La repressione di Hong Kong: arrestati Jimmy Lai, Joshua Wong e altri attivisti pro-democrazia

La Cina ha avviato un giro di vite per contrastare l’opposizione a Hong Kong, mettendo in manette molti attivisti pro-democrazia. Tre giorni dopo l’arresto del famoso Joshua Wong, la polizia ha fermato Jimmy Lai, proprietario di un noto quotidiano vicino ai manifestanti

Al mondo, non c’è nessuno di più famoso di Jimmy Lai quando si parla di sostenere la democrazia a Hong Kong. Pertanto, quando la polizia dello Stato lo ha prelevato, mercoledì 2 dicembre, per una accusa di frode, la Cina stava mandando un messaggio chiaro: se vi opponete a noi in qualsiasi parte del mondo, vi distruggeremo.

Lai, che ha 73 anni, è stato accusato di aver impropriamente subaffittato gli uffici della sua azienda, la Apple Daily Printing Limited, a uno studio legale, Dico Consultants Limited, tra il 27 giugno 2016 e il 22 maggio 2020. La decisione di arrestarlo per questo motivo manda un ulteriore messaggio, che sottolinea che qualsiasi accusa andrà bene per trattenerlo.

Nonostante quella di frode non sia una imputazione seria quanto le altre che già deve affrontare, specialmente quelle relative alla sicurezza nazionale, l’obiettivo è quello di infangarlo prima che vada a processo per le altre. Alla fine di giugno, il governo cinese ha approvato una legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Come conseguenza, la polizia ha arrestato Lai ad agosto insieme ai suoi due figli e quattro direttori della sua compagnia, la Next Digital. Nel Paese asiatico, la frode è un reato punibile con 14 anni di carcere. Invece, i reati contro la sicurezza nazionale possono portare a pene fino all’ergastolo.

A Jimmy Lai è stata negata la possibilità di uscita su cauzione, poiché i magistrati hanno ritenuto che potesse fuggire dal Paese ed essere recidivo. La prossima udienza è fissata per il 16 aprile 2021.

Lai e il suo quotidiano hanno sempre sostenuto le proteste pro-democrazia di Hong Kong, e per questo sono stati tra i più importanti obiettivi di Pechino, che tenta di reprimere il dissenso nella zona. Oltre all’Apple Daily, la Cina ha messo sotto pressione molti altri giornali del Paese negli ultimi mesi, con conseguenti licenziamenti.

Le proteste che si sono scatenate a Hong Kong si sono ampiamente acquietate quest’anno a causa delle restrizioni per il distanziamento sociale, di tattiche aggressive della polizia e della nuova legge di sicurezza nazionale. La polizia ha arrestato già più di 24 persone in seguito a questa nuova norma. Pechino ha autorizzato la rimozione di quattro legislatori pro-democrazia il mese scorso, il che aveva portato alle dimissioni di massa del settore democratico della legislatura di Hong Kong.

Tra coloro che si sono dimessi c’è Ted Hui, che proprio giovedì 3 dicembre ha annunciato, dalla Danimarca, di aver deciso di andare in esilio spontaneamente. L’uomo era spesso in prima linea durante le proteste, dove cercava di mediare tra la polizia e i manifestanti. Hui è uno degli otto legislatori arrestati a novembre a causa di un incontro terminato nel caos avvenuto a maggio.

Jimmy Lai e il collegamento con Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam

Tornando a Jimmy Lai, non è una coincidenza che la polizia lo abbia arrestato lo stesso giorno in cui altri attivisti per la democrazia – Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam – si siano dichiarati colpevoli. I magistrati hanno condannato i tre per aver partecipato alle proteste del 2019 contro una proposta di legge sull’estradizione.

Wong è stato condannato a tredici mesi e mezzo in prigione per il suo ruolo durante le proteste nel Paese asiatico l’anno passato. Secondo i critici del governo, la condanna di Wong è un tentativo della Cina di mettere la museruola a una delle figure più famose della resistenza della città. Wong, che ora ha 24 anni, aveva cominciato ad acquisire importanza già quasi dieci anni fa. Organizzava comizi studenteschi per convincere a opporsi a quello che considerava un indottrinamento del Partito Comunista cinese nelle scuole. Con Lam avevano fondato un gruppo contro un piano per introdurre un curriculum di istruzione nazionale nelle scuole di Hong Kong. Lo avevano definito “un lavaggio del cervello”. Nel 2014, i due attivisti avevano contribuito alle proteste contro i limiti alle elezioni dirette, dando vita alla Rivoluzione degli Ombrelli.

I giudici hanno condannato anche un’altra attivista, Agnes Chow, a 10 mesi di carcere. Insieme ai due, Ivan Lam, terzo membro del loro gruppo politico, Demosisto, dovrà scontare una pena pari a sette mesi in prigione. Le loro condanne sottolineano l’ampio raggio dell’aggressivo giro di vite che Pechino sta portando avanti nei confronti dell’opposizione politica a Hong Kong. I tre attivisti sono diventati il simbolo della prima generazione del Paese a crescere sotto il Partito Comunista Cinese.

L’anno scorso, Wong, Lam e Chow avevano evitato di partecipare agli scontri violenti tra manifestanti più aggressivi e la polizia. In quel momento decisero di utilizzare il loro rilievo per spiegare le cause delle proteste, specialmente al pubblico internazionale. La Chow, che è stata definita la “Mulan” del movimento per la democrazia di Hong Kong, è seguitissima in Giappone, grazie alla sua conoscenza della lingua.

 

Traduzione di Chiara Romano da wsj.com, scmp.com, nytimes.com

Immagine di copertina via twitter.com/studioincendo

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