Il Washington Post ha intervistato Giorgia Meloni

Chico Harlan e Stefano Pitrelli, entrambi corrispondenti da Roma del Washington Post, hanno intervistato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a pochi giorni dalle elezioni del 25 settembre.

Intervista del 13 settembre 2022 tradotta da Chiara Romano

Ci sono molte parole tra cui scegliere quando si tratta di descrivere il suo partito: destra nazionalista, estrema destra, conservatore. Un’accozzaglia. Quale pensi sia il termine che si addice meglio al tuo partito, e perché?

Conservatore. Sono la presidente del Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti europei, ed è ormai da tempo che definisco Fratelli d’Italia un partito conservatore. Penso che non ci siano dubbi sul fatto che i nostri siano valori conservatori. La questione della libertà individuale, delle aziende private nell’economia, della libertà d’istruzione, della centralità della famiglia e il suo ruolo nella nostra società, della protezione dei confini dall’immigrazione incontrollata, la difesa dell’identità nazionale italiana – questi sono gli argomenti di cui ci preoccupiamo, quindi non c’è dubbio.

La crescita del suo partito è ben nota. Se stessimo parlando nel 2019, dopo le elezioni europee, avevate ottenuto il 6%. Adesso secondo alcuni siete al 25%. Riconoscendo che sia merito di tutto il partito, cosa pensa di aver fatto lei in quanto leader per aiutarne la crescita?

Siamo un partito nato nel 2013, ma fino al 2019 ci siamo sempre aggirati attorno alla soglia di approvazione del 3-4%. Quello che succede è che anche se molti elettori si sentono rappresentati da te, alla fine preferiscono non votarti, perché hanno paura che quel voto non conti. Dicevo sempre al mio partito che sarebbe stato più difficile arrivare al 5% che spostarsi da 5 a 15 a 20. Perché una volta che diventi un vero attore politico, le persone si sentono più sicure nel votarti.

Quindi abbiamo preso la strada più lunga, senza scorciatoie. Ho sempre detto che, primo, sarei arrivata al governo solamente con l’approvazione degli italiani, e secondo, solo una volta che fossi stata certa di poter fare le cose che volevo. Tutto ciò ha chiaramente richiesto molto lavoro, ma oggi gli italiani capiscano che siamo un partito di cui ci si può fidare, che la loro classe dirigente è seria.

Nei suoi discorsi durante la campagna elettorale ha spiegato quali sono le ragioni per le quali l’Italia si trova in un momento difficile. E di sicuro abbiamo visto molti Presidenti del Consiglio ottenere la carica e fare fatica. Quindi, con molta schiettezza: vuole diventare Presidente del Consiglio?

No [ride]. E quello che intendo è che non mai visto la politica come una questione personale. Quando mi sono avvicinata a questo mondo, non ho mai pensato che sarei diventata una politica. In realtà, volevo fare l’interprete e la traduttrice. E sono una giornalista.

Detto questo, dato che credo nel dovere nei confronti dei cittadini, se gli italiani decidessero di dare a Fratelli d’Italia il tipo di risultato che dice così – ossia “Vogliamo Giorgia Meloni come Presidente del Consiglio” – allora lo diventerò, considerando anche che l’ultima parola è del Presidente della Repubblica. Mentirei se dicessi che non mi tremano le mani all’idea di una tale responsabilità. Perché ci troveremmo a governare l’Italia durante quella che è forse una delle situazioni più complesse di sempre. Nel contesto europeo siamo alla fine delle classifiche relative a tutti i fattori macroeconomici; il nostro debito pubblico è totalmente fuori controllo. Siamo testimoni di una povertà crescente. Ma credo anche che questa nazione possa cambiare l’andamento delle cose con un po’ di buonsenso e una classe politica che sappia come spiegare delle scelte impopolari ai cittadini.

Nella sua autobiografia riconosce di aver sempre cercato accettazione. Adesso l’ha ottenuta dagli elettori di destra in Italia, ma potrebbe non averla dall’ “establishment” in Europa, e questo potrebbe renderle la vita difficile. Vuole essere accettata e, se è così, come pensa che potrebbe ottenere questo risultato?

Voglio che l’Italia abbia il ruolo che merita nel contesto europeo, e non capisco perché il Presidente del Consiglio, che è nominato in base a un chiaro consenso popolare, dovrebbe essere un problema per qualcuno. Non credo sia normale che qualcuno pensi che gli italiani non siano liberi di eleggere i loro rappresentanti come fanno gli altri in Europa.

Se dovessimo vincere le elezioni, una volta presentata la nostra prima legge di budget forse le persone all’estero noteranno che esistono partiti più seri di quelli che hanno aumentato il nostro debito per comprare i banchi con le rotelle. Quindi non ho bisogno di sentirmi accettata. E con ciò intendo che non mi considero una minaccia, un mostro, o un pericolo. Mi considero una persona molto seria, e credo che sia con la serietà che dobbiamo rispondere agli attacchi interessati contro di noi. Non dico di non aver criticato l’Unione Europea e spesso le sue priorità, ma forse in alcuni casi non stavamo sbagliando. Quello che sta succedendo negli ultimi anni, tra la pandemia e la guerra, dimostra quante priorità europee erano sbagliate.

In alcuni discorsi ha detto che “tutto quello che rappresentiamo è sotto attacco” – un riferimento ai valori cristiani, alle norme di genere, e anche alla possibilità di parlare liberamente senza essere attaccati. La domanda è: in questo caso, chi sono i nemici? Chi è che sta attaccando?

