Mick Schumacher, campione del mondo in F2 sulle orme del padre

Il figlio del grande Michael Schumacher conquista il titolo di campione di Formula 2, in attesa di approdare in F1 nel 2021 con la Haas

Il riassunto della stagione di Mick Schumacher è nell’istante in cui il tedesco, al termine di una gara non brillante ma che l’ha consacrato campione, si accovaccia davanti alla monoposto che l’ha portato fino al grande salto. Ringrazia la sua Prema, la compagna di tante battaglie che nel GP di Sakhir l’ha portato al traguardo anche dell’ultima, delicata tappa del suo percorso di crescita prima dell’approdo in Formula 1.

Quando il destino ti consegna in dote il cognome nonché i geni di uno dei piloti più forti della storia della F1, decidere di ricalcare quelle orme è un atto di coraggio, che decidi di compiere se ne hai le qualità e soprattutto se hai la motivazione per resistere agli inevitabili paragoni.

Ma la famiglia Schumacher ha tutelato questo ragazzo in ogni suo passo che è stato programmato con perizia ed attenzione, come la scelta di iniziare ad approcciarsi al mondo delle corse col cognome della madre, Betsch.

Il tempo però passava e la somiglianza con il leggendario padre si faceva sempre più evidente. Nascondere quella verità diventava difficile ed è così che il mondo scopre Mick Schumacher.

Da quel momento parte una nuova fase della carriera di questo ragazzo. Gli sponsor che hanno aiutato nella sua carriera il padre lo coadiuvano, Sabine Kehm, storica portavoce del sette volte iridato, diventa per lui una seconda madre e i passi di avvicinamento alla Formula 1 vengono compiuti a grandi falcate, il tutto con un unico obiettivo: non fare mai il passo più lungo della gamba. Anche l’ingresso nella Ferrari Driver Academy è stato un punto di svolta in tal senso. Ha aiutato Mick ed il suo entourage a dare una direzione precisa alla carriera del ragazzo.

Mick, classe 1999, cresciuto rispettando i suoi tempi, col supporto della Prema Powerteam, scuderia italiana con sede a Grisignano di Zocco, in provincia di Vicenza, con la quale impostava la seguente strategia: ad un primo anno di apprendimento ne seguiva un secondo nel quale portare a frutto le esperienze vissute l’anno precedente e questo significava lottare per il titolo.

È così che ha scalato le categorie minori ed è arrivato prima in F3 e poi in F2, l’anticamera della massima serie automobilistica. Ha dovuto superare la concorrenza di rivali agguerriti, molti dei quali suoi compagni di academy come Callum Ilott e Robert Shwartzman, prima di riuscire a laurearsi campione della Formula 2.

Non è stato facile per Mick Schumacher imporsi, ma l’ha fatto mettendo in mostra le sue qualità. Si è dimostrato abile nelle partenze dal semaforo, con le quali ha scalato molte posizioni in ogni gara. Sa gestire gli pneumatici, traendo il meglio possibile dalle stesse anche nelle condizioni più disperate ma, soprattutto, una dote che più di altre l’accomuna al padre è la freddezza con cui gestisce le fasi di gara.

In più di un’occasione in questa stagione ha portato la sua Prema dove doveva arrivare, centrando il miglior risultato possibile per lui una dote che si è rivelata determinante per il duello avuto con Ilott che in un paio d’occasioni sul finale di stagione, facendosi ingolosire da errori del tedesco ha rovinato la sua gara ed al contempo la sua classifica.

 

Le porte della scuderia statunitense Haas gli si sono aperte ancor prima di questo trionfo, giungere in Formula1 con una scuderia motorizzata Ferrari e che avrà in Simone Resta un buon capo progettista, può rappresentare il giusto ambiente per il suo debutto nella massima serie. Il patron Gene Haas ha deciso di ringiovanire la scuderia puntando sul tedesco e sul russo Nikita Mazepin.

Questa scelta potrebbe togliergli pressione, facendo sì che anche all’apice del motorsport possa proseguire il suo percorso di crescita puntando sul modus operandi che gli ha consentito di arrivare fino a qui. Il futuro è un libro tutto da scrivere ma sicuramente farà effetto tornare a vedere a nove anni di distanza uno Schumacher sulla griglia di partenza della Formula 1.

Andrea Pulcini

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