La mappatura delle disuguaglianze

Il mercato del sesso, le comunità GLBT afro e latino americane, e i lavoratori dell’industria dei diamanti sintetici “mappati” dall’artista e filmaker svedese Sara Jordenö

di Alessia Signorelli (@signorellialexa)

fonte immagine:artbook.com

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Sara Jordenö è bianca, svedese, ed è un’artista e filmaker. Twiggy Pucci Garçon è afroamericano, è un produttore, un perfomer ed è, soprattutto, parte integrante della Kiki Scene, una “street scene”, nata negli anni ’80 ad Harlem dalla volontà dei giovani afro e latinoamericani gay, lesbiche, bisex e transgender, per reagire agli atti di bullismo perpetrati contro di loro dalla cultura urbana più mainstream e contro l’intolleranza nei loro confronti da parte di istituzioni come la famiglia, la Chiesa, la scuola e lo stesso governo. Una comunità, più che una “scena”, che da trent’anni si preoccupa di offrire non solo assistenza (come, ad esempio, educare i giovani ai rischi legati all’abuso di alcol e droghe e alle conseguenze di incontri sessuali non protetti), ma anche di fare da “famiglia” a tutti quei giovani (tra i 12 e i 25 anni) rifiutati ed abbandonati proprio in virtù del loro orientamento sessuale.

Insieme, da più di un anno, Sara Jordenö e Twiggy Pucci Garçon, stanno portando avanti “The Gestures”, un documentario “work in progress” proprio sulla Kiki Scene, e che include anche riprese del “Movement Ball” un happening, un evento, a metà tra un ballo e le sfide, un po’ come quelle dei rapper, dove, però, i partecipanti danno fondo a tutta la loro creatività per affrontare (e portare nella loro specifica “casa” un riconoscimento) tematiche pregnanti – all’inizio, questi ragazzi, giocavano con le immagini stereotipate eterosessuali, bianche e dell’alta borghesia, rendendole proprie, ora, “riscrivono il significato di essere a rischio”. Un documentario che racconta, attraverso i luoghi, le difficoltà di questi giovani, e la loro lotta per vivere, più che sopravvivere, in un setting culturale spesso ostile.

A Sara Jordenö piace raccontare le storie di quelle zone grigie della società, delle quali si sa l’esistenza ma si tende a non “volerla sapere”, attraverso un filtro che potremmo definire “geografico.” Nel 2012 ha presentato l’installazione Time and Motion Studies (NYC Maps): una vera e propria “mappatura” delle zone più “oscure” di New York, caratterizzate dalle più “illecite e controverse connessioni tra disuguaglianze di razza,genere e reddito nella città.” Vere e proprie “cartine” di Harlem, arrangiate secondo un ordine “geografico” e che rappresentano le aree del mercato del sesso – il tutto nato dopo che la Jordenö aveva aiutato la sua partner, criminologa, ad intervistare i “protettori” della zona, spesso andando incontro a rischi.

La particolarità sta nel fatto che queste mappe, alcune dettagliatissime, altre poco più che scarabocchi improvvisati, sono state fornite all’artista direttamente dai protettori intervistati da lei e dalla sua compagna. Successivamente, la Jordenö ha creato un’animazione a livello di “street view”, segnando le zone dove il commercio del sesso, ad Harlem, si svolge, proiettandola in un loop su dei monitor.

Risale invece al 2010 “Diamond People – Istruction for a film”, un altro documentario “geografico/artistico”, nel quale venivano tracciate le connessioni tra una fabbrica di diamanti sintetici svedese (nella quale l’artista aveva lavorato) e le sue “filiali” in Sud Africa e in Cina, documentando,in collage di testo ed immagini, la situazione dei lavoratori.

E’interessata alla geografia umana e a quella dei mercati “non formali” Sara Jordenö, che utilizza come canali per la sua arte sociale, che racconta quelle storie scomode, che parlano di ingiustizie sociali, sessuali e razziali, descrivendo, senza diventare pedante o pietista, realtà difficili, non lasciandole, però, al semplice concetto o alla pura astrazione, ma riconoscendole e cementandole in un contesto spaziale concreto; rendendole, per questo, ancora più reali.

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