Svolta socialista in Honduras: Xiomara Castro è Presidentessa

É netta la vittoria di “Libre” davanti all’uscente “Partito Nazionale”: corruzione, ripresa economica e lotta al narcotraffico di stato le sfide più attese.

La popolazione ha scelto di impegnarsi al seggio e ha scelto di cambiare. Dopo 12 anni di governo conservatore dell’autoritario Juan Orlando Hernandez (Partito Nazionale dell’Honduras), sarà Xiomara Castro (LIBRE, Libertà e Rifondazione) a guidare il Paese. L’Honduras è una repubblica presidenziale per cui l’incarico di presidente corrisponde a quello di capo del governo.

Castro si è imposta su Nasry Asfura, esponente del PNH, con il 50,6% contro il 34,4% delle preferenze. La netta vittoria della candidata di LIBRE è conseguenza del malcontento di un popolo stanco, frustrato e sfiancato da una crisi totale che tocca il sistema economico, il tessuto sociale e le istituzioni governative e politiche. Il Presidente uscente, infatti, non è estraneo ad un sistema di narcotraffico che affligge l’intero Stato e che ha coinvolto in prima persona suo fratello. Quest’ultimo è stato condannato all’ergastolo per traffico di stupefacenti negli Stati Uniti e durante il processo Hernandez stesso è stato indicato come co-cospiratore del reato.

Il risultato del voto, quindi, è, in buona parte una reazione a questa situazione: il Partito Nazionale e lo stesso Hernandez sono ormai l’immagine di scandali a sfondo corruzione e narcotraffico, e la popolazione li accusa della rovina economica e della cattiva gestione della pandemia da COVID-19.

La neo Presidentessa ha salutato la vittoria promettendo di “tirare fuori l’Honduras dall’abisso di narco-dittatura e corruzione“. Asfura, che ha riconosciuto la sconfitta, ha augurato “che Dio la illumini e la guidi in modo che la sua amministrazione faccia il meglio per tutti noi honduregni”.

Xiomara Castro, 62 anni, non è volto nuovo per gli honduregni: è la moglie dell’ex Presidente Manuel Zalaya, in carica dal 2006 e deposto dall’esercito con un colpo di Stato nel 2009 – quando tentò una riforma costituzionale in cui proponeva una Costituente e il prolungamento del mandato (il proprio) tramite referendum. Anche la vicinanza al regime bolivariano non giocò a suo favore e, sebbene avesse acquistato favore tra il popolo, risultò inviso a militari e opposizione. Il dissapore si tramutò in una mobilitazione per espatriarlo, si suppone con l’aiuto degli Stati Uniti (per quanto Obama negò ogni coinvolgimento).

Da quel momento Xiomara Castro si schierò in difesa del marito contro gli abusi dei militari: nel corso degli anni si  strutturò l’alleanza familiare e in patria si cominciò a parlare di Xiomel. Nel 2012 nacque LIBRE, ma la Castro fallì il suo primo tentativo elettorale nel 2013.

L’impegno di Castro in campagna elettorale è racchiuso in un programma di “socialismo democratico“, che include piani per creare una commissione anti-corruzione, smantellare le reti di traffico di droga tra bande criminali e istituzioni locali. Inoltre, il programma si propone di diminuire la spesa del contribuente sulle forniture – che ha ormai raggiunto tariffe quasi europee.

Forte l’impatto anche sui diritti sociali, con la depenalizzazione dell’aborto e l’impegno a tutela delle comunità LGBTQI+. Nei piani della Castro, in linea generale, c’è l’idea di invertire l’ordine neoliberista cui il Paese è abituato, mettendo in discussione il sistema delle Zone Economiche Speciali.

Il rilancio economico non sarà facile: l’Honduras è tra i Paesi più poveri tra America Centrale e Meridionale, con una povertà al 74%, estrema nel 53% dei casi. Da questo deriva il forte livello di emigrazione: migliaia sono gli honduregni che attraversano il Messico per fronteggiare il muro con gli USA. E proprio gli Stati Uniti non gradiranno l’intenzione di riallacciare i rapporti diplomatici con la Cina, già anticipata da Castro.

Il 27 gennaio è previsto l’insediamento: Castro avrà 4 anni di tempo per fronteggiare e mitigare “la crisi umanitaria che sconvolge l’Honduras”, come lei stessa ha prospettato al suo Paese.

Ma c’è un elemento che suscita inquietudine nel post elezione, ed è la composizione familiare dell’entourage di Castro: suo marito, ex presidente deposto, sarà consulente alla presidenza. Inoltre, due dei suoi figli saranno deputati – Hortensia e Carlon Zelaya – e un’altro di loro è stato messo a capo del Partito – Manuel Zelaya. Xiomel si allarga: funzionerà? Con quale trasparenza?

Sara Gullace

Cover via twitter.com/AristeguiOnline

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