La Spagna ha approvato la legge sull’eutanasia

L’eutanasia diventa legale in Spagna. La legge è stata approvata dal Parlamento con 202 voti favorevoli e 141 contrari ed entrerà in vigore entro tre mesi.

La Spagna giovedì 18 marzo ha approvato la legge sull’eutanasia, inserendosi tra i pochissimi Paesi del mondo a vederla legalizzata. La proposta portata avanti dal Partito Socialista del Primo ministro Pedro Sánchez è stata approvata con 202 “sì”, 141 “no” e 2 astenuti. Dopo Olanda, Belgio, Lussemburgo, Canada, Nuova Zelanda e Colombia, anche la Spagna legalizza l’eutanasia, quarto Paese europeo a dare il suo ok. Il testo della legge contiene le condizioni a cui si potrà concedere e l’iter da seguire.

L’eutanasia entrerà quindi nel sistema sanitario nazionale spagnolo e ne potranno usufruire persone maggiorenni che soffrano di malattie gravi o incurabili oppure con patologie croniche e disabilitanti che impediscono l’autosufficienza.

La richiesta di esercitare il diritto “a la muerte digna” dovrà esprimersi per iscritto e in piena autonomia, andrà ripetuta a distanza di 15 giorni, non prima di specifiche informative sulla propria condizione di salute, sul processo sanitario e sui palliativi possibili.

Un enorme passo avanti per i diritti civili, per tutte quelle persone che chiedevano il diritto di poter “morire senza soffrire”, dignitosamente. Il premier spagnolo ha commentato con un tweet:

Oggi siamo un Paese più umano, giusto e libero. Abbiamo risposto ad una richiesta ampiamente condivisa dalla società. Ringrazio tutti coloro che hanno lottato instancabilmente perché in Spagna fosse riconosciuto il diritto a morire con dignità.

Per la ministra della Salute, Carolina Darias, questa legge rappresenta un ulteriore passo verso “una società più umana e giusta, che si preoccupi di evitare la sofferenze dei suoi componenti”.

Contrari alla legge il Partito Popolare e quello di estrema destra Vox, che annuncia battaglia e un ricorso alla Corte costituzionale. La risposta della Chiesa non si è fatta attendere: per Monsignor Luis Arguello Garcia bisogna favorire cure palliative, non la cultura eutanasica. Dello stesso parere le associazioni di stampo cattolico.

Ma per l’opinione pubblica è un passo avanti nei diritti civili.

In Italia la strada è ancora lunga. L’opposizione all’eutanasia è ancora molto solida. Le gerarchie ecclesiastiche hanno innalzato muri ancora insormontabili. Il “suicidio assistito” resta un atto illecito e così anche qualsiasi cooperazione a metterlo in atto.

Ricordiamo ancora l’accaduto a Marco Cappato. Accusato nel 2017 per aver accompagnato in Svizzera dove è legale il suicidio assistito, Fabio Antoniani, noto come DJ Fabo, rimasto tetraplegico dopo un tragico incidente e che decise di mettere fine alla sua vita.

Recentemente assolto dall’accusa di omicidio assistito per quel caso, ad aprile Cappato riceverà il giudizio della Corte d’appello di Genova per un altro caso simile. Si pronuncia anche lui su Twitter con un post sarcastico ma che lascia trasparire il rammarico per questa situazione immobile.

Infatti Cappato e Mina Welby rischiano fino a 12 anni di carcere per l’assistenza al suicidio assistito a Davide Trentini, malato di sclerosi multipla e morto in Svizzera il 13 aprile 2017.

In Italia non esiste una regolamentazione unica ed è proprio lo stesso Cappato a sostenere che la Spagna in pochi mesi è riuscita a fare quello che in Italia si aspetta da anni, cioè l’avvio della discussione in Commissione parlamentare per arrivare all’approvazione di una legge che legalizzi l’eutanasia.

L’Associazione Coscioni, di cui fa parte Cappato, spiega che nel nostro Paese, le persone affette da patologie irreversibili, alla presenza di determinati requisiti, possono legalmente ottenere aiuto a porre fine alle proprie sofferenze mediante l’assunzione un farmaco letale dopo un iter da intraprendere tramite il Sistema Sanitario Nazionale.

Ma in assenza di una legge occorre passare dai tribunali per vedersi rispettare un diritto.

Serve quindi una normativa che regolamenti le scelte di fine vita a garanzia di diritti fondamentali e per questo l’Associazione ha recentemente inviato una lettera all’indirizzo del ministro della Salute, Roberto Speranza. Ma ad oggi in Italia tutto tace.

Giada Giancaspro

Immagine di copertina via twitter.com/LosTiemposBol

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: