Un Festival di polemiche

Come, spesso, le parole che si utilizzano hanno significati più profondi di quanto si creda – e quel che ne consegue

di Alessia Signorelli (@signorellialexa)

fonte immagine: malmonordic.se

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La notizia arriva dalle pagine virtuali del sempre aggiornato ed attento The Art Newspaper ed è di quelle magari ritenute di “piccola rilevanza” che però, a leggerle più a fondo, hanno molto da dire.

A Malmö, terza città della Svezia in ordine di grandezza, ha aperto i battenti, lo scorso tre maggio il Malmö Nordic 2013, festival di arte contemporanea, che durerà fino al 18 agosto, vedrà la partecipazione di istituzioni museali di rilievo e realtà “minori” e coinciderà con il gran finale dell’Eurovision Song Context 2013 che si terrà a maggio. Fin qui niente di strano, se non fosse che, alcune gallerie d’arte, insieme ad alcuni spazi no-profit hanno deciso di ritirarsi e non prendere parte a questa manifestazione imponente, tutta incentrata sull’arte contemporanea…nordica.

Ed è proprio qui, proprio per l’aggettivo “Nordic” che sono scattati i ritiri. Per il gallerista Johan Berggren il tema scelto è “noioso” e c’è il “rischio che diventi politico”. A fargli eco, esprimendo forti perplessità sull’ “esclusività” di un aggettivo del genere, che rischia di rivelarsi controproducente oltre che per la manisfetazione, anche per la città di Malmö stessa, nota per la su multiculturalità è la curatrice di Signal (uno spazio gestito da curatori in sinergia con gli artisti stessi), Ellen Tzotzi che lamenta anche il fatto che il tema non sia stato né discusso, né tantomeno approfondito “ed è quindi arbitrario”.

Eppure, sulla carta, ad essere più precisi, dai comunicati stampa, quello che sembra emergere è il “classico” festival dell’arte contemporanea, impegnato a voler erogare un’esperienza complessiva e trasversale, per quanto possibile, impiegando tutta una serie di network museali, tra i quali spiccano nomi importanti come il Malmö Art Museum, il Malmö Konstehall e il Moderna Museet Malmö (che esporrà gli immortali, inquietanti e dolorosamente umani capolavori di Edvard Munch), insieme ad una quarantina di realtà “minori” – tutti pronti ad interagire fra loro e ad interrogarsi su “cosa può essere o no l’arte nordica” come ha dichiarato John Peter Nilsson, direttore del Moderna Museet Malmö. In mezzo a tutto questo, mostre, avvenimenti rivolti a tutte le fasce di pubblico, seminari e tutto quanto è contenuto in un evento di una simile portata e durata.

Ma, per quelli che hanno subodorato un eccesso di nazionalismo non basta certo la volontà di esplorare e farsi domande sull’arte contemporanea di quella parte d’Europa, per poter accettare la partecipazione alla manifestazione. In un momento storico come questo, dove, in alcuni casi, si affrontano le perdite di sicurezze attraverso l’ esacerbarsi di nazionalismi di vario genere, il ritiro di alcuni dei partecipanti di questo festival la dice lunga.

Non si tratta certo di un eccesso di “tatto”, quanto, piuttosto di un segnale molto chiaro sul voler evitare il più possibile il mescolarsi delle arti con certe idee politiche che possano stravolgerne il significato e il valore. In mezzo, come sempre in questi casi, c’è il problema delle ipocrisie, delle autocensure, del voler mantenere facciate, qualunque queste siano.

La “questione del Malmö Nordic 2013” è molto più delicata di quanto non si pensi. In un’area notoriamente all’avanguardia per la sua attenzione ai diritti civili, progressista e cosmopolita, il voler concentrarsi sull’arte contemporanea nordica con così tanta enfasi ed attenzione, deve aver mandato un deciso “allarme” a chi desidera evitare la spirale viziosa di un nazionalismo eccessivo e nefasto mascherato da qualcos’altro.

Eppure, sempre John Peter Nilsson, si è dichiarato dispiaciuto e stupito dalle diserzioni in aperta polemica con il Malmö Nordic, ma ha anche dichiarato che il termine “nordico” può suggerire sia cose buone che cattive e che, sì, c’è anche la possibilità di una romanticizzazione del nazionalismo, ma si è affretatto a sottolineare che “ci sono persone che provengono da 142 Paesi diversi che vivono qui, ed anch’essi sono parte del Malmö Nordic.”

L’amore per la propria nazione è logico e naturale, ma, come per tutti gli amori, quando sconfina nella “possessività” e nell’esclusivismo si corre il rischio dell’autodistruzione.

E l’arte? Come sempre più spesso succede, resta a guardare.

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