MusicaIn3D: il Rock è vivo e chiude questo particolare 2020

In questo articolo parleremo del rock classico di Bruce Springsteen, del rock duro ed energico degli AC/DC e di quello muscolare più moderno dei Black Stone Cherry. Letter To You, Power Up e The Human Condition sono i tre protagonisti di questo mese. Per chiudere il 2020 tra rumore e ritmi serrati

L’ultimo appuntamento dell’anno di MusicaIn3D si chiude con un omaggio al rock’n’roll, grazie a degli artisti che, nonostante tutto e tutti, continuano a produrre musica di alto livello e fanno vibrare questo folle mondo grazie al suono delle chitarre. Ed ecco qui un piccolo compendio per ricordarci, ancora una volta, che il rock non è morto e, stando a sentire questi tre dischi, gode di buona salute.

Bruce Springsteen – Letter To You

Il nuovo disco di Bruce Springsteen inizia dalla foto di copertina: il Boss è a New York, più precisamente tra la 72esima strada e Central Park. A pochi passi dal Dakota Home e dallo Strawberry Field Memorial dedicato a John Lennon.

Bruce Springsteen sotto la neve, nel suo giubbotto, con lo sguardo fisso e serio in camera ci ricorda un luogo e un tempo che hanno reso celebre il rock’n’roll e oggi spetta ancora lui portare avanti la bandiera di un genere musicale che è duro a morire.

Con Letter To You Bruce torna sulla scena musicale mondiale o, meglio, ci torna con la E- Street Band perché il buon vecchio Boss, anche da solo, non ci ha fatto mancare nulla negli ultimi anni. Da High Hopes del 2014 e successivo tour, Springsteen non si è fermato un attimo: un tour in giro per il mondo per commemorare The River tra il 2016 e il 2017; una lunga serie di concerti in solitaria al Walter Kerr Theatre tra il 2017 e il 2018 incisi nei solchi del doppio vinile Springsteen on Broadway; un disco, Western Star, del 2019 e il suo debutto alla regia con il film omonimo.

Bruce Springsteen oggi ha più di 70 anni, è sulla scena – e non è mai sceso – da almeno 50 e con 35 album pubblicati non può che essere considerato una leggenda.

Senza tirarla troppo per le lunghe, in questo disco troverete un vero e proprio compendio della sua storia musicale. Dalla prima all’ultima traccia troverete tutti riferimenti che hanno reso grande il Boss nella scrittura e negli arrangiamenti: ogni parola e ogni nota ci portano nel classico rock springstiniano che può, ormai, considerarsi un genere a se stante.

AC/DC – Power Up

Gli AC/DC sono una delle più influenti rock band di tutti i tempi con oltre 200 milioni di album venduti in tutto il mondo, di cui ben 71,5 milioni sono negli USA. Power Up è uscito solo lo scorso 13 novembre e – mentre viene chiuso in redazione questo articolo – è entrato nelle classifiche di 18 Paesi, Italia compresa, dove ha conquistato il primo posto degli album e dei vinili ed è al #1 nella Billboard Top 200 vendendo oltre 117 mila copie solo nella prima settimana. 

Ma per la band australiana gli ultimi anni non sono stato affatto facili. 

Provo a riassumere le loro vicissitudini. A fine giugno 2014 si sono concluse le registrazioni di Rock or Bust che ha segnato i 40 anni della band. L’album è uscito poi tra fine novembre e inizio dicembre ma scalando le classifiche.

Questo album verrà anche ricordato come il primo disco senza il co-fondatore della Band Malcom Young al quale, verso la fine del tour del disco precedente (Black Ice), fu diagnosticato un cancro ai polmoni e successivamente la demenza senile. La chitarra ritmica di Malcom ha lasciato ufficialmente gli AC/DC nell’aprile 2014 e lui ha lasciato questo mondo il 17 novembre del 2017. 

Nel frattempo, altri problemi fiaccano la band: Phil Rudd, uno dei batteristi più presenti nella line up degli AC/DC,  viene arrestato il 5 novembre 2014 con l’accusa di minacce di assassinio e detenzione di stupefacenti. Viene sostituito da Chris Slade per tutta la durata di Rock Or Bust Tour. Tour che vede anche un’altra defezione: il cantante Brian Johnson deve lasciare la band nel 2016 per problemi all’udito e per la parte finale del tour viene sostituito da Axl Rose.

Negli ultimi tre anni tutto ma proprio tutto sembra remare contro gli AC/DC e sono molti a pensare alla fine della band. E invece eccoci qua.

Power Up non segna solo il ritorno della band ma il ritorno della migliore band vivente: capitanata da Angus Jung e dalla sua chitarra solista, insieme alla voce di Brian Johnson abbiamo Stevie Young alla chitarra ritmica, la sicurezza di Cliff Williams al basso e Phil Rudd dietro la batteria.

Power Up è un disco rassicurante per i fan della band, un disco che dalla prima all’ultima traccia ci ricorda la grandezza degli AC/DC come li abbiamo sempre conosciuti: riff prepotenti, un boogie massiccio e ritornelli cantati a squarciagola.

Questo disco rappresenta la forza del rock’n’roll che è come la speranza per Charles Bukowski: risorge sempre, come un fungo velenoso.

Black Stone Cherry – The Human Condition

 

La band del Kentucky, al confronto con gli altri artisti citati finora, può essere definita una band emergente anche se ha all’attivo otto dischi di grande caratura rock e concerti e tour in mezzo mondo.

Ho scelto loro e il loro nuovo disco perché a mio avviso rappresentano una perfetta sintesi tra la tradizione e l’innovazione di un genere che non muore mai ma si consolida, si trasforma e cambia pelle.

I Black Stone Cherry sono nati nel 2001 e fin dal primo album sono riusciti a tenere insieme la tradizione del southern rock (tanto che vengono nominati spesso come eredi degli Lynyrd Skynyrd) ma piegandola alle sonorità decisamente più heavy. Forgiano un hard rock caratterizzandolo con lo stoner e, come ciliegina sulla torta, hanno un’attitudine decisamente grunge e post grunge.

La loro forza sta nell’alchimia che tiene insieme tutti gli elementi favorendo così un sound massiccio e compatto. In questo disco possiamo sentire la solidità della sessione ritmica di Jon Lawhon al basso e John Fred Young alla batteria.

Quest’ultimo in particolare è uno dei batteristi più interessanti in circolazione e le sue parti sono una goduria che danno robustezza ed esaltano la melodia degli altri strumenti. Le chitarre di Chris Robertson e Ben Wells sono dure ed energiche quando serve ma anche morbide e capaci di stamparti in testa un assolo tanto quanto un ritornello (vedi ad esempio in Again). La voce di Robertson è particolarissima e ricorda un incrocio tra Adam Duritz dei Counting Crows, Eddie Vedder dei Pearl Jam e Chad Kroeger dei Nickelback.

The Human Condition è certamente il disco migliore della band che segna il punto di maggiore maturità e di svolta. Hanno decisamente trovato la loro strada e sono sicuro che da qui in poi diminuiranno gli accostamenti a generi e artisti: ci saranno i Black Stone Cherry e il loro rock e basta.

 

Damiano Sabuzi Giuliani

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