COVID-19: il nuovo protocollo sanitario raccontato da una dirigente scolastica: «È il dialogo con i genitori che mi fa andare avanti»

Mentre i rinforzi annunciati dal ministero dell’Educazione nazionale ancora devono arrivare, come fanno gli istituti scolastici a destreggiarsi col Covid-19? Franceinfo si immerge nella realtà di un piccolo comune francese.

Sono le 8:15 a Ercé-en-Lamée, è ancora buio, una fitta nebbia ricopre il piccolo comune del dipartimento Ille-et-Vilaine e i suoi 1.500 abitanti.

Per Elisabeth Derroisné, direttrice della scuola elementare, è già piena battaglia: «Ieri sera alle 19, telefonata di un’insegnante risultata positiva. Il ministro ha detto che avrebbe messo dei docenti a contratto… Stamattina non c’è nessuno». Una maestra con il COVID-19 e tutta la scuola Jules Verne deve adattarsi. «Buongiorno Séverine, non è che potresti accogliere tu i miei alunni?», chiede Elisabeth Derroisné. La direttrice, anche lei insegnante, affida quindi l’accoglienza dei suoi alunni di prima a una ATSEM (agente territoriale specializzato in scuole dell’infanzia). Bisogna occuparsi del resto, «fare il meglio che si può», sintetizza.

Altra preoccupazione della mattinata: i genitori del piccolo Jules non hanno visto l’e-mail in cui si diceva che non c’è lezione. «Non hanno la connessione. Ci sono delle zone bianche qui, perciò non ricevono le informazioni», spiega Elisabeth Derroisné. «No, non c’è lezione Jules. Puoi tornare a casa?», gli dice con un sorriso. Sei alunni da distribuire nelle classi vicine. Un lunedì come gli altri? «Diventa così, è logorante».

«Io ho ancora energia, ma per quanto? Non lo so».

Tutto il personale docente si ritrova inoltre a districare il vero dal falso nelle certificazioni dei genitori i cui figli sono casi di contatto. «Ho un’alunna appena arrivata che però mi dice di non aver fatto l’autotest», racconta un insegnante. Non è la prima volta che questo genere di autodichiarazioni è sospettoso.

Gli alunni di prima pazientano mentre Elisabeth Derroisné telefona a una madre: «Joshua non ha fatto l’autotest?». «No», conferma la mamma. «Magari sarebbe più rassicurante per noi, le dispiacerebbe?», risponde la direttrice consapevole che «i genitori iniziano ad averne un po’ abbastanza».

Prima di riprendere la sua corsa folle, Elisabeth Derroisné apre le finestre, «bisogna arieggiare», perché la scuola Jules Verne non è stata fornita di rilevatori di CO2, a causa del bilancio comunale insufficiente. In una classe vicina, un maestro ci confida: «Facciamo il possibile, non cerchiamo per forza di raggiungere obiettivi di apprendimento». «Si fa in modo che la giornata vada bene, non si possono fare miracoli». Alle 13 pranzo «Tupperware» nella cucina degli insegnanti. Nessuna notizia su un’eventuale supplente per domani. Elisabeth Derroisné è preoccupata: «Come avviso i genitori? Aspetto».

I lavoratori dell’Educazione nazionale sono di nuovo chiamati allo sciopero giovedì 20 gennaio. La direttrice, che aveva partecipato alla prima giornata di mobilitazione giovedì scorso, ci sarà stavolta? «Ripetere la cosa, no. In quel caso bisognava veramente puntare i piedi, dire ‘basta’. Ora, rifarlo tutti i giovedì, non ne vedo l’utilità».

Un docente a contratto reclutato per la circoscrizione

Dopo pranzo si torna in classe. E presto arrivano le 16:30. «I bambini vanno via coi genitori o al doposcuola. E io me ne vado in ufficio a vedere se non c’è un nuovo protocollo», ironizza Elisabeth Derroisné. Nessun nuovo protocollo ma una precisazione nell’e-mail della direttrice della circoscrizione: un docente a contratto, sugli 8000 annunciati da Jean-Michel Blanquer, sarà attribuito alle 36 scuole della circoscrizione di Ercé-en-Lamée. «Incrociamo le dita sperando che domani nessun insegnante mi dica ‘sono malato o sono positivo’».

«C’è un 20% relazionale e un 80% amministrativo. È il dialogo con i genitori che mi fa andare avanti», confessa la direttrice. «È ancora un bel mestiere?», gli chiediamo. «È ancora un bel mestiere», conclude lei.

Traduzione di Sara Concato via francetvinfo.fr

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