Ayrton Senna, un campione scomparso troppo presto

Il 1° maggio del 1994 alla curva del Tamburello del circuito di Imola moriva Ayrton Senna, uno dei piloti più forti della storia della Formula 1

Definire il brasiliano, solo un pilota, sarebbe riduttivo. Perché Ayrton Senna è stato molto di più. Era un ragazzo eccezionale fuori dalla pista, cattolico praticante, aveva un rapporto viscerale con la fede, sapeva che la sua innata abilità nel guidare arrivava dall’alto, era qualcosa d’innaturale, di divino.

Non era nuovo, nel corso delle molte interviste fatte, fare riferimenti al signore, amava ripetere con orgoglio che ogni sera leggeva passi della Bibbia. Non era inusuale, trovarlo all’interno del suo box o addirittura della sua monoposto raccolto in momenti di preghiera.

Come la visiera calata diventava un altro. Si scatenava. Aveva un solo obiettivo e lottava con ogni mezzo per raggiungerlo: vincere. Era un vincente nato, in Formula 1 ha sempre fatto il possibile per far rendere al massimo le sue vetture a partire dagli esordi con la modesta Toleman, quando, nel Gran Premio di Monaco del 1984, la gara fu fermata per via di un nubifragio che si era abbattuto sul Principato quando era in seconda posizione e stava per raggiungere e superare un pilota con il quale ha avuto un accesa rivalità: Alain Prost. È stato uno dei migliori piloti sul bagnato, una dote affinata fin da giovane, quando faceva bagnare la pista su cui girava.

Dopo i primi periodi di apprendistato  porterà onori e gloria ad una scuderia ed una vettura che ad oggi rappresenta uno status symbol, la Lotus 97T verde scura ed oro con la scritta John Player Special con la quale, al gran premio di Estoril del 1985 il pilota brasiliano centrò la sua prima vittoria.

Il salto di qualità, lo fece quando, chiamato da Ron Dennis, compose in McLaren un Dream Team assieme al “professore” Alain Prost. Furono anni di dominio assoluto per la scuderia inglese, che segnò un’epoca assieme al suo motorista: la Honda. Le McLaren-Honda divennero immediatamente le monoposto da battere, questo faceva sì che i due piloti potessero battagliare liberamente per la conquista del titolo mondiale.

Ne nacque una delle rivalità più belle della storia del motorsport. Da quando lo ha avuto come compagno per Ayrton, Prost non sarà mai un rivale ma Il rivale. Entrambi ambivano al successo ma avevano due modi diametralmente opposti per centrarlo.

Intelligente e calcolatore il francese, soprannominato non a caso “Il Professore”. Senna era tutto istinto e sfrontatezza, non mollava mai, dava sempre il massimo. Queste parole trovano compimento nella vittoria che ottenne ad Interlagos nel 1991, quando con il cambio rotto e problemi al braccio invece di ritirarsi, lottò fino alla bandiera a scacchi. Le sue doti hanno avuto una controindicazione nella sua carriera, gli hanno impedito di vestirsi di “Rosso”. Enzo Ferrari non vedeva di buon occhio l’atteggiamento del campione brasiliano. Ma anche alla morte del Drake, per la disperazione dei tifosi del cavallino non ci fu mai l’occasione concreta per portarlo a Maranello.

La pace tra i due eterni rivali, si consumò con un ideale passaggio di consegne, con Prost che lasciava nelle mani di Senna la Williams da Campione del mondo in carica. Sembrava per lui, l’inizio di un nuovo e vincente sodalizio dopo quello instaurato con McLaren. Ma non ci fu tempo, questa scommessa durò solo 4 gare.

Senna entrò in contatto con un genio dell’aerodinamica come Adrian Newey, che era troppo fiero del suo lavoro per consegnare ad un perfezionista come il brasiliano la macchina per lui più consona. Fu così che con degli accorgimenti, il paolista provò ad adattarsi alla sua nuova vettura, fino a quando, ad Imola, il giorno dopo la tragica morte di Roland Ratzenberger, alla curva del Tamburello il piantone dello sterzo cedette, portando il pilota ad un inevitabile scontro con le barriere (e a un processo con diversi colpi di scena). Inutile la corsa in ospedale. Alle 18:40 del 1° maggio 1994, la vita terrena di Ayrton Da Silva Senna si concluse, per la tristezza e la disperazione di un Paese e di milioni di appassionati che, ne tengono viva la memoria narrandone le gesta.

Andrea Pulcini

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