La “Falsa guerra” di Carlos Manuel Álvarez

Nel secondo romanzo dello scrittore cubano il lettore può perdersi, soprattutto se cerca un senso che le pagine e la scrittura rifiutano.

Avevo amato il precedente romanzo di Carlos Manuel Álvarez, Cadere. Ne avevo amato la prosa efficacissima, “chirurgica ma lirica e avvolgente”. Avevo goduto nel rileggere un passaggio e assaporarne ancora l’esattezza con cui l’autore aveva descritto una porzione di mondo, fisica o mentale che fosse. La trama era esile, i personaggi incastrati, con sentimenti diseguali, nella loro realtà.

Ecco, se anche voi avete apprezzato Cadere, dimenticatelo. 

In Falsa Guerra Cuba è un ricordo lontano, presente sullo sfondo dei ricordi, elemento che crea legami effimeri tra i personaggi. Personaggi che si rincorrono tra un frammento e l’altro, talvolta protagonisti, talvolta personaggi secondari o solo nominati da altri.

Camminano in avanti ma senza arrivare veramente da nessuna parte. 

La scrittura è frammentata. La vita dei personaggi è frammentata. 

L’esilio (dell’autore e dei suoi personaggi) ha creato un limbo, una sospensione in quel procedere in avanti della vita che si vorrebbe lineare. Si ha quella perenne sensazione di qualcosa che deve accadere, tutto è già accaduto o forse semplicemente non accadrà. 

In questa sospensione, la realtà non assomiglia più a se stessa. Il presente si sovrappone alle immagini del passato. Ma il ricordo mente. Tutto cambia. Tutto è cambiato. Si fatica a trovare un senso.

Tutti i personaggi (talvolta chiamati per nome, più spesso identificati solo con un nome comune: il Barbiere, lo Strumentista, il Cliente, l’Adolescente ecc.) si trovano in un momento circoscritto della loro vita, stanno lasciando o hanno lasciato un luogo, verosimilmente il loro paese d’origine, per andare in un altro luogo. 

Non è un viaggio. È un allontanarsi, una migrazione, un esilio.

Si abbandonano riferimenti e abitudini. E in un altro luogo se ne cercano altri. Álvarez fotografa il momento in cui i riferimenti precedenti non ci sono più e quelli nuovi sono ancora da costruire. Si cammina ma senza meta. Si frequentano persone senza sapere se faranno parte della propria vita o rimarranno indietro, sfocati sullo sfondo come tanti altri.

Predomina un senso di straniamento e confusione.

La struttura decisamente non lineare, ma anzi caotica e spezzata, fa il paio con la vita che non muove su binari precostituiti e secondo uno sviluppo lineare.

Falsa Guerra è un romanzo in cui il lettore può perdersi, soprattutto se cerca un senso che le pagine e la scrittura rifiutano. 

@vivileggiama

Falsa Guerra
Carlos Manuel Álvarez
Traduzione di Violetta Colonnelli
Edizioni Sur, 2022
pp. 271, € 17.50, e-book € 9,99

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