La Casa Delle donne Lucha y Siesta di Roma va salvata

La Casa delle Donne Lucha y Siesta di Roma sarà battuta all’asta il prossimo 5 agosto, di nuovo. Un progetto che è diventato importante per una città intera rischia di perdere la propria storia se la Regione Lazio non riuscirà ad aggiudicarsi l’asta. Ma Lucha non si arrende.

La Casa delle Donne Lucha y Siesta è una importante realtà del territorio romano da ormai 13 anni. Un luogo materiale e simbolico di autodeterminazione delle donne contro ogni discriminazione di genere. Un progetto ibrido tra casa rifugio, casa di semiautonomia e centro antiviolenza; un progetto nato dalla lotta e dall’autorganizzazione delle donne che fornisce informazione, orientamento, ascolto e accoglienza alle donne che ne hanno necessità.

Tra le loro attività, tutte spiegate nel dettaglio sul loro blog, c’è la possibilità di usufruire di uno sportello di accoglienza e ascolto da parte di operatrici professionali e nel rispetto della privacy. Forniscono ospitalità a donne e minori in difficoltà e hanno progetti di inclusione sociale attiva per donne che escono da situazioni di violenza. Inoltre, a Lucha y Siesta hanno luogo anche attività culturali e di partecipazione.

Situata in via Lucio Sestio 10, a pochi passi dalla stazione della Metro A, è un punto di riferimento davvero importante per tutte quelle donne e quei minori che potrebbero avere bisogno di un aiuto. Ai più attenti non sarà sfuggito il Luchasegnale che ogni tanto si vede nei cieli di Roma. A dicembre era apparso sui monumenti simbolo della città e ad aprile lo abbiamo visto alle fermate Atac, con un QRCODE da poter inquadrare per fare luce sulle vittime di femminicidio.

Ma purtroppo le attiviste che portano avanti questa importante esperienza devono lottare per il loro futuro.

Il prossimo 5 agosto, lo stabile di proprietà dell’Atac, l’azienda municipalizzata dei trasporti, in cui vive questo grande progetto sarò messo all’asta e si deciderà il futuro di Lucha. Non è la prima volta che ciò accade. La prima asta di Marzo 2021 è andata a vuoto, ma la situazione ormai si va definendo e questa data sarà decisiva.

Nel mese di giugno, su alcuni siti immobiliari sono apparsi annunci che proponevano appartamenti di lusso proprio dove invece si trova lo stabile della Casa delle Donne. Questi annunci non specificavano cosa ci fosse veramente in quell’edificio, erano solamente speculazione su un immobile che ad oggi porta valore sia culturale che sociale. Un bene che la Regione Lazio ora deve difendere.

Negli ultimi giorni i riflettori si sono ulteriormente accesi per una Linea Fuxia con fermata proprio di fronte al centro antiviolenza e passante per tutti i luoghi simbolo contro la violenza sulle donne della città. Si pensava fosse ad opera proprio della società dei trasporti pubblici capitolina ed invece si è rivelata una provocazione ad opera di un gruppo di attiviste.

Un collettivo artistico transfemminista ha voluto rivendicare l’importanza della presenta di esperienze come questa, provocazione a cui Atac ha risposto che prenderà provvedimenti per vie legali per aver diffuso una notizia falsa.

Per parlare della difficile situazione di questo importante centro della capitale abbiamo raggiunto telefonicamente Michela Cicculli di Lucha y Siesta:

L’idea della Linea Fuxia che è uscita in questi giorni ci aiuta in qualche modo a portare attenzione sulla storia di Lucha e ad accendere quei riflettori che da più di un anno sono puntati sulla storia dell’immobile. Ormai non è più una vicenda piccola ma una questione cittadina e quasi anche nazionale. Il periodo in cui siamo non ci aiuta a fare grandi mobilitazioni.

È un periodo di grande stanchezza e difficoltà e pensiamo che sia arrivato il momento che succeda quello che ormai da tempo ci aspettiamo: che la Regione acquisti l’immobile e si riesca a tenerlo pubblico. Se la Regione facesse quello che ha detto da diverso tempo, il percorso che abbiamo cominciato più di un anno fa sul bene comune continuerà con più forza. Il percorso sarebbe lungo. Sarebbe un percorso anche di dialogo non solo con la Regione ma con altre realtà che hanno aderito al comitato circa un anno fa e che sono interessate a continuare a far parte del grande progetto Lucha y Siesta. Ci auguriamo vada in questo senso.

Se sarà privatizzato sicuramente non manterranno La Casa delle Donne. Noi ci organizzeremo ma stiamo parlando di un’esperienza da salvare e salvaguardare e da sviluppare in altri luoghi. Sarebbe un problema anche di tutta la comunità che si è stretta intorno a Lucha: c’è un’ampia platea di persone che si aspetta che rimanga pubblico, partecipato e attraversato. Sarebbe in qualche modo una sconfitta per tutti, soprattutto per la città che perderebbe un’esperienza come Lucha y Siesta.

Abbiamo fatto tutto il possibile per far si che l’amministrazione se ne accorgesse e formulasse strumenti per salvarla, ci abbiamo provato sia con il Comune che con la Regione. Il Comune non ha dato segni di studiare un modo per tenere in vita quell’esperienza, la Regione ci ha lavorato. Vediamo se questo lavoro arriverà all’obiettivo che ci auguriamo tutti. Non è detto, ma speriamo”.

Come viene sostenuto nel comunicato stampa di Lucha y Siesta, ci si augura che questa sia l’occasione per scoprire che le istituzioni possono trasformare la visione politica in azioni concrete, ponendo un freno all’onnipotenza del mercato libero. Lucha ci tiene a sottolineare che la comunità che la anima è enorme, creativa, libera, forte e bella.

Ed anche noi di Ghigliottina | Un nuovo taglio all’informazione abbiamo la stessa speranza e ci auguriamo di continuare a veder crescere questa grande realtà che è La Casa Delle donne Lucha y Siesta.

Giada Giancaspro

Immagine copertina via facebook.com/lucha.ysiesta

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