Romanzo Quirinale: carta vince, carta perde

Ieri è andata in scena la Prima della piece teatrale dell’elezione per il Presidente della Repubblica. Tra votanti che recitano a soggetto e la confusione del pubblico commentatore sembrava di assistere a una commedia pirandelliana. il terzo episodio della saga #RomanzoQuirinale apre ad una (prevedibile) nuova partita: quella per Palazzo Chigi.

L’unica notizia della prima giornata

Uscito di scena Silvio Berlusconi nella giornata di domenica, la situazione del lunedì mattina era questa: il centro-destra, che era l’unico ad avere il nome di un candidato, ha rimesso la palla in gioco tornando nell’arena con le altre compagini politiche per trovare un altro nome. Tra colloqui serrati tra delegati, leader di partito e maratone televisive, la giornata di ieri si è conclusa intorno alle 21.00 e l’unica cosa certa sono stati i voti: dei 1009 aventi diritto hanno votato 976 grandi elettori/elettrici. Il risultato era prevedibile e scontato. Vincono le schede bianche (672), a seguire ci sono gli 88 voti dispersi e le 49 schede nulle. Chi ha scritto un nome o un cognome si è limitato a scrivere sulla scheda elettorale nulla più che apprezzamenti di stima. Ne è un esempio il nome che ha ottenuto 36 preferenze ovvero quello dell’ex giudice della Corte costituzionale Paolo Maddalena; 16 grandi elettori hanno scritto il nome dell’attuale capo dello stato Sergio Mattarella; per Marta Cartabia sono state espresse 9 preferenze, per Silvio Berlusconi 7. Giuliano Amato, Pier Ferdinando Casini ed Elisabetta Casellati hanno ricevuto 2 voti ciascuno.

Insomma, la prima giornata, come prevedibile ha certificato la mancanza di allineamento tra i partiti sui nomi papabili e dato il fischio di inizio ad un’altra partita: quella per il nuovo capo dell’esecutivo.

Due poltrone per uno

È inutile starci a girare intorno: il nome che è stato fatto più spesso nella giornata di ieri è quello di Mario Draghi. Tra un “il Paese ha bisogno di stabilità” e un “serve un nome autorevole e condiviso” sembra che l’Italia sia carente di nomi spendibili per il ruolo di Capo dello Stato.

È inutile riportare i nomi fatti ai microfoni dei giornalisti o nei salotti televisivi. Se in una cosa è bravissima la nostra classe politica è quella di confondere le acque e gettare al vento nomi e cognomi per prendere tempo e continuare con le trattative.

L’unico nome che continua ad essere credibile è quello dell’attuale capo di governo. Ma se Draghi diventasse il nuovo Presidente della Repubblica, come farebbe contemporaneamente a guidare il Governo? Semplice: non sarebbe possibile. E per questo ci troviamo in una situazione in cui la politica deve trovare due nomi non più uno solo.

Draghi e la larga maggioranza

Quando Giuseppe Conte, a gennaio 2021, si è dimesso in seguito alla crisi di governo innescata da Italia Viva, il capo dello Stato si è trovato davanti un parlamento in fibrillazione. L’incertezza politica si è sovrapposta all’emergenza sanitaria e a quella economica, esacerbando l’instabilità del paese e con un PNRR da scrivere e consegnare rapidamente a Bruxelles. Sebbene il nome di Draghi aleggiasse nell’aria fin dalla fine del 2020 ci è voluto un po’ per trovare una convergenza. Il risultato è quello che vediamo oggi: una larga maggioranza che va dalla sinistra di Liberi e Uguali alla Lega di Matteo Salvini. Gli unici che non hanno dato fiducia alla guida di Mario Draghi sono stati, e lo sono tuttora, Fratelli d’Italia e un eterogeneo gruppo misto.

Per tornare all’attualità quindi ora di dilemmi ne abbiamo due: chi sarà il nuovo capo dello stato e chi occuperà il ruolo importante di Palazzo Chigi? Insomma, ricorda un po’ il gioco del domino e l’effetto omonimo, in cui bisogna scegliere attentamente quale tessera allineare per disporre poi quelle successive stando attenti a non farle crollare tutte!

Se il Capo dello Stato è un nome solo, quello del prossimo capo dell’ Esecutivo si porta dietro tutta una serie di cariche, poltrone e posizioni che possono minare dalle fondamenta l’effimera stabilità politica avuta dal giuramento di Mario Draghi fino a ieri.

Oggi si continua a giocare e forse entrambe le partite andranno avanti per tutta la settimana. I colpi di scena e le sorprese non mancheranno. Insomma con questa classe politica non ci annoia mai.

Damiano Sabuzi Giuliani

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