Dall’Europa all’Australia e al Sudafrica, le difficili condizioni dei migranti

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Mentre in Europa la società civile risponde con una campagna social all’operazione su grande scala Mos Maiorum, in Australia non si fermano le critiche per quella lanciata dal Governo per contrastare l’immigrazione e a Cape Town aumentano gli immigrati irregolari

di Elisa Di Benedetto

No Way poster - australiaL’Euro-Mediterranean Human Rights Network l’ha definita una “caccia ai migranti”. Per le organizzazioni in difesa dei diritti dei migranti è un’operazione “inutile e disumana”, espressione di una politica discriminatoria. È Mos Maiorum, l’operazione congiunta avviata dalle forze di polizia degli Stati dell’area Schengen il 13 ottobre, dieci giorni dopo la commemorazione della tragedia di Lampedusa, e terminata ieri. Per due settimane, oltre 18mila uomini, coordinati dal Ministero dell’Interno italiano con il patrocinio di Frontex, hanno raccolto informazioni per colpire i gruppi del crimine organizzato, schedando il maggior numero di migranti irregolari.

Come si legge nel documento adottato dal Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, l’obiettivo è quello di cercare e raccogliere informazioni utili alla lotta ai trafficanti: dalle rotte seguite dai migranti per muoversi all’interno dell’area Schengen ai mezzi di trasporto utilizzati; dal modo in cui hanno l’Europa, ai percorsi programmati; dalla destinazione finale alle somme pagate per il viaggio.

Ha superato i confini nazionali anche la campagna in risposta a Mos maiorum che, grazie al tam tam lanciato da associazioni, cittadini, collettivi, che con l’hashtag #iusmigrandi ha raggiunto ogni angolo d’Europa, dando vita a una rete per offrire assistenza legale gratuita ai migranti che vengono fermati e desiderano denunciare eventuali abusi.

Fa discutere anche l’operazione anti-immigrazione avviata dal governo australiano. Secondo il sito ufficiale, lo scopo è quello di contrastare la tratta di esseri umani e di proteggere i confini dell’Australia, scoraggiando i richiedenti asilo intenzionati a raggiungere il Paese via mare. Il messaggio, affidato a locandine, graphic novel e al video del generale Angus Campbell, comandante dell’operazione Sovereign Borders, è rivolto a tutti – uomini, donne, famiglie, minori non accompagnati – e precisa che l’Australia non diventerà mai la loro casa. Chi è sprovvisto di regolare visto d’ingresso verrà dirottato verso Nauru o Papua Nuova Guinea. Il poster in circolazione, pubblicato in 17 lingue diverse, mostra infatti un’imbarcazione tra le onde e la frase “No way. You will not make Australia home”.

La situazione si fa più complessa anche per i rifugiati e i richiedenti asilo in Sudafrica, A rendere più difficili le condizioni e a favorire l’aumento degli immigrati irregolari, ha contribuito la chiusura dell’ufficio per il rilascio di permessi di studio e lavoro a Cape Town, in seguito ad una decisione del 2012. Se allora gli immigrati per ragioni economiche superavano notevolmente i richiedenti asilo, oggi questi ultimi sono in aumento e provengono da altri Paesi africani interessati da conflitti.

Costretti a rivolgersi agli uffici di Durban, Musina e Pretoria per rinnovare il permesso di soggiorno, i rifugiati senza possibilità economiche per spostarsi finiscono per darsi al crimine e all’illegalità, alimentando il lavoro in nero e il commercio di permessi illegali. Come raccontano le testimonianze raccolte dal giornalista sudafricano Yazeed Kamaldien, il Il risultato rischia di essere ben diverso: i fuggitivi senza documenti saranno più che mai spinti nella clandestinità e nella dipendenza da reti malavitose. Il risultato rischia di essere ben diverso: i fuggitivi senza documenti saranno più che mai spinti nella clandestinità e nella dipendenza da reti malavitose.Il risultato rischia di essere ben diverso: i fuggitivi senza documenti saranno più che mai spinti nella clandestinità e nella dipendenza da reti malavitose.permesso è infatti indispensabile per il diritto al lavoro, all’assistenza sanitaria e, per i bambini, alla scuola.

Lo stesso rischio esiste per Mos Maiorum che, invece di debellare il traffico di immigrati, potrebbe favorire la clandestinità e la dipendenza da reti malavitose legate alla mafia dei migranti privi di documenti, in Italia e in Europa.

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