogni eventuale alleanza o stretta collaborazione con il Pdl. Lascia intendere, pertanto, che se Bersani non dovesse  riuscire a trovare una maggioranza, si tornerebbe al voto. Il leader democratico, oggi più che mai, si trova al centro dell’arena politica. È l’osservato speciale, avrà anche delle buone intenzioni, eppure sembra più che mai impossibile far nascere un governo in grado di mettere in pratica quei pochi, ma fondamentali provvedimenti. La XVII Legislatura, così come il destino del Pd, restano appesi a un filo.

(fonte immagine:http://www.quotidianodipuglia.it )

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