Di premi Nobel per la letteratura e strane reazioni

L’Accademia ha deciso di non assegnare quest’anno il Nobel per la letteratura. Ma non tutti sembrano comprenderne le ragioni

C’è già chi storce il naso. A poche ore dall’annuncio che quest’anno il Nobel per la letteratura non sarà assegnato, qualcuno ha già iniziato a lamentarsi più o meno velatamente della cosa, finendo per fare paragoni e raffronti onestamente risibili che dimostrano che per l’ennesima volta – e se mai ce ne fosse stato bisogno – si continua a non capire esattamente quanto sta accadendo, nel mondo, da ottobre dello scorso anno.

Mi chiedo cosa sarebbe successo se quest’anno non fosse stato assegnato alcun premio Nobel? Se l’Accademia avesse diramato un comunicato nel quale annunciava “per quest’anno, i premi Nobel sono sospesi”?

Considerando il modo scomposto e ripugnante con il quale una discreta fetta d’Italia ha reagito a #MeToo, posso solo immaginare la qualità e l’eleganza delle reazioni, almeno qui da noi. Del resto, si sa, siamo un Paese che si straccia le vesti per una partita di calcio tirando in ballo sentimenti, cuore e quant’altro, ma se una donna si azzarda solo a dire qualcosa che va a minare l’obsoleto concetto di virilità che ci portiamo appresso da secoli, volano le “troia” e i “te la sei cercata”. Per non parlare dei “dovevi dirlo prima”. E, in questo caso, vari: “Se non assegnano il Nobel per la letteratura quest’anno è colpa tua e delle tue accuse!” – di nuovo, c’è chi si rifiuta di fare uno sforzo in più e analizzare il senso della decisione dell’Accademia.

Il cambiamento culturale, degli atteggiamenti culturali – intesi nel senso più ampio possibile – parte proprio da atti simbolici (più o meno forti) di istituzioni che hanno ancora qualcosa da dire. Mettersi in discussione significa avere il coraggio di rivedere le proprie fondamenta e, se necessario, smantellarle e ricostruirle da capo. Quello dell’Accademia è un gesto importante (per quanto tiepido, visto che i Nobel di quest’anno saranno comunque assegnati insieme a quelli del 2019) che dovrebbe invitare a continuare nella riflessione circa i sistemi di potere che esistono ovunque – anche in quegli ambienti che un immaginario piuttosto “ingenuo” tende a vedere come immuni e “immacolati”.

Con buona pace di chi ritiene questa decisione una “sciocchezza”.

Alessia Signorelli

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