Carceri: la pena reale è la stessa garantita dalla Costituzione?

Presentato il XV rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione in carcere rivolto, quest’anno, alla relazione tra “pena reale” e “pena secondo la Costituzione”

carceriIl XV rapporto sulle condizioni delle carceri italiane, realizzato dall’Associazione Antigone Onlus parte, quest’anno, da un interrogativo che suona un po’ come una provocazione. La pena reale è la stessa prevista e garantita dalla Costituzione?

La risposta sembrerebbe scontata tenendo conto del dettato dell’art. 27 della Carta Costituzionale, che sottolinea comeLe pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, ma il sistema penale e penitenziario è tra i più contraddittori, complessi e illogici che si possano immaginare. È, pertanto, proprio da questo interrogativo che parte l’analisi dell’Associazione che, da anni, racconta la vita nelle carceri italiane e lotta per “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”.

Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha aperto la Conferenza stampa, spiegando: “Abbiamo deciso di titolare così il poiché alla Costituzione ci richiamiamo nel nostro lavoro di osservazione che dal 1998 portiamo avanti e attraverso il quale rileviamo gli elementi critici, le potenzialità e i rischi del nostro sistema penitenziario. Un lavoro che mettiamo a disposizione di tutti affinché si possano mettere in campo tutte le azioni necessarie a colmare la distanza tra la pena reale e la pena secondo la Costituzione.

Il rapporto parte dai numeri della popolazione detenuta e, al 30 aprile 2019, le presenze nelle carceri italiane sono 60.439, di cui 2.659 donne, pari al 4,4% del totale. Alla fine del 1998, i detenuti erano 47.811. All’inizio di quel decennio (30 giugno 1991) erano 31.053. Poco meno della metà delle presenze di oggi. Un dato che evidenzia la sostanziale crescita del sovraffollamento del sistema penitenziario. Le presenze in carcere sono cresciute di 800 unità rispetto al 31 dicembre 2018 e di quasi 3.000 rispetto all’inizio dello scorso anno. Ci sono, oggi, ben 8.000 detenuti in più rispetto a tre anni e mezzo fa. Aumentano i detenuti ma, paradossalmente, diminuiscono i reati.

Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, evidenzia un paradosso: “Siamo  in progressivo aumento come popolazione carceraria, laddove invece siamo in una progressiva diminuzione del numero dei reati connessi. La riforma dell’ordinamento penitenziario nella precedente legislatura è stata poca cosa rispetto alle aspettative e poca cosa nella giusta direzione. Ma il bilancio più radicale è un bilancio di tipo culturale, che poi ha avuto un impatto sul sistema penale penitenziario e da qui la scelta di richiamare la Costituzione nel titolo del nostro rapporto. Siamo in un’epoca nella quale si può dire esplicitamente che una persona deve marcire in galera a prescindere da chi sia questa persona, quindi si può esplicitamente andare contro quel dettato costituzionale che i nostri padri costituenti avevano ben presente”.

La regione italiana con più detenuti è la Lombardia (8.610), seguita da Campania (7.844), Lazio (6.528) E Sicilia (6.509). La regione dove il tasso di affollamento è maggiore è la Puglia (160,5%), seguita , escludendo i piccoli numeri del Molise (solo 419 detenuti nei 3 istituti penitenziari, ma con un tasso di affollamento del 155,2%), dalla Lombardia (138,9%).

Il tasso di affollamento raggiunge, nell’attualità, il 120% e in un caso su cinque non è rispettato il parametro dei tre metri quadrati per detenuto, (soglia considerata dalla Corte di Strasburgo minima e al di sotto della quale è alto il rischio di trattamento inumano o degradante). Inoltre, nel 7,1 % degli istituti sono state trovate celle con riscaldamento non funzionante, nel 35,3 % era assente l’acqua calda, nel 54,1% le celle erano prive di docce, nel 27,1%, mancano le aree verdi per i colloqui.

Oltre a ciò, il 2018, indica una nuova ripresa nel tasso di suicidi in carcere. Dai dati raccolti da Ristretti Orizzonti sono stati 67, un tasso di oltre 11 suicidi ogni 10.000 detenuti. Nel corso del 2019 i morti sono già 31,  in carcere ci si uccide quasi 18 volte di più che in libertà. In aumento anche gli atti di autolesionismo che, nel 2018, sono stati 10.368, quasi 1.000 in più dell’anno precedente e circa 3.500 in più del 2015. I tentati suicidi 1.197 lo scorso anno, 1.132 due anni fa, 955 nel 2015.

Un carcere privo di vita e di socialità, dove si è costretti a stare in cella per venti o addirittura ventidue ore al giorno, è un carcere non costituzionale in quanto lesivo della dignità umana”.

È necessario, pertanto, mettere in campo tutte le azioni necessarie per colmare la distanza tra la pena reale e la pena secondo la Costituzione.

Alessandra Bernardo

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