La voglia di vincere

Il confronto tv del centrosinistra, le ambizioni di Renzi e la prova di coerenza

Di Samuele Sassu

Una settimana all’insegna del centrosinistra, quella appena trascorsa. Prima l’incontro all’americana fra i cinque candidati alle primarie, seguiti dalle analisi e gli strascichi su quanto raccontato dai fantastici 5  e infine la convention di Matteo Renzi alla Leopolda. Sono questi gli elementi che confluiscono nel grido di battaglia di una compagine politica la cui voglia di vincere non è mai stata così grande.

Lunedì scorso, negli studi di Sky che solitamente ospitano X Factor, Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e Laura Puppato sono andati in scena nel  confronto in stile Stars and Stripes scandito da regole ferree: 90 secondi per ogni risposta e tutti in piedi davanti a un leggio trasparente, con il conduttore Gianluca Semprini a controllare che ogni candidato rispettasse tempi e modalità di risposta.

Qualche contrasto, specialmente su temi caldi come quello delle alleanze: Renzi chiude la porta all’Udc,  affermando che “di Casini ce ne sono già abbastanza nel Pd”. Della stessa idea Vendola. Al contrario, Bersani e Tabacci lasciano aperto uno spiraglio a quel centro che potrebbe essere molto utile per vincere le elezioni di marzo. Il sindaco di Firenze, inoltre, suscita la perplessità di Tabacci e Puppato, quando promette che il suo eventuale governo sarà composto da soli dieci ministri.

Tutti d’accordo, però, nel condannare la riforma del lavoro di Elsa Fornero e sulle critiche verso Sergio Marchionne. “Uno sfregio alla civiltà” il progetto dell’attuale ministro, secondo Vendola. Mentre Renzi si sente “tradito”, dopo aver inizialmente creduto nell’ad del Lingotto. Bersani si comporta da bravo segretario, un po’ padre e un po’ fratello, quando indica i colleghi sul palco e afferma: “La mia coalizione è questa qua”. Alla fine, su Twitter il libero sfogo al suo entusiasmo: “Bel confronto, siamo forti”.

Tuttavia, è Renzi il vero protagonista di questo centrosinistra. È l’uomo dei media, forse l’unico in grado di bucare realmente lo schermo. Dal palco della Leopolda, nella sua Firenze, conclude la convention in grande stile e prepara l’assalto finale alle primarie. Lancia una frecciata al segretario, riferendosi alla sconfitta contro Grillo nel ballottaggio al Comune di Parma, quando Bersani affermò: Non abbiamo perso, abbiamo non vinto“. È in quel momento che il Rottamatore decide di scendere in campo e adesso può caricare gli elettori: “Alle politiche 2013 invece vogliamo vincere”.

A chi continua a dargli del fascistoide, per quella serie di voti che probabilmente riceverà dall’elettorato di centrodestra, Renzi replica: Perché dovremmo vergognarci di prendere quei voti? Meglio Bersani che li raccoglie per conto di terzi, con Casini?”. Tanta ironia, invece, sulla questione delle deroghe interne al Pd per la rielezione della vecchia guardia di cui fanno parte Rosy Bindi, Massimo D’Alema e Walter Veltroni: “Avete presente i bambini che non vogliono scendere dalla giostra? Se vinceremo, eserciteremo quei no pedagogici che aiutano a crescere”.

E anche a Di Pietro non le manda a dire. Il grande escluso dalle primarie, forse mai tanto in discussione come in questi mesi, invita i cittadini ad andare a votare e il suo endorsement è tutto per Vendola e Bersani, i soli a proporre un’alternativa al governo Monti. Renzi non accusa il colpo e liquida Tonino con una battuta: “Considerato quello che ha combinato nelle ultime settimane e negli ultimi vent’anni, è positivo che dica di votare tutti eccetto me”.

Tuttavia, l’impresa di conquistare le primarie di domenica prossima rischia di rivelarsi ancor più complicata del previsto e a dirlo sono proprio i sondaggi. Bersani, infatti, è saldamente in testa e anche di diversi punti: 41 a 26, recita il sondaggio della Swg. Inoltre, sempre secondo i dati, con un milione e mezzo di votanti, la vittoria del segretario è certa.

Questo lo sa anche Renzi che continua a sperare in una maggiore affluenza alle urne delle primarie. Impiegherà questa settimana per girare con il suo camper nella zona più “rossa” d’Italia: Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Qui proverà a convincere anche quella parte di elettorato di sinistra a cui proprio sembra non andare giù: gli anziani, in qualche modo infastiditi da tutto questo insistere sulla rottamazione.

Alcuni scenari vanno comunque delineandosi. Da un lato, Il Pd e lo stesso Bersani sanno che, in caso di vittoria del segretario nelle primarie, mettere Renzi da parte rappresenterebbe un grosso errore: il sindaco fiorentino, per quanto irriverente, ha di certo avuto il merito di attirare forze che in passato non avrebbero mai guardato al Pd. Dall’altro, in caso di sconfitta, Renzi ha già promesso di tirarsi indietro, perché non accetterà premi di consolazione che lo farebbero diventare come quelli che ha sempre voluto “rottamare”. Di certo, si tratterebbe del primo caso di coerenza nella storia della Seconda Repubblica.

(fonte immagine: http://www.lettera43.it/)

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