Tra i nemici considero prima di tutto la sinistra. C’è un’ideologia di sinistra, definita globalista, che ha l’obiettivo di considerare nemico tutto ciò che ti definisce – tutto ciò che ha plasmato la tua identità e la tua civiltà. Credo che l’Occidente stia pagando per tale debolezza, come abbiamo visto di recente. Invece credo in ciò che ci identifica, ossia i valori cristiani che hanno fondato la nostra civiltà, a prescindere che si creda in Dio o meno. Sono a favore del crocifisso nelle scuole pubbliche, non perché voglio imporre la religione in cui credo su qualcuno.

Ma che piaccia o meno, i valori cristiani hanno plasmato la nostra civiltà. Credo nel valore del rispetto grazie al cristianesimo. Credo nel valore del secolarismo dello stato perché me lo ha insegnato il cristianesimo. Credo nel valore della solidarietà perché me lo ha insegnato il cristianesimo. Si tratta di dire chi sei. Per come la vedo io, spiegare chi sei non significa mancare di rispetto agli altri; è l’esatto opposto. Solo le identità fragili hanno paura della discussione. Le identità forti e consapevoli non la temono.

Credo nel difendere l’identità, anche quella di genere. Su questo argomento, se si supera un punto di vista superficiale, il vero obiettivo di alcune teorie di genere non è lottare contro le discriminazioni, che è chiaramente qualcosa con cui siamo d’accordo. Coloro che pagano più caramente per queste teorie sono le donne. Quindi non capisco il circuito breve che porta coloro che si battono per i diritti delle donne a volere che una persona che è nata biologicamente come uomo competa con le donne nello stesso sport, ben sapendo che questo le penalizzerà. Posso dirlo? No? È mostruoso? Non credo. È una valutazione che deve essere fatta.

Quando abbiamo parlato coi suoi elettori, si sono concentrati più sui suoi messaggi circa il sanare la situazione del paese a livello economico, gestendo la burocrazia fuori controllo e aiutando coi prezzi del gas. Ma raramente li abbiamo sentiti parlare di argomenti che metterei sotto la categoria di guerra culturale. Ovviamente le sta molto a cuore la questione di genere o dell’adozione per le coppie gay. Ma crede che questo attirerà gli elettori o li farà andare via?

No, non penso che attrarrà elettori. Ma penso anche che le persone dovrebbero sapere cosa ne penso. Non ho mai avuto paura di prendere posizioni che non risultate vantaggiose. Credo che gli italiani si fidino di noi, di me, perché sanno che se penso qualcosa, la dirò. Detto questo, so che si tratta di questioni molti divisive. Ma lo sono solo perché non ne parliamo seriamente, giusto?

È chiaro che si sente vicina al Partito Repubblicano statunitense, che negli ultimi 10 anni è cambiato drammaticamente, durante il periodo in cui Fratelli d’Italia è stato un partito, e i repubblicani praticamente si dividono in due poli: i conservatori anti Trump, e quelli che hanno seguito l’ideologia di Trump. A quali parti del Partito Repubblicano pensa che Fratelli d’Italia somigli di più, e verso quale dei due poli è più allineata?

Non voglio immischiarmi nei litigi di altri partiti. Ero alla Conservative Political Action Coalition, ero alla National Prayer Breakfast, visito sempre con felicità gli Stati Uniti, che sono ovviamente un punto di riferimento per le nostre alleanze, e ho una buona relazione con il Partito Repubblicano. I repubblicani sono anche tra i partiti che sono registrati ai Conservatori Europei. Abbiamo una rete che ci unisce, i nostri esperi lavorano con l’International Republican Institute, con la Heritage Foundation, facciamo scambi culturali e molte delle loro lotte riguardano le cose di cui abbiamo parlato. Detto questo, non mi interessa entrare nel merito del dibattito interno del Partito Repubblicano, perché sarebbe troppo complicato per me. Seguo attentamente la loro evoluzione e ciò che succederà alle elezioni di metà mandato.

Nel suo libro ha parlato dell’utilità di avere nemici, citando l’esempio dei ragazzi che la prendevano in giro per il tuo peso. E ora, come politica, cita i nemici regolarmente: la sinistra che ha l’ossessione di distruggerla, per esempio. Ma se diventerà la leader del paese, rischierà di avere la parte del paese tendente a sinistra in disaccordo con lei? Vorrà avere dei contatti con l’altro lato, e se sì, come?

Non ho mai odiato nessuno e parlo con tutti, perché non ho né pretese di superiorità né il complesso dell’inferiorità. Di base, ho un atteggiamento maturo verso i miei avversari politici. Non credo si possa dire lo stesso per loro, nei miei confronti. Nel frattempo, girando l’Italia da nord a sud per la campagna elettorale, continuo a incontrare ex elettori di sinistra che mi dicono: “Ero di sinistra, ma stavolta voterò per te”. E sai perché? Perché la sinistra italiana ha dimenticato il mondo del lavoro per seguire un’agenda ideologica che ignora la vita quotidiana delle persone. È a loro che vogliamo offrire risposte reali.

 

Traduzione di Chiara Romano da: washingtonpost.com

Immagine di copertina via notiziario.uspi.it. Copyright: Torino piazza Carlo Alberto comizio di Giorgia Meloni (TORINO – 2022-09-13, Costantino Sergi) p.s. la foto è utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e’ stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

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