Silvio e l’eterno ritorno

Il Paese spaccato in due: tra micromeghiani e il ritorno di fiamma dell’elettorato per Belusconi. Siamo di fronte ad un nuovo esempio di eterno ritorno del Cavaliere?

 

di Adalgisa Marrocco

silviobandiereBerlusconi è ineleggibile. Benissimo. Lo dice Micromega, lo dice il Popolo Viola, lo dice il PD e pure Grillo. L’abbiamo capito. Lo dicono tutte le pie anime riformiste della nostra penisola ultimamente, anche se nessuna di esse si è accorta che Berlusconi ineleggibile non lo è da oggi, ma da vent’anni.

A quanto serve concentrare l’attenzione su un problema tanto circoscritto, quando l’Italia di problemi diffusi a macchia d’olio ne ha a bizzeffe? E specifichiamo, qui non si intende fare la morale, o ergersi ad avvocati difensori della vittima sacrificale Berlusconi Silvio.

La questione è che se il passeggero Italia affoga, non ci si può preoccupare che uno dei macchinari posti a controllo della rotta della nave sia di dubbia fabbricazione. Bisogna gettare il salvagente al passeggero e poi, casomai ci si riesca, levare di mezzo quel marchingegno sospetto che, per giunta, sta piazzato lì da due decenni. Nessuno sembra comprendere con barlume di buon senso l’ordine naturale delle priorità.

All’indomani della manifestazione pro-Silvio di sabato 23 marzo, Giuliano Ferrara ha scritto: “Quattro mentecatti che vorrebbero dichiarare ineleggibile il principale uomo politico italiano degli ultimi vent’anni, i micromeghisti che passeggiano a Roma, piazza Santi Apostoli, sono nell’immaginazione malata di questo vecchio e fino a ieri prudente capo apparato l’avanguardia della cosiddetta società civile dei Farinetti, delle Gabanelli, dei Barca (oddiomio!) e di non so chi altro, manca solo Saviano alle Pari Banalità […] Invece a Piazza del Popolo ci sono i berluscones. Milioni di voti regolarmente espressi. Una esperienza di molti anni e un assetto della vera società civile, quella dei piccoli imprenditori, delle casalinghe, dei pensionati, del sud e del mondo della produzione nordista, dei lavoratori dipendenti e autonomi di pezzi d’Italia in rivolta contro gli eccessi del carico fiscale, un terzo del paese”.

Lungi pormi a difesa del giudizio di Ferrara, ma il suo personale dipinto di quanto accaduto durante le manifestazioni di sabato a Roma è pressoché illuminante. L’uso del termine ‘illuminante’ è, ovviamente, da prendersi con le pinze, ma altro aggettivo non poteva essere usato perché è vero: verrebbe quasi da dare ragione a Ferrara, quando nel suo racconto scendilettista si delineano i contorni di quella che è la situazione attuale. Un Paese che, forse per volontà di distrarsi dalla catostrofe che lo coinvolge o per semplice incoscienza, non affronta l’emergenza.

La realtà è che in piazza, a proclamare l’inelegibilità di Berlusconi, non c’è l’Italia vera. C’è l’Italia intellettualoide, quella micromegana, che il problema di non riuscire a fare la spesa non ce l’ha mai avuto, non ce l’ha e molto probabilmente mai ce l’avrà. Invece, l’Italia vera è soffocata, stanca ed esausta. L’Italia vera è tanto disperata che, alla ricerca di risposte che non giungono, rischia di cadere di nuovo nella trappola del furbo Silvio.

E’ banale e ripetitivo dire che Berlusconi parla alla pancia, ma è al contempo verissimo. Il Cavaliere ci rimpinza di promesse, costruisce teorie complottiste che hanno come vittima se stesso, lancia frecciatine ad un centrosinistra che non vuole collaborare per il bene dell’Italia. E così Berlusconi risorge dalle ceneri della sua rovina, quella che ogni due o tre editoriali viene evocata da Scalfari da vent’anni a questa parte ma che, guarda caso, non si è mai concretizzata.

L’errore è macroscopico. Come è macroscopica l’inutilità di continuare a scavare alla ricerca dello scrigno ‘Impresentabilità’, quello che aprendosi dovrebbe consentire la cacciata di Berlusconi dalla vita politica del Paese. Non serve, soprattutto in questo momento storico, continuare questa caccia al tesoro, che già in passato era fallita per gli ostacoli e le trappole del diritto, del Parlamento e del menefreghismo rispetto a quello che gli italiani hanno espresso mediante referendum.

Come menefreghismo dei benpensanti, di quelli intelligenti che dovrebbero dare una ripulita al Bel Paese, riguarda il fatto che in ben 7 tornate elettorali politiche, tantissimi italiani Berlusconi hanno continuato a votarlo e, probabilmente, continueranno a votarlo anche in futuro.

E Berlusconi in questo clima ci sguazza da due decenni, continuando a fare il suo comodo in cambio dell’illusione di una rivoluzione liberale mai attuata. Così vien da pensare a quanto fosse sensata la proposta venuta dal centrosinistra qualche anno fa riguardo l’ipotesi di concedere immunità penale assoluta al Cavaliere, in cambio di una sua uscita definitiva dalla vita politica nazionale. Una proposta molto più sensata di qualsiasi rigurgito micromeghiano.

Siamo di fronte al ritorno, l’eterno ritorno.

(Fonte immagine:  http://www.agi.it/ )

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