La Russia sceglie Vladimir Putin a vita

Approvati gli emendamenti che spianerebbero la strada a Vladimir Putin per una presidenza a vita. Partecipazione al 65% ma contestate le modalità di voto

Vladimir Putin vince ancora: con la riforma costituzionale approvata la scorsa settimana con il 77,9% dei voti a favore, il 67enne Presidente della Federazione Russa vede la concreta possibilità di arrivare al sesto mandato, che lo vedrebbe in sella fino al 2036 – secondo la legge appena emendata avrebbe dovuto lasciare il testimone nel 2024. È vero che Putin non ha (ancora) mai parlato di una ricandidatura, ma considerato che, tra varie cariche, è in auge da 20 anni la sensazione, in patria come all’estero, è che ci sarà un prosieguo.

Il testo di riforma si sarebbe dovuto votare ad Aprile, ma causa Covid-19 il tutto è stato procrastinato alla scorsa settimana. Per esprimere il proprio parere sugli emendamenti proposti, i russi hanno avuto a disposizione un’intera settimana e diverse modalità di voto. Si poteva procedere online, recarsi in modo più tradizionale alle urne e, addirittura, essere raggiunti da quelle che sono state vere e proprie “urne volanti” – stazioni di voto allestite e distribuite in zone nevralgiche di città, paesi e villaggi in modo da incoraggiare la partecipazione che è stata alta, al 65%. Del resto sono stati regalati voucher ristorante o supermercato e biglietti della lotteria mentre le famiglie con prole hanno ricevuto un “premio” di circa 150 euro per votare.

Neanche a spiegarlo, si tratta di modalità di voto che facilmente possono essere contestate. Golos, il movimento per i diritti degli elettori in Russia, ha precisato che in campagna elettorale non è stato lasciato spazio all’opposizione – rimarcando quanto labile sia stata l’affidabilità del voto online, il cui controllo è stato affidato a un ente governativo.

Una votazione, tra l’altro, che si è rivelata un puro formalismo. Parlamento e Corte Costituzionale, infatti, avevano già approvato il testo lo scorso Marzo. Eppure il Cremlino ha assicurato che, prima di farla entrare in vigore, avrebbe voluto il placet del suo popolo, con un “sì” di almeno il 70%. Una prova di democrazia? O, invece, una manipolazione alla ricerca di consenso in un’epoca difficile, minata da crisi economica e coronavirus? Considerando che la nuova Costituzione è già bella che stampata, pubblicata, nonché acquistabile, la risposta sembra venire da sé.

Proteste in piazza contro Putin (Fonte immagine: Agenzianova.com)

Entrando nel merito della riforma, la direzione data dal Cremlino esprime chiaramente la posizione del suo numero uno: nazionalismo, conservatorismo e accentramento del potere. Duecento sono i cambiamenti apportati, diversi i settori della vita politica e sociale del Paese. Vediamo quali.

In primis a livello istituzionale. Si rafforza la figura di Putin: il capo di Stato potrà infatti “dirigere il lavoro generale del governo”, continuerà inoltre a nominare il premier, con la novità che potrà imporre il suo candidato senza benestare della Duma. Da questo momento il presidente lo potrà anche sostituire mentre i ministri risponderanno personalmente al capo dello Stato. Sempre al presidente la possibilità di sollevare dai loro incarichi i giudici della Corte Costituzionale e della Corte Suprema.

Cresce il peso di un organo già diretto da Putin, che fino ad oggi aveva ruolo di supporto governativo: al Consiglio di Stato viene dato potere esecutivo in politica estera, in politica interna e nella definizione delle priorità socio-economiche. Aumenta la sua capacità anche il Parlamento, nella misura in cui si darà precedenza alla Legislazione Russa rispetto a qualunque altro diritto riconosciuto a livello internazionale. Per quanto riguarda la durata del mandato presidenziale, si tratta del nodo cruciale del pacchetto di emendamenti: il tetto massimo è confermato a due mandati di 6 anni ciascuno. Ma, qui la differenza, la riforma costituzionale azzera i mandati precedenti del Presidente in carica. Ovvero, permette a Vladimir Putin, di ripartire.

Revisione anche al Welfare, soprattutto per pensioni e salari: le prime terranno conto del tasso di inflazione, mentre i secondi dovranno viaggiare al di sopra della linea di povertà nazionale – oggi intorno ai 135 euro mensili.

La nuova Costituzione, dicevamo, vede una Russia più conservatrice e nazionalista: nel testo vi sono tanti riferimenti alla “fede in dio”, alla priorità di “crescere i figli” e all’“educazione patriottica dei giovani” – mentre il matrimonio è definito quello “tra un uomo ed una donna”. È il russo la lingua di Stato, a discapito della multi-etnicità post disgregazione URSS. Uno specifico emendamento, del resto, proibisce la cessione di territori nazionali: si chiude così il discorso di restituzione di regioni come la Crimea.

A poche ore dalla vittoria, Putin ha ringraziato la popolazione per “Il supporto e la fiducia” aggiungendo che la riforma vorrà “migliorare il sistema politico, rafforzare le garanzie sociali così come la sovranità e l’integrità territoriale“.

E se è vero che (stando ai numeri) la riforma è stata accolta con un plebiscito, è altrettanto vero che non sono mancate le manifestazioni di dissenso, soprattutto a Mosca e Pietroburgo dove ci sono stati centinaia di fermi. La voce più alta nell’opposizione è stata quella di Aleksej Naval’njy presidente della Coalizione Democratica. Tra le file dell’opposizione anche il Partito Comunista, i social-liberali di Jobloko ed i liberaldemocratici di Parnas che avevano esortato i propri elettori a non partecipare alla votazione.

Sara Gullace

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