Piccola recensione di Natale… con i fantasmi

Neri Pozza pubblica per queste feste “Natale con i fantasmi”, raccolta di racconti con atmosfere sinistre e accattivanti.

Passeggio tra gli scaffali di una libreria, dando uno sguardo non troppo attento alle novità in esposizione. Come ogni anno, l’atmosfera delle feste è per me un abbraccio malinconico, un ricordo nostalgico di anni passati e gioie perdute. Lo scaffale natalizio, appena dopo l’ingresso, è pieno di libri e giochi per bambini – chi più di loro adora dicembre? In un angolo, però, fa capolino un’intrigante copertina. Natale con i fantasmi è il titolo. È quello che ci vuole. Una volta a casa, immaginerò un camino scoppiettante ai miei piedi e inizierò la lettura.

Natale con i fantasmi è una raccolta di otto racconti – nella bella traduzione di Simona Fefè – scritti da sette autrici e un autore (il genere gotico ci ha insegnato che la penna delle donne è molto fertile in questa letteratura) che hanno già alle spalle grandi successi di pubblico e di vendite. Con la loro maestria in fatto di suspense e mistero, Bridget Collins, Imogen Hermes Gowar, Natasha Pulley, Jess Kidd, Laura Purcell, Andrew Michael Hurley, Kiran Millwood Hargrave e Elizabeth Macneal si riuniscono per rievocare lo spirito natalizio (è proprio il caso di dirlo) di una tradizione anglosassone che affonda nel passato e che associa al Natale le storie di fantasmi.

I racconti sono quasi tutti ambientati in un tempo imprecisato fra Ottocento e Novecento (solo un racconto è ambientato in epoca più recente) e noi sappiamo bene che l’età Vittoriana è stata l’epoca d’oro delle storie di fantasmi. Basta pronunciare il nome di Charles Dickens, che nel suo Canto di Natale ha narrato una storia di spettri destinata a diventare un classico della letteratura natalizia.

Immaginiamo che il tronchetto di Natale torni a essere il ceppo che brucia nel fuoco delle fredde notti invernali: le otto storie raccolte nel volume edito da Neri Pozza sono allora perfette per accompagnarci in questa fine dell’anno

Un uomo affitta a un prezzo stracciato una strana casa bianca e nera con alberi potati a mo’ di pezzi da scacchiera e si ritrova a giocare una sinistra partita a scacchi.
Sfuggendo a un marito violento, una donna viene portata dal padre in una casa che però nasconde un segreto e si rivela tutt’altro che un rifugio sicuro.
Tre personaggi si trovano alle prese con un inquietante e paludoso villaggio dove i ricordi si perdono.
Un fotografo commemorativo si innamora del soggetto di un suo scatto: una fanciulla defunta che vuole tornare viva.
Una poltrona meccanica su cui siede la protagonista dopo una caduta da cavallo prende a muoversi da sola, portando a una terribile scoperta.
L’avversione che un uomo di chiesa prova per i sempreverdi si scopre legata a fatti sconvolgenti di cui è stato spettatore.
Una puerpera viene segregata in una stanza rossa dove strane percezioni iniziano a turbarla, mentre tutti la costringono a un forzato isolamento.
Un uomo accecato dalla sete di successo si lancia nella sfrenata ricerca di un raro fossile, andando incontro a conseguenze nefaste.

Le mani che hanno scritto questi otto racconti sono mani famose, acclamate, premiate. La padronanza di ogni elemento, descrizioni, pathos, suspense, caratterizzazione dei personaggi, è evidente. Non solo. Alcune storie premono su tematiche d’importanza sociale. L’inquilina di casa Thwaite di Imogen Hermes Gowar ci parla di una donna in fuga dalla violenza e dalla sopraffazione dell’uomo, che sia marito o padre. Isolamento di Kiran Millwood Hargrave ci mostra una donna costretta all’isolamento dopo il parto. In quest’ultimo caso è interessante notare che l’autrice aggiunge una nota finale al testo, evocando una minaccia ben più reale degli spiriti maligni: la psicosi post-partum.

Con le sue giornate brevi, le lucine accese a illuminare il buio, i camini ardenti a scacciare il freddo, la stagione invernale ci ricorda che siamo alla fine di un ciclo, appena prima di un nuovo inizio. Non è strano, quindi, che proprio questa stagione sia propizia alle storie macabre. Sotto il velo della cristianità – e del consumismo – continua a muoversi un fertile humus pagano, quello che si annida in certi elementi tipici del Natale, oggi perlopiù relegati al ruolo di addobbi e decorazioni.

A dicembre, nei negozi, nei bar, nei centri commerciali risuonano senza sosta le note delle canzoni natalizie e potrà capitare di sentire Andy Williams cantarci con voce suadente che è il momento più bello dell’anno, il momento delle storie di fantasmi…

Sara Concato

Natale con i Fantasmi
AA.VV
Traduzione di Simona Fefè
Neri Pozza, 2021
240 pagine, € 18

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