Robin Tax: “Una legge bellissima”

Sin dal momento della sua introduzione

di Andrea Ranelletti

“L’aumento della Robin Tax è una misura iniqua e inaccettabile”: questa l’accoglienza che nell’agosto del 2011 l’Unione Petrolifera riservò all’aumento deciso dalla finanziaria di Giulio Tremonti. La Robin Tax, una maggiorazione dell’Ires (Imposta sul reddito delle società) del 5,5% prevista per gli operatori nel settore dell’energia, venne introdotta con il decreto-legge n°112 del giugno 2008. Fu uno dei primi provvedimenti approvati dal III governo Berlusconi. Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti la definì “una legge bellissima”, pensata per colpire gli utili dei produttori di petrolio e di energia elettrica, risparmiando i consumatori dalle crescite speculative dei prezzi.

gasIl timore legato a una traslazione del carico fiscale sui prezzi al consumo, ovvero alla possibilità che gli operatori energetici alzassero i costi sterilizzando di fatto l’efficacia della legge, portò all’istituzione dell’Autorità per l’Energia Elettrica e per il Gas (AEEG). L’authority ha la responsabilità di vigilare sulle dinamiche dei prezzi al consumo e dei profitti, stilando un rapporto annuale sugli effetti della nuova tassa.

Molti hanno da subito denunciato l’eccessivo impatto avuto dalla tassa sui profitti delle aziende, sostenendo che presto il peso della tassa sarebbe finito sulle spalle dei consumatori. Tremonti fu perentorio al riguardo: “Ditegli che ci provino”. Gli operatori dal canto loro si opposero al provvedimento ritenendolo incostituzionale, anche a fronte del grande potere lasciato in mano all’Authority.

La Manovra di ferragosto, il decreto-legge approvato nell’agosto del 2011 con lo scopo di dare nuova forza all’economia italiana messa di fronte alla grande crisi finanziaria, prevedeva un rafforzamento della Robin Tax: l’imposta venne alzata al 10,5% per gli anni 2011, 2012, 2013. La rabbia degli operatori energetici fu immediata: la difficile congiuntura economica avrebbe reso il provvedimento fortemente recessivo e avrebbe generato un crollo dei dividendi.

Recentemente i rilievi dell’Aeeg hanno rivelato che 199 operatori hanno messo a bilancio guadagni attribuibili allo scarico dell’Ires sul prezzo dell’energia, quindi sui consumatori. Le associazioni dei consumatori sono partite all’attacco denunciando l’infrazione e richiedendo forti multe punitive. Si è avverata la previsione delle “cassandre”: nel 2008 all’introduzione dell’imposta, il Presidente dell’Aeeg Ortis denunciava che presto, “in assenza di forti strumenti di vigilanza”, il carico fiscale sarebbe finito sui consumatori.

Le alte tasse e la cattiva congiuntura economica hanno messo in difficoltà un crescente numero di operatori energetici, generando gravi squilibri interni al settore. Un dato rende però la gravità delle traslazioni compiute: gli italiani pagano il 30% più della media europea per l’approvvigionamento energetico. Continuare a scaricare sui consumatori il peso delle difficoltà economiche e del contrasto tra operatori e Stato è un atto iniquo e dannoso.

(fonte immagine: http://www.soldiblog.it)

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