La storia della rovina: governo, imprese e sindacati

Da agosto a oggi per decidere come annullare i diritti degli italiani. Produttività e Salari

di Camilla Barni

Crescita, produttività e competitività. Sono queste e tre parole che hanno caratterizzato le politiche economiche del nostro Paese questo autunno. Incentivi, stimolo alla ripresa e un’agenda ricca di incontri si sono avvicendati nel lungo dibattito tra governo e imprese, nel quale i sindacati hanno fortemente criticato tutti i passi e le proposte del governo Monti. Protagonisti Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, segretario della Fiom, Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, e poi la voce del popolo, la crisi e gli studenti.

In agosto a Roma non rimane mai nessuno. Il caldo e l’asfalto bollente hanno, da sempre, fatto evacuare oltre che ai cittadini, anche i politici. Ma non è stato così per questo Governo: il 24 agosto, infatti, il potere aveva dedicato un’intera giornata ai lavori proprio sul tema della crescita. Questo era stato attuato in vita delle misure che interessano principalmente le piccole e medie imprese (PMI) sulle misure di semplificazione burocratica e gli incentivi per le start up innovative.

In questa occasione, si sono inserite le proposte di aziende e dei sindacati. Per primo si sono proposti gli sgravi per innovazione e ricerca, portata avanti a gran voce da Confindustria, sotto forma di credito d’impresa per le aziende che investono in innovazione e ricerca; in secondo luogo, sul fronte sindacale, è stata sostenuta la detassazione delle tredicesime, promossa da Susanna Camuso; ovvero, utilizzare le risorse della lotta all’evasione per detassare le tredicesime di lavoratori e pensionati.

Gli appuntamenti fondamentali sono stati fissati nelle date del 5 settembre e nell’11 dello stesso mese. Il 5 settembre, alle ore 12, è avvenuto l’incontro tra Governo e imprese, ovvero Confindustria, Rete Imprese Italia, ABI, Ania, Alleanza delle cooperative. Ovviamente quello che ha dato avvio a processo di rottura tra le parti sociali e Palazzo Chigi, è stato l’incontro dell’11 settembre: il dibattito si è incentrato sul tema della produttività e della competitività per la crescita e l’occupazione. Mario Monti, dopo aver organizzato diverse riunione interministeriali, ha sperato fino all’ultimo in un dialogo che si concludesse con un accordo proficuo per entrambe le parti, sollecitando i lavori.

L’accordo, a settembre, non fu preso. A ottobre si riaprirono le trattative: “Sulla produttività stiamo facendo una trattativa intensa”, ha spiegato Santini, dichiarando che l’obbiettivo era quello di cercare di rafforzare i redditi dei lavoratori con buste paga più adeguate, attraverso la detassazione. Il rafforzamento della struttura contrattuale fu prerogativa fondamentale per le parti sociali, che cercarono in tutti i modi di raggiungere un equilibrio, come ha spiegato Santini il 15 ottobre scorso.

E così si arriva fino a novembre: la Cisl ha formalizzato, pochi giorni fa, il suo sì alle imprese; la Uil ha annunciato di non firmare e di aver bisogno di maggior tempo per capire come muoversi (per lunedì 19 novembre è prevista un’assemblea di segreteria), mentre la Cgil, dopo la lettera inviata alle imprese da parte del segretario Susanna Camusso, ha dichiarato il proprio dissenso, orientandosi verso la decisione di non firmare.

“Senza modifiche – ha detto il numero uno della Fiom-Cgil, Maurizio Landini – non si firma nessun accordo sulla produttività con le imprese”. Nella lettera della Camusso si legge chiaramente che il sindacato non ha nessuna intenzione di mollare il colpo: «Fin dall’esordio del confronto in materia di “produttività” abbiamo proposto il tema della democrazia e rappresentanza, come necessità per un ordinato sistema di relazioni, ancor più indispensabile nella difficile e prolungata situazione di crisi”. Un avanzamento di quello che già era stato stabilito il 28 giungo del 2011.

La Camusso conferma poi che questo accordo non tiene conto delle relazioni sindacali e di svolgimento della stagione contrattuale, proposto dal governo che continua per contro a non attivare politiche per la crescita”. A questa affermazione risponde il presidente di Confindustria, Squinzi, dicendo che chi non vuole firmare si “assumerà le responsabilità davanti al Paese”.

Intanto il Paese si ritrova a rotolare sempre più verso il basso. Salari insufficienti a mantenere uno stile di vita misero e fatto di semplicità, diritti che vengono tagliati per mancanza di fondi. Scioperi di lavoratori e studenti che si concludono a manganellate lungo le sponde del Tevere. Il malumore cresce, come cresce la voglia di cambiamento, un cambiamento che i potenti non vogliono permettere.

(fonte immagine: http://www.esserecomunisti.it/)

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