Il tumore più grave è la Camorra

La criminalità organizzata dietro ai furti di costosi farmaci antitumorali. Dopo essere trafugati, verrebbero contraffatti diventando inefficaci e nella peggiore delle ipotesi pericolosi per la salute, andando ad alimentare un lucroso mercato clandestino

di Guglielmo Sano

nove-farmaci-geymonat-vietati-italiaSi celerebbe una vasta rete tessuta, in primis, da clan di Camorra e organizzazioni criminali dell’Est Europa – provenienti da Ungheria, Romania e Lettonia – dietro alle numerose rapine ai danni sia di depositi ospedalieri sia di camion deputati alla distribuzione di farmaci. A dirlo è stato Domenico Di Giorgio, dirigente dell’Unità prevenzione contraffazioni dell’Agenzia del Farmaco Italiana (AIFA), in un’intervista al Wall Street Journal.

Negli ultimi mesi si sono registrati numerosi furti in tutta Europa, ma soprattutto in Italia: in Campania si sono verificati tre episodi nelle ultime settimane; il 25 Marzo, un maxi-saccheggio è avvenuto in due ospedali aretini. Dopo le parole di Di Giorgio, che non ha dubbi sul fatto che “c’entra la criminalità organizzata”, fatti che prima sembravano slegati tra loro sono stati collegati ed è ormai certo che facciano parte della medesima strategia criminale.

Basta fare una piccola ricerca su un qualsiasi motore di ricerca: il modus operandi dei ladri si rivela simile in tutti i casi che percorrono lo “stivale”; anche i medicinali sono gli stessi, sono quelli più costosi utilizzati nei trattamenti oncologici ospedalieri di ultima generazione (in particolare quelli per il carcinoma gastrico, quella alla prostata, quello al seno), ma anche quelli per il trattamento della SLA, del Morbo di Crohn, dell’artrite reumatoide, della psoriasi.

Alcune stime – è bene dire che meno di un anno fa qualcuno si era già accorto di strane coincidenze, per esempio lo “Sportello dei Diritti” – dicono che, tra il 2012 e l’inizio del 2013, i colpi più importanti negli ospedali italiani sono stati 11. Bottino complessivo: oltre 15 milioni di euro senza considerare i piccoli furti. Nelle stesse stime emergeva anche uno strano concentramento di “colpi” nelle regioni meridionali.

“Interessante” anche il susseguirsi dei furti nel 2014: un ospedale su 10 è stato preso di mira, il bottino di ciascun colpo a partire da 300mila euro. Il che ha fatto pensare all’esistenza di un mercato “parallelo” destinato ad alimentare un lucroso business orbitante intorno a quei paesi – in maniera particolare Ucraina, Bielorussia, Albania, Moldavia, Romania, Grecia – dove lo Stato non fornisce gratuitamente particolari categorie di farmaci. Altri possibili sbocchi: presumibilmente il mercato inglese e tedesco.

Nel Regno Unito una fiala di farmaco antitumorale arriva a costare 475 sterline, 600 dollari. Come se non bastasse il furto in sé – d’altronde stiamo parlando di criminalità ma (pur sempre) “organizzata” – le recenti indagini hanno evidenziato un’altra fase; dopo essere stati sottratti, i costosi farmaci vengono contraffatti divenendo nel migliore dei casi inefficaci – letali, nel peggiore.

I farmaci, alterando i composti e i principi attivi legati agli eccipienti, in qualche modo vengono “diluiti”; in alcuni casi il principio attivo viene sostituito con un semplice antibiotico: ultimo caso quello dell’Herceptin, farmaco della Roche usato per contrastare il cancro al seno e allo stomaco, che dopo il furto in Italia è ricomparso contraffatto, oltre che nel Regno Unito, in Germania e in Finlandia.

I Carabinieri del NAS hanno mostrato come i farmaci, dopo essere stati rubati (fino a 5 P6F2_3694286F1_12801_20130618173232_HE10_20130619-007-kxLB-U4301010288239088FD-512x384@Corriere-Web-Sezionicarichi al mese), venivano venduti a un grossista italiano; il WSJ ha messo in evidenza il meccanismo per cui, in alcuni paesi, “distributori paralleli” possono acquistare il farmaco direttamente dal produttore, per poi cambiare l’etichetta e venderli a un prezzo “competitivo” – sfruttando le oscillazioni del mercato, in mancanza di un prezzo di riferimento europeo.

La Camorra è l’organizzazione maggiormente “legata” allo smaltimento illegale di rifiuti tossici; secondo uno studio dell’Istituto Nazionale per i tumori “Pascale” di Napoli, negli ultimi venti anni, “in provincia di Napoli (città esclusa) si sono avuti incrementi percentuali del tasso di mortalità per tumore del 47% tra gli uomini e del 40% tra le donne, incrementi che sono stati rispettivamente del 28,4% e del 32,7% anche in provincia di Caserta”.

È agghiacciante soltanto il pensiero che, vista l’impossibilità di riempire ulteriormente il suolo con tonnellate di scorie (ultimo ritrovamento in Puglia, a Ordona, 500mila tonnellate di rifiuti) a causa del clamore mediatico e della mancanza di spazio (sic!), uno dei nuovi business su cui i clan hanno messo le mani sia quello che specula sulla salute dei malati di patologie direttamente collegate a precedenti attività criminali.

 

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