Tassare gli Over The Top: l’Ue aggiorna la fiscalità nell’era della digital economy
Proposto il 21 marzo, il piano presentato dalla Commissione europea ha come obiettivo il fissare nuovi standard in materia fiscale. Un primo passo per aggiornare le istituzioni alle nuove realtà digitali, nonché un’occasione per l’Unione di dimostrarsi salda e coesa
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(fonte immagine: flickr.com/photos/alancleaver/)
Negli ultimi mesi hanno suscitato scalpore i dati riguardanti le tasse pagate da Facebook in Italia. Sono spesso stati citati i circa duecentomila euro versati all’erario da parte della web company, a fronte dei circa 224 milioni di ricavi dichiarati nel 2015. Al pari di Zuckerberg, anche l’altro gigante del web, Google, presenta conti che hanno suscitano diverse perplessità.
Nonostante le aziende in questione, sollecitate, abbiano cominciato ad intraprendere azioni volte a migliorare la propria trasparenza finanziaria, il tema della corretta tassazione delle OTT, le società Over-The-Top, è attualmente al centro di dibattiti e programmi sia nei singoli Paesi europei che nell’Unione stessa.
GLI OTT – Sotto la definizione di Over-The-Top ricadono le imprese che, grazie all’utilizzo della rete telematica, forniscono servizi di rich media. Con tale termine si indicano quelle forme di contenuti, servizi ed advertising che fanno leva sulle potenzialità interattive del web. Pubblicità personalizzate, video a tempo in alcune porzioni dello schermo, piccoli banner che aumentano la propria dimensione quando sfiorati dal cursore del mouse: tutte le forme di interazione con una pagina web alle quali l’utente medio di internet è ormai assuefatto prendono appunto il nome di rich media. Tali forme di inserzione rappresentano per gli OTT la principale forma di introiti: come facilmente intuibile, il settore della pubblicità online è stato uno dei pochi a non essere intaccato dalla crisi degli anni Dieci.
LA STRATEGIA DELLA UE – Individuare una nuova metodologia di imposizione degli OTT è necessaria sia per superare l’attuale concetto di “stabile organizzazione” sul territorio, dalla quale scaturisce la tassabilità di un’azienda, sia per rendere nuovamente equilibrata la concorrenza con gli operatori di tecnologie tradizionali. Il 21 Marzo scorso è stato presentato dalla Commissione europea il piano per la nuova tassa per i giganti del web. Grazie all’introduzione del nuovo concetto di “Digital Presence” l’Ue mira, nel lungo periodo, far si che i profitti siano registrati, e dunque tassati, li dove avvengono le più significative interazioni fra Web Company e utenza. Tale strategia impedirebbe agli OTT di sfruttare le agevolazioni garantite da alcuni paesi membri con un livello di pressione fiscale inferiore alla media Ue, agevolazioni che causano la forbice di valore fra fatturato e tasse citata in apertura. Affinché si registri la “Digital Presence” di una web company su di un territorio, è necessario si verifichi uno dei seguenti criteri:- Viene superata la soglia di fatturato si sette milioni di ricavi nel territorio di uno stato membro
- Si contano più di 100.000 utenti sul territorio nazionale durante un anno fiscale
- Sono siglati più di 3.000 contratti di servizi digitali fra società e business users durante un anno fiscale